Anche i viticoltori e gli agronomi più scafati non finiscono mai di imparare. Prova ne è la quantità di informazioni che sono state trasmesse dal palco del convegno di Campo Demo Vite che si è tenuto a Nizza Monferrato (Asti) lo scorso 7 marzo e che ha visto la partecipazione di molti operatori del settore.

Si è discusso di diserbo del vigneto, di difesa fungicida e delle ultime innovazioni in questi campi. Focus poi sul tema dei biostimolanti, settore emergente e di grande interesse. Il convegno è stato l'occasione per illustrare i dati dei Campo Demo (Campo Demo Fungicida, Campo Demo Diserbo e Campo Demo Biostimolanti) che si sono tenuti lo scorso anno.

Campo Demo è infatti un format ideato da Agricola 2000 che organizza ogni anno campi dimostrativi per provare l'efficacia di prodotti e strategie ed è l'occasione per animare momenti di confronto e di dibattito tra gli attori della filiera.

 

 

Il diserbo del vigneto e l'incognita glifosate

A fare il punto sulle strategie di gestione delle malerbe in vigneto ci ha pensato Aldo Ferrero, professore ordinario di Malerbologia del Disafa (Università di Torino), che ha analizzato le specie oggi di più difficile gestione e ha sottolineato come alcune di queste (loietto e saeppola) abbiano sviluppato popolazioni resistenti al glifosate.

Questo, sommato ad una legislazione in continua evoluzione, deve spingere l'agricoltore ad adottare un approccio integrato alla gestione delle infestanti che preveda non solo l'impiego degli erbicidi oggi a disposizione (magari applicati con timing diversi), ma anche lavorazioni meccaniche o l'impiego di prodotti di origine biologica (come l'acido pelargonico). Il tutto cercando di essere resilienti nei confronti dei cambiamenti climatici, che stanno modificando l'habitus e la fisiologia di molte specie.

E in effetti i risultati del Campo Demo Diserbo Vite che si è tenuto lo scorso anno nell'area di Costigliole d'Asti hanno evidenziato quali sono state le molecole che hanno avuto un effetto ottimale e quelle che invece hanno avuto performance meno positive. Sono emerse alcune riflessioni, come ad esempio la possibilità di effettuare interventi autunnali per migliorare il controllo delle infestanti. Oppure la necessità di adottare strategie che prevedano l'uso combinato di erbicidi residuali, di contatto e sistemici.


Biostimolanti in vigneto, l'inizio di una nuova era

I biostimolanti sono prodotti in grado di aiutare le piante a superare gli stress abiotici (caldo, freddo, acque saline, eccetera), incrementare l'assorbimento di nutrienti, potenziare l'attività della rizosfera e migliorare le caratteristiche dei prodotti alimentari.

Si tratta di un settore che, come ricordato da Lorenzo Gallo, presidente del Gruppo Fertilizzanti Specialistici di Federchimica - Assofertilizzanti, sono di recente normazione (Regolamento Ue 2019/1009) e solo dal 16 luglio di quest'anno saranno pienamente regolati. Questo permetterà di mettere ordine in un settore fino ad oggi cresciuto in maniera caotica e consentirà anche all'agricoltore di avere accesso a prodotti sicuri, standardizzati e di comprovata efficacia.

E proprio i biostimolanti possono essere utilizzati in viticoltura per migliorare la qualità delle uve. In particolare il Campo Demo Biostimolanti 2021 ha provato a fare un raffronto tra la pratica della diradatura dei grappoli, metodo diffuso per accrescere la qualità delle uve, e l'impiego di biostimolanti in grado, in linea teorica, di garantire produzioni di qualità senza perdite produttive.

Dai dati raccolti in campo, consultabili sul sito di Campo Demo, è emerso come tutti i prodotti biostimolanti siano stati in grado di aumentare il grado zuccherino nelle bacche. Non ai livelli di quello ottenuto dal diradamento, ma comunque sensibilmente superiore al non diradato. Acidità e pH sono stati poco influenzati, come anche la presenza di polifenoli totali, mentre si è avuto un aumento significativo degli antociani sui testimoni trattati, anche doppio rispetto al non diradato.

Un focus è stato dedicato alle curve di maturazione, argomento affrontato da Silvia Guidoni, professoressa associata di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree del Disafa (Università di Torino), che ha illustrato come cambia la fisiologia dell'acino dalla fioritura alla raccolta e come le curve di maturazione (tecnologica e fenolica) sovente non coincidano, mettendo il viticoltore nella difficile situazione di decidere se prediligere la maturità tecnologica o quella fenolica. Aspetto sul quale i biostimolanti potrebbero giocare un ruolo di riallineamento.


La difesa fungicida del vigneto, spazio all'innovazione genetica

Peronospora ed oidio sono sicuramente i patogeni fungini che colpiscono maggiormente i vigneti italiani. Per contrastare questi funghi la difesa attuale si basa principalmente sull'impiego di prodotti fungicidi, ma come illustrato da Silvia Laura Toffolatti, professoressa associata di Patologia Vegetale e Entomologia del Disaa (Università di Milano), la comprensione di alcuni meccanismi genetici potrebbe andare in soccorso del viticoltore.

