Agrifood e coronavirus, cosa resterà dopo l'emergenza?

Per uscire dalla situazione di incertezza è necessaria la collaborazione di tutta la filiera e un obiettivo condiviso. Se n'è parlato al webinar organizzato da Areté in collaborazione con Largo Consumo

Isabella Sanchi di Isabella Sanchi

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L'emergenza legata al coronavirus ha causato un cambiamento nei consumi degli italiani
Fonte foto: © monticellllo - Fotolia

Quali saranno gli strascichi del coronavirus? Il mercato dell'agroalimentare è stato stravolto dall'emergenza legata a Covid-19: ne sono la prova l'aumento della volatilità dei prezzi, il cambiamento nei consumi degli italiani, oltre agli impatti sulle materie prime del crollo del petrolio e dei problemi di logistica e di import ed export.

In una tale situazione di incertezza è sempre più necessario avere una strategia di gestione dei rischi, oltre ad un approccio collaborativo tra tutti gli attori della filiera. Questi i temi al centro del confronto organizzato da Areté, società di analisi economica specializzata sull'agrifood, in collaborazione con Largo Consumo.

Enrica Gentile, Ceo di Areté, in apertura dell'evento online ha illustrato brevemente e in modo chiaro quanto accaduto nei mesi di lockdown, per poi passare la parola a ai protagonisti che hanno portato le loro testimonianze confrontandosi sui problemi che hanno dovuto affrontare.

Armando Garosci, direttore di Largo Consumo ha condotto il dibattito tra Alberto Balocco, presidente e Ad Balocco Spa, Giampiero Calzolari, presidente Granarolo Spa, Mauro Fanin, presidente Cereal Docks Spa, Giancarlo Paola, direttore commerciale Selex Unicomm, Massimiliano Rossi, direttore Grocery food Conad.
 

Cereal Docks

"Abbiamo avuto problemi sul fronte dei trasporti" ha affermato Mauro Fanin, presidente Cereal Docks trasforma materie prime per il comparto zootecnico e per l'industria alimentare, ambiti in cui l'Italia è dipendente dall'estero. "E' necessario rafforzare il settore primario" ha aggiunto spiegando poi che oggi, facendo la fila nei supermercati per comprare articoli come farina e passata di pomodoro, dando valore al comparto. "La produzione nazionale è un asset strategico" ha sottolineato Fanin evidenziando che i prodotti all'origine devono essere valorizzati così come la filiera. "L'agricoltura italiana deve crescere, spinta anche dai consumatori e da tutta la filiera che la traina - ha concluso -, con la consapevolezza che la vera strategia è avere delle scorte con cui poter alimentare tutta l'intera filiera".
 

Granarolo

Il presidente di Granarolo, Giampiero Calzolari, ha raccontato come la situazione di emergenza abbia "colto tutti di sorpresa" ad esempio la chiusura repentina del canale horeca, che per l'azienda rappresenta il 25% del fatturato complessivo: "la produzione che facevamo per le mense, per le scuole, i bar, i ristoranti e le pizzerie. E' sparito il mercato ma non è sparita la materia prima". Inoltre, si sono trovati nell'impossibilità "strutturale" di fermare la raccolta del latte e la produzione negli allevamenti, unita alla necessaria riconversione "in velocità" dal prodotto fresco all'Uht: "Ci siamo dovuti ripensare in poche ore" ha sottolineato Calzolari "abbiamo dovuto inventare delle soluzioni organizzative perché la grande distribuzione ci ha chiesto più prodotto, con un mix diverso e con un livello di servizio diverso". "Il dubbio è capire quanto rimarrà di strutturale di questo cambiamento, se si tratta di una parentesi o no. Dobbiamo adattarci ed è assolutamente importante il dialogo tra industria, trasformazione e distribuzione per costruire riflessioni comuni, specialmente si dovranno privilegiare i temi di servizio, sicurezza alimentare e anche prezzo".
 

Balocco

Il periodo pasquale coincidente con l'emergenza ha visto la cancellazione di numerosi ordini per la Balocco, storicamente legata al prodotto stagionale che, all'avvio della fase di emergenza, era già in larghissima parte pronto per essere inviato sugli scaffali della Gdo. Molte catene hanno mantenuto gli impegni, ma alcuni hanno annullato gli ordini e chiesto di non consegnare. L'impatto negativo sul fatturato del periodo ha toccato il 40%, compensato solo in parte dalle buone performance dei prodotti da prima colazione. La prospettiva di medio periodo, nella visione di Alberto Balocco, Ad e presidente del gruppo, è comunque positiva poiché crede che rispetto ai nostri padri e nonni nel dopoguerra, che avevano un paese completamente da ricostruire, abbiamo più chance per risollevarci da questa situazione critica. Servirà, a suo avviso, un approccio condiviso e collaborativo da parte di tutta la filiera.
 

La Gdo

I due rappresentanti della Gdo - Massimiliano Rossi, direttore grocery food di Pac2000 Conad, e Giancarlo Paola, direttore commerciale Selex Unicomm, - raccontano l'emergenza dal punto di vista opposto: necessità di riorganizzare completamente i punti vendita per garantire le condizioni di sicurezza, la gestione dei picchi e le code fuori dai negozi, ma anche la grande difficoltà nel prevedere gli sbalzi di vendita e gestire di conseguenza gli approvvigionamenti. Conad istituisce una task force per monitorare la domanda dei prodotti oggetto di oscillazioni repentine. Selex parla di 1 milione di euro per la messa in sicurezza delle maestranze nel solo mese di marzo.
 

Futuro incerto, servono strategie

Enrica Gentile ha concluso l'incontro sottolineando l'incertezza del futuro riguardo alla previsione di tempi, velocità e di direzione con cui riprenderà la normalità. Vi è inoltre la necessità di avere una strategia di gestione del rischio, ora più alto, e di cercare di avere una visione del futuro, progettare con snellezza e velocità le strategie, e saper cogliere le eventuali opportunità che potrebbero presentarsi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Areté

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Tag: agroalimentare latte mangimi grande distribuzione organizzata filiera zootecnia

Temi caldi: Coronavirus

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