Irpinia, dove l'agricoltura ha sconfitto il terremoto

L'Italia deve convivere con la sua instabilità sismica. L'agricoltura può fare la sua parte per mantenere occupazione e crescita economica

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'azienda Antico Castello prende il nome da un edificio antico distrutto dal terremoto dell'Irpinia
Fonte foto: Antico Castello

L'Italia deve fare i conti con i terremoti. Da Nord a Sud la nostra penisola è squassata periodicamente da sismi che distruggono case, fabbriche e aziende agricole. La sfida è superare la paura e ricominciare.
Nel 1980 un terremoto di magnitudo 6,5 colpì l'Irpinia, tra Campania e Basilicata, causando morte e devastazione. A San Mango sul Calore, un piccolo paesino in provincia di Avellino, crollò un castello secolare, simbolo della zona.
Venti anni dopo Francesco Romano e sua sorella Chiara hanno rilevato l'azienda agricola di famiglia mantenendo il nome Antico Castello, proprio per ricordare l'edificio spazzato via dal sisma.

"Prima del terremoto la zona dell'Irpinia non era a vocazione agricola", spiega ad AgroNotizie Francesco, premiato dall'Ismea nell'ambito del concorso Nuovi fattori di successo.
"I primi dieci anni sono stati molto duri a livello economico. Poi l'agricoltura ha ripreso le redini dell'economia. La viticoltura nella provincia di Avellino la fa da padrone. Nell'alta Irpinia invece si è sviluppata di più la zootecnia. Nella Baronia, al confine con la Puglia, l'olivicoltura. Andando verso il napoletano ci sono i noccioleti, mentre a Montella e Serino è forte il comparto castanicolo".

Antico Castello nasce all'inizio del 2000 per volontà della madre di Francesco e Chiara, legata alla sua terra. E dal 2009 sono i figli ad aver preso le redini dell'azienda che punta molto sulla viticoltura. "Abbiamo nove ettari vitati, di cui cinque ad Aglianico, la varietà tipica della zona. Coltiviamo anche Greco e Falanghina per un totale di sei tipologie di vino: tre rossi e tre bianchi".

Oltre alle viti, l'azienda ha tre ettari coltivati a Fico Rosso di San Marco, una varietà autoctona. I frutti vengono commercializzati sul mercato del fresco, venduti all'industria, oppure lavorati per produrre confetture biologiche. Non solo fichi, ma anche albicocche, prugne, uva, cipolla e castagne.

Per l'azienda di famiglia sono stati fondamentali i fondi legati al Psr. "Abbiamo sfruttato i fondi messi a disposizione del Programma di sviluppo rurale per la costruzione della cantina dove produciamo 50-60mila bottiglie l'anno", spiega Francesco.
"Mentre io e mia sorella abbiamo avuto accesso ai contributi a fondo perduto per nuove iniziative e successivamente abbiamo avuto altri fondi su progetti di miglioramento aziendale".

Lo sviluppo economico passa anche dall'innovazione. Francesco, con una laurea in Ingegneria civile, ha messo a punto un sistema di reti per proteggere le viti dalle frequenti grandinate tipiche della zona. "Sul mercato non c'era nulla che rispondesse alle esigenze delle piante e del territorio, così ho fatto da solo".

In Irpinia il terremoto è ormai un ricordo lontano, una ferita che si vede ancora in qualche casa.
Ma per chi abita nelle zone de L'Aquila o peggio ancora di Amatrice e Accumoli si tratta della realtà quotidiana. Molti agricoltori sono costretti a dormire in macchina per stare vicini agli animali e devono lavorare in stalle pericolanti per poter mungere le vacche. La speranza è che tra qualche anno il settore possa uscire rafforzato da questa tragica esperienza.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare vino viticoltura azienda agricola psr terremoto vitivinicoltura

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