Fotovoltaico, una trappola per l'agricoltura

Mancano regole e pianificazione per l'espansione delle energie rinnovabili. Cibus, già si pensa al prossimo. Meno bovini, meno ambiente. Sul grano la “tempesta perfetta". Raddoppiano i soldi per le stalle. Quando la sostenibilità è insostenibile

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 30 agosto al 5 settembre

Cibus, attese e speranze

Sono numeri importanti quelli con i quali Cibus ha fatto il suo rientro sulla scena fieristica internazionale, prima manifestazione del settore agroalimentare a riaprire i cancelli ai visitatori.
Quasi una sfida, volta a suggellare la crescita del settore, già proiettato a raggiungere a fine 2021 i fatidici 50 miliardi di euro sul fronte dell'export.
Come si legge su "Affari & Finanza", il dorso di Repubblica del 30 agosto dedicato ai temi dell'economia, già prima dell'apertura della manifestazione, che si è svolta dal 31 agosto al 3 settembre, le anticipazioni sull'evento indicavano in oltre 40mila il numero dei visitatori, cifra poi quasi raggiunta al termine della kermesse parmense.

Un buon risultato favorito dal favorevole andamento del settore, ulteriormente alimentato dalla riapertura del canale Horeca (quello della ristorazione collettiva e dell'ospitalità), grazie alla minore pressione della pandemia.
Essendo una delle prime manifestazioni a riaprire in presenza di pubblico, il Cibus ha anche svolto una funzione di "apripista" per quelle a seguire, ospitando nei 4 giorni una lunga serie di eventi e incontri, con la partecipazione di tutta la filiera oltre che delle organizzazioni del settore e della politica.


Quando il bovino tutela l'ambiente

Il calo del numero di allevamenti di bovini da carne sta destando molte preoccupazioni e non solo per le conseguenze dirette, quelle di una minore produzione, ma anche per le ripercussioni sull'ambiente.
Lo denuncia Floriana Rullo dalle pagine del "Corriere della Sera" del 31 agosto, riferendosi in particolare alla situazione che si registra in Piemonte, dove il problema è molto sentito.
Ma la situazione non è diversa in molte altre regioni, in particolare dove l'allevamento ha un legame con l'alpeggio.
Sono molte, infatti, le mandrie che durante il periodo estivo raggiungono i prati in quota, contribuendo a tenere vive queste aree, evitandone il degrado.

Costi di produzione in aumento e prezzi pagati agli allevatori sempre più bassi stanno però mettendo in forse il futuro degli allevamenti da carne, con la conseguenza che il nostro Paese, già costretto a importare il 50% del proprio fabbisogno, debba ulteriormente impoverire la bilancia commerciale.
Anche la razza Piemontese, ricorda l'articolo, che sembrava indenne da queste logiche di mercato, ha visto scendere da 3625 a 2828 il numero degli allevamenti nel volgere di dieci anni.
Una situazione di allarme che ha indotto gli allevatori ad appellarsi alle amministrazioni locali affinché mettano in campo gli interventi necessari a invertire questa tendenza.
 

Cibus e il trionfo dell'export

Con il primo settembre il Cibus di Parma è entrato a pieno regime e sono molti i giornali che dedicano alla kermesse dell'agroalimentare articoli e approfondimenti su temi specifici, come quello dell'innovazione.
Un argomento quest'ultimo al centro dell'articolo a firma di Andrea Settefonti, pubblicato da "Italia Oggi" dell'uno settembre, per elencare le principali novità presentate a Cibus.
Utile anche per anticipare le tendenze future sulle quali si muoverà il settore agroalimentare.
Ecco allora start up che si occupano di tracciabilità o del riciclo degli scarti alimentari.
E poi nuove bevande come quella a base di fico d'india.
Non mancano le "imitazioni", sempre controverse, come il burro (che tale non è) realizzato senza latte o il formaggio (ma non bisognerebbe chiamarlo così) senza grassi.

Ma sono i prodotti della tradizione agroalimentare a spingere verso l'alto i fatturati e ben vengano i buoni risultati del Parmigiano Reggiano, con una crescita del 12,5%.
Non è certo l'unico segmento in crescita, tanto che per la prima volta la bilancia commerciale dell'agroalimentare italiano è in positivo, grazie al superamento dell'export rispetto alle importazioni.
Nel primo semestre del 2021, si legge in conclusione dell'articolo, l'export di cibi e bevande è cresciuto del 12%, portandosi a 24,81 miliardi di euro, contro un valore dell'import che si è fermato a 22,95 miliardi di euro.


