Agroalimentare: tutti per uno, uno per tutti

Fare squadra, aggregarsi e cooperare. E' questa la strada da percorrere, secondo Agrinsieme, per crescere, competere nel mercato nazionale ed internazionale e stare al passo con l'economia attuale

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Per fare il punto sul modello della cooperazione Agrinsieme ha organizzato una due giorni di studi internazionali insieme all'Accademia dei Georgofili
Fonte foto: © Matteo Bernardelli - AgroNotizie

Come può l'agricoltura affrontare il necessario ricambio generazionale, la competitività sempre più pressante, rispondere all'esigenza di restare sui mercati globali e innovare? Alle domande di Marco Remaschi, assessore all'Agricoltura della Regione Toscana, risponde la cooperazione di Agrinsieme, che ha organizzato una due giorni di studi internazionali insieme all'Accademia dei Georgofili.

Uno dei modelli in grado di superare il nanismo del comparto agricolo, specialmente in Italia, è l'aggregazione: la cooperazione rappresenta il modello consolidato, ormai con oltre cento anni di storia, per garantire maggiore redditività agli agricoltori e un valore aggiunto del prodotto superiore rispetto ai singoli imprenditori.

"Non abbiamo bisogno che vengano creati altri strumenti giuridici per rappresentare il produttore, la cooperazione va benissimo - ha infatti affermato Giorgio Mercuri, cooperatore e coordinatore di Agrinsieme -. E' necessario però ragionare su cosa si può fare per rafforzarla, magari anche grazie a politiche di supporto da parte dell'Unione europea".

La soluzione la tratteggia Giovanni Luppi, in rappresentanza della Alleanza delle cooperative agroalimentari: "Dobbiamo rimanere uniti, aggregarci per contare di più, lavorare meglio e fare in modo che le cooperative diventino utili e distintive; vige il principio di un voto a testa e va benissimo, ma scegliamo con attenzione chi va a fare l'amministratore, perché abbiamo bisogno di persone competenti".
E a chi continua a parlare dei vantaggi fiscali di cui la cooperazione gode, Luppi ha inviato un messaggio tranchant: "Proponete alle imprese di investire tutto in azienda, con una tassazione agevolata, così eviteremmo di vedere qualcuno che porta i soldi alle Cayman".

C'è voglia di crescere, di fare squadra, di studiare modelli in grado di stare al passo con l'economia attuale. Tuttavia, il confronto fra Italia e Francia vede la cooperazione transalpina in netto vantaggio per numeri e valore.
La Francia può contare su un esercito di 2.600 cooperative e si colloca al sesto posto a livello europeo per reddito prodotto dalle cooperative, pari a 86 miliardi di euro (oltre il 55% del totale francese), mentre l'Italia è solo al 13° posto.

Il panorama italiano
Ersilia Di Tullio, responsabile della cooperazione per Nomisma, sulla scorta dei dati dell'Osservatorio della cooperazione 2016, ha illustrato la situazione in Italia, dove le cooperative agroalimentari sono 4.722 e hanno una dimensione media di 7,4 milioni di euro di fatturato. Nel 2006 il fatturato medio era di 5,3 milioni di euro.
Complessivamente il sistema della cooperazione fattura 34,8 miliardi di euro, pari a più di un terzo del valore dell'agroalimentare italiano. All'interno del sistema cooperativo, l'83% del fatturato è figlio del settore agroalimentare.

"Il percorso, tuttavia, non è omogeneo: l'82% del fatturato si concentra al Nord, con in testa Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto, che da sole rappresentano il 77%. Nel Centro Italia si colloca il 7% del fatturato, mentre al Sud l'11%", ha elencato Ersilia Di Tullio.

Le grandi cooperative (con un fatturato cioè superiore a 40 milioni di euro) rappresentano il 3% delle imprese e il 64% del fatturato; le piccole e medie cooperative (con un fatturato tra 2 e 40 milioni) sono il 30% delle imprese e rappresentano il 32% del fatturato. Le micro-cooperative rappresentano il 67% delle imprese e costituiscono il 4% del fatturato.

La missione per il comparto è quella dell'export. "Le imprese italiane che vogliono crescere - ha indicato Ersilia Di Tullio - devono affrontare e vincere anche sui mercati internazionali. Le realtà di grandi dimensioni sono in grado di competere alla pari, nonostante abbiano libertà di movimento inferiori rispetto alle società di capitale. Ma il punto nodale della cooperazione è che le cooperative sono orientate al prodotto e devono costruire dunque tutta la strategia in base al prodotto".

Le filiere più rappresentative sono le carni (9,2 miliardi di euro), l'ortofrutta (8,4 miliardi), il lattiero-caseario (6,4 miliardi) e il vino (4,3 miliardi).

Aggregarsi è la soluzione, molto spesso, per rafforzare la propria presenza sui mercati, sia quello interno che internazionale. "Tanta vulnerabilità del comparto produttivo italiano risiede proprio nella scarsa propensione ad aggregarsi - ha affermato Cinzia Pagni, vicepresidente della Confederazione italiana agricoltori, una delle forze sindacali che costituisce Agrinsieme -. Le nostre aziende hanno necessità di rafforzarsi per poter vivere in uno scenario economico sempre più competitivo: la cooperazione è in grado in tal senso di dare buone risposte ai nostri produttori, ma occorre una coesione territoriale e un patto tra i diversi attori di filiera".

Anche il presidente di Copagri Franco Verrascina ha ricordato che "il modello cooperativo ha saputo evolversi senza perdere affatto il suo spirito delle origini ed oggi è in grado di dare risposte ancora valide alla principale criticità che ci troviamo ad affrontare, ossia quella di garantire una giusta ed equa redditività agli agricoltori".

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