Un esempio sono i vitigni resistenti o tolleranti, piante cioè che sono portatrici di geni che impediscono al fungo di svilupparsi a danno dei tessuti vegetali oppure in misura talmente limitata da non costituire un problema. Si tratta di vitigni a cui stanno lavorando diversi laboratori e vivai e che sono anche già in commercio.

Mentre ancora non sono disponibili prodotti a base di Rna interferente (Rnai), brevi frammenti di Rna applicabili in campo che spengono specifici geni di suscettibilità nella vite, rendendola immune agli attacchi dei funghi. Oppure prodotti a base di aptameri peptidici, catene di amminoacidi che si legano a specifiche proteine del patogeno e ne inibiscono lo sviluppo a scapito della vite.

Il biocontrollo d'altronde sembra essere il mezzo più promettente per garantire sostenibilità ambientale ed economica alla viticoltura. E anche i dati illustrati da Simone Lavezzaro, tecnico di Agricola 2000, sul Campo Demo Fungicida Vite sembrano far ben sperare. Per quanto riguarda la peronospora sono state messe a confronto differenti strategie: non trattato, solo rame, rame a mezza dose, rame più prodotti di biocontrollo.

Dalle prove è emerso che i prodotti di biocontrollo (a base di estratti naturali o microrganismi) sono in grado di lavorare in sinergia con il rame offrendo una difesa efficace e permettendo di restare nel limite dei 4 chili ad anno imposto dall'Ue. Certo, molto dipende anche dall'andamento climatico, che lo scorso anno è stato sfavorevole a Plasmopara viticola. Condizioni che influenzano meno gli agrofarmaci di sintesi, che assicurano ancora un controllo pressoché totale del micete.

In prospettiva si va delineando un quadro di difesa dove i fungicidi di sintesi continuano ad avere un ruolo importante, affiancati tuttavia anche da prodotti di biocontrollo e da strumenti digitali per monitorare il vigneto ed intervenire prontamente. Si aggiungono poi i vitigni resistenti e, in futuro, nuovi strumenti di difesa genetica (Rnai e aptameri peptidici).

 

 

Di viticoltura digitale ha parlato Cristiano Spadoni, Business Strategy manager di Image Line, Azienda che dal 1988 sviluppa software e banche dati per l'agricoltura, come ad esempio QdC® - Quaderno di Campagna®, un software che permette di creare il registro dei trattamenti e verificare la sua conformità ad etichette, normative e disciplinari di produzione. Ma Image Line sta sviluppando anche progetti avveniristici, come ad esempio Big Vite, che mira a sfruttare i big data in vigneto per offrirne una gestione ottimale. Oppure SOS QualiTec, che invece aiuta le cooperative nel supportare in maniera più efficiente il lavoro dei soci.
All'evento era presente anche xFarm Technologies, startup che ha sviluppato una piattaforma per l'agricoltura 4.0.


Le sfide sono tante, chi si ferma è perduto

A conclusione della giornata si è tenuta una tavola rotonda che ha avuto tra i protagonisti i professori Ferrero, Toffolatti e Guidoni, nonché Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato, Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti, Francesca Serra, tecnico di Cia Agricoltori Italiani, e Gabriele Baldi, presidente di Confagricoltura Asti.

Una tavola rotonda che ha affrontato i temi oggi più scottanti per il settore: dal rischio che l'autorizzazione al glifosate non venga rinnovata, all'impatto dei cambiamenti climatici. Dalla riforma della Pac, che introduce novità importanti, come gli ecoschemi, fino alla Strategia From Farm to Fork, che impone limiti severi all'uso di agrofarmaci e fertilizzanti. Passando poi per il miglioramento genetico e l'influenza di opinione pubblica e consumatori nello sviluppo del comparto.

Un dibattito acceso, da cui sono emerse alcune linee condivise. Il tema delle risorsa idrica è centrale: l'attuale situazione è caratterizzata da un prolungato periodo di siccità ed è necessario ripensare le pratiche di coltivazione e ipoteticamente anche i disciplinari di produzione al fine adattarsi al cambiamento climatico che è evidente. Le scelte della politica dovrebbero essere prese sulla base dei dati scientifici e che dovrebbero sempre guardare alla sostenibilità economica delle aziende agricole, oltre che a quella ambientale. Che bisogna puntare sull'innovazione come strumento per poter rispondere alle sfide dell'oggi e del domani. Innovazione che deve però essere sostenuta dal settore pubblico sia sul fronte della ricerca che su quello del trasferimento tecnologico verso gli agricoltori.

QdC® e Quaderno di Campagna® sono marchi registrati da Image Line Srl Unipersonale

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Un momento del convegno di Campo Demo Vite Fonte foto: Agronotizie
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