Decreto emergenze in agricoltura: c'è chi dice no

Da più parti si levano critiche al decreto appena varato: risorse insufficienti,provvedimenti inefficaci, burocrazia ancora eccessiva

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Decreto emergenze in agricoltura: anche chi lo sostiene sa che non è sufficiente
Fonte foto: © Marco Scisetti - Fotolia

Il decreto legge sulle emergenze in agricoltura approvato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo scorso non piace a tutti. Soprattutto dispiace in Puglia. Difficile invece trovare lagnanze in Sardegna, dove in meno di 24 ore dal varo del provvedimento si è trovata la quadra sul prezzo del latte ovino. E se anche chi lo ha sostenuto a spada tratta – dai Gilet arancioni all’amministrazione di Regione Puglia, - non fa mistero che costituisce solo l’inizio della battaglia per la Puglia afflitta dai danni da Xylella fastidiosa e gelate 2018, sono in molti a sostenere che si tratti invece di un bluff. A cominciare dalla sentenza senza appello di Coldiretti e per tacer delle osservazioni tecniche dall'ex assessore all'Agricoltura della Regione Puglia e senatore Pd Dario Stefàno.

Tre le questioni sollevate dai contrari:
1) Manca una misura: quella che avrebbe potuto iniziare a sbloccare i 70 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione per gli interventi di rigenerazione dell'agricoltura nelle aree infette da Xylella, magari dando mandato al Comitato interministeriale per la programmazione economica di deliberare l’appostamento della somma, per ora solo oggetto di una promessa politica.
2) I soldi stanziati - 61 milioni in tutto - sono pochi e i provvedimenti inefficaci.
3) Il decreto non sblocca gli espianti di piante infette in Puglia perché manca un taglio alla burocrazia e ai costi per chi in zona infetta voglia tagliare e ripiantare olivi resistenti o nuove colture.

Insomma, il decreto non è ancora neppure stato depositato in Parlamento e già fioccano le richieste di emendamenti anche piuttosto corposi. Non a caso, sabato 9 marzo a Lecce - epicentro della zona infetta - migliaia di agricoltori della Coldiretti con i trattori hanno raggiunto piazza Sant'Oronzo manifestando contro la gestione inconcludente dell'emergenza Xylella che ha devastato milioni di ulivi, e che dal Salento sta avanzando inesorabile verso nord. Al tempo stesso, in un altro quartiere della stessa città, va in scena la manifestazione di Cia, Confagricoltura, Copagri e frantoiani, per sottolineare che ora occorre fare di più.
 

Emiliano: "La battaglia continua"

Una doppia manifestazione che fa dire al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: "Chiedo a tutti gli uomini e le donne della agricoltura pugliese di superare ogni divisione e di lottare uniti per ottenere i finanziamenti necessari alla ricostruzione del potenziale produttivo della nostra olivicoltura". Dal canto suo, il presidente della Regione Puglia in una nota stampa non solo dichiara che “la battaglia continua”, ma fa anche notare che senza la minaccia della sciopero generale il provvedimento sarebbe rimasto quale era, un disegno di legge destinato “a rimanere parcheggiato per mesi in Parlamento”.

Insomma, il senso del discorso di Emiliano è che occorreva fare presto per le gelate e non si poteva andare troppo per il sottile sulle risorse, poche, e sulla mancanza di un sostanzioso via libera a quelle per le zone infette da Xyella fastidiosa.
 

Italia olivicola guarda all'Europa

Non a caso, il presidente di Italia olivicola, Gennaro Sicolo, Gilet arancione della prima ora, ha appena inviato ai commissari europei all’Agricoltura Phil Hogan e alla Salute Vytenis Andriukaitis, una richiesta secca: sollecita una compartecipazione del bilancio Ue al piano da 500 milioni in 5 anni – elaborato dalla sua organizzazione - per sostenere la rinascita dell’agricoltura in Salento. Qui solo questa fitopatia ha ridotto drasticamente la produzione di olio di oliva con un danno da 390 milioni di euro nelle ultime tre campagne; senza contare il capitale in piante ormai bruciato per sempre dalla batteriosi.

Un agire che è come dire: Roma ha spianato la strada, rendendo più stringenti le norme nei confronti di chi in zona di contenimento non espianta e mette 100 milioni con il Fondo sviluppo e coesione, 30 già autorizzati e 70 ancora da stanziare, per la rinascita del Salento. Ma non bastano: ricostruire il Salento costa cinque volte tanto.
 

Coldiretti: "Una scatola vuota"

"Il decreto sulle emergenze in agricoltura è una scatola vuota con molti obiettivi, pochi strumenti e ancor meno risorse, che delude le grandi aspettative che aveva generato nelle imprese duramente colpite da calamità senza precedenti su comparti strategici, dall'olio di oliva agli agrumi".
E' quanto afferma il presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini, nel commentare il decreto legge, che aggiunge: "Facciamo appello al Parlamento affinché nell'ambito della discussione in aula per la conversione in legge vengano previste le necessarie modifiche e integrazioni in termini di risorse e contenuti".

Da parte di Coldiretti si sottolinea la mancanza di risorse nel decreto emergenze per la Xylella, e quanto pure stanziato “deve essere spartito con le altre emergenze sulle quali interviene il Fondo di solidarietà”.
"Non viene peraltro affrontato – precisa la Coldiretti - il dramma degli agricoltori colpiti da Xylella che non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre per mantenere le proprie famiglie".

"Spiccioli
- sottolinea l'organizzazione - anche per i coltivatori di agrumi messi in ginocchio da quotazioni insostenibili”.

“Le uniche risorse significative sono destinate ai trasformatori di latte di pecora, per l'acquisto di Pecorino romano invenduto giacente presso i loro magazzini, senza peraltro che l'assegnazione – denuncia la Coldiretti – sia stata contestualmente vincolata ad un accordo equo con i pastori".
Ma intanto è giunto l’accordo, firmato dalla stessa Coldiretti Sardegna. Inoltre l’organizzazione lamenta che gli appostamenti per gli interventi sui mutui bancari sono troppo bassi e sproporzionati tra i tre settori oggetto dell’intervento: latte ovino, olivicolo e agrumicolo.
 

Stefàno: "Non taglia la burocrazia"

“È un buco nell'acqua – commenta il senatore Dem, Dario Stefàno, già assessore all'Agricoltura in Puglia - Il ministro, con questo decreto, lascerà invariato l'iter burocratico sui reimpianti, con una perdita di altri nove mesi preziosi”.
Infatti un olivicoltore che, a spese proprie, intenda espiantare un oliveto infetto e reimpiantarne un altro di varietà resistenti, deve continuare presentare una domanda di autorizzazione all’espianto per via della legge n. 144/1951, corredata da relazione agronomica, con costi notevoli per l’istruttoria ed il tecnico abilitato.

Inoltre, nel caso l’accertamento dell'infezione della pianta non sia avvenuto d’ufficio “restano a carico del proprietario o conduttore del suolo i costi delle analisi per accertare la presenza della Xylella - spiega Stefàno - e se i terreni ricadono in zone a vincolo ministeriale dovrà presentare al Comune di competenza istanza di autorizzazione paesaggistica semplificata, con ulteriori costi per la pratica e versamenti al comune”.
In pratica, un produttore olivicolo, già colpito da Xyella e che voglia abbattere in zona infetta i suoi alberi per ripartire con nuovi impianti, dovrebbe comunque sopportare un costo di “qualche migliaio di euro" secondo Stefàno. Un affronto, per chi ormai dall’oliveto non guadagna più niente.

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