Tempesta sul grano

Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani la definisce una tempesta perfetta. E' quella che si è scatenata sul mercato del grano, come spiega a Michelangelo Borrillo che lo ha intervistato per il "Corriere della Sera" del 2 settembre.
Nel 2021, ricorda Felicetti, il prezzo del grano duro è salito del 60%, raggiungendo prezzi fino a 500 euro a tonnellata e ci sono stime di un picco a 600 euro entro il prossimo dicembre.
A spingere verso l'alto il prezzo del grano è l'aumento da una parte dei consumi di pasta e dall'altro la siccità che in Canada o le inondazioni in Europa hanno compromesso le produzioni.

Non è questa la prima crisi che colpisce il mercato del grano, che ciclicamente, circa ogni sette anni, è alle prese con mercati in fibrillazione.
In passato tuttavia l'aumento dei prezzi era temporalmente limitato, non come avviene ora. Difficile prevedere quando la situazione potrà normalizzarsi.
I fattori in campo, si legge al termine dell'articolo, sono numerosi e imponderabili.
 

I soldi per gli allevamenti

Raddoppiano i soldi a disposizione del Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, che passano dagli iniziali 150 agli attuali 300 milioni di euro.
La conferma arriva dall'articolo a firma di Francesco Giuseppe Carucci, pubblicato su "Il Sole 24 Ore" del 3 settembre, nel quale si precisa che nelle scorse settimane è stato firmato dal ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, uno dei decreti attuativi.
L'articolo prosegue specificando che alle filiere zootecniche sono stati assegnati 94 milioni da ripartire tra il settore suinicolo, cunicolo, delle carni bovine e ovicaprine e all'allevamento delle vacche da latte.
La filiera delle carni bovine è divisa in tre gruppi, che prevedono una distinzione fra i capi di età inferiore agli otto mesi, quelli della stessa età allevati per almeno quattro mesi prima della macellazione e infine i capi la cui età è compresa fra uno e due anni.

Per ottenere questi aiuti non è necessario presentare domande. Chi ha ottenuto l'aiuto previsto dal fondo emergenziale per le filiere in crisi riceverà automaticamente gli aiuti previsti, in base al numero dei capi per i quali è stata presentata domanda di aiuto per l'anno precedente.
Ne consegue che chi in passato non ha presentato domanda, dovrà presentare una nuova istanza, i cui termini e modalità saranno stabiliti da Agea.
Trattandosi di aiuti di Stato sarà necessario rispettare i massimali previsti dal quadro temporaneo stabilito dalla Commissione europea nel marzo dello scorso anno.


Sostenibilità, non solo ambiente

Accanto alla sostenibilità ambientale si deve tener conto di quella economica e sociale.
Lo ha ricordato il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, intervenendo al convegno "World food research and innovation forum" con il quale si è chiusa la ventesima edizione del Cibus di Parma.
Come scrive Micaela Cappellini sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 4 settembre, l'intervento di Vacondio ha fatto seguito alle parole del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha ribadito come il tema della sostenibilità ambientale debba essere declinato in base al principio di realtà, "altrimenti facciamo dell'etica e della filosofia", citando le sue parole.

Cibus si è comunque chiuso sfiorando gli obiettivi della partenza, che gli organizzatori hanno fissato in 40mila visitatori.
Importante il numero di visitatori stranieri, circa duemila, comunque a grande distanza dalle precedenti edizioni della manifestazione.
A dispetto dei numeri, Cibus 2021 è da considerare come una sfida vinta e gli organizzatori stanno già pensando alla prossima edizione, che si aprirà il 3 maggio 2022.


Fotovoltaico nel caos

Antonio Fraschilla continua la sua inchiesta sulla crescita delle vendite di terreni sui quali costruire impianti fotovoltaici.
Le pagine sono sempre quelle del settimanale "L'Espresso", in questo caso del 5 settembre.
Al centro del problema la mancanza di regole e di pianificazione, mentre le amministrazioni locali negano nella maggior parte dei casi i permessi e il ministero per la Transizione ecologica si dice impossibilitato a intervenire con poteri sostitutivi.
Intanto nelle campagne di Veneto e Sicilia, in particolare, si moltiplicano le vendite di terreni. Ma, mancando riferimenti precisi, gli impianti installati sono pochi, in aree agricole e non.

In agosto, si legge nell'articolo, il Governo ha approvato il decreto che recepisce la direttiva europea sulle rinnovabili e ora è necessario che i dicasteri interessati al problema elaborino un regolamento per definire le aree idonee o meno.
In Italia, segnalano i vertici di Legambiente, esistono circa 170mila ettari da bonificare ai quali si aggiungono le aree industriali e artigianali abbandonate.
L'articolo si conclude dando la parola a Giuseppe Barbera, dell'Università di Palermo, profondo conoscitore dei temi sul paesaggio.
A suo parere è necessario indicare lo spazio per le rinnovabili, che deve partire dal costruito e dal mare, per arrivare a terra in modo responsabile.
"Senza una attenta pianificazione - conclude Barbera - i 50mila ettari da destinare all'agrofotovoltaico previsti dal Pnrr rischiano di rivelarsi una trappola per l'agricoltura".
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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