Macfrut, cala il sipario: è stato un successo

Grande partecipazione di pubblico ed espositori a un'edizione svoltasi all'insegna dell'internazionalizzazione. Tra gli argomenti dell'ultima giornata: biologico, lotta alle batteriosi e comunicazione nell'ortofrutta

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Cesena Fiera: grande soddisfazione per l'ottima riuscita del Macfrut

Un’edizione positiva sotto tutti i punti di vista: per i precisi messaggi positivi lanciati alle istituzioni sui nodi da sciogliere nel settore; per i produttori e gli operatori dell’intera filiera ortofrutticola che hanno trovato in Macfrut un punto di incontro e confronto; per la presenza di delegazioni e buyer stranieri che confermano la vocazione internazionale di questo appuntamento; per i dati finali di presenze che si preannunciano di tutto rispetto (siamo in attesa della certificazione definitiva delle presenze); per la qualità degli stand. Tutto questo conferma il buon lavoro svolto negli ultimi 12 mesi in preparazione di Macfrut, e l’ottimo successo del progetto di Fiera diffusa, con la visita alle aziende del territorio per conoscere le realtà ortofrutticole leader della filiera”.

Questo il commento del presidente di Cesena Fiere Domenico Scarpellini alla chiusura del Macfrut, la fiera dell'ortofrutta che si è svolta dal 24 al 26 settembre 2014.
Personalmente porterò il ricordo di questi anni - conclude Scarpellini, per il quale si è trattato dell’ultimo Macfrut alla guida di Cesena Fiera - consapevole che le esperienze maturate e le relazioni instaurate saranno un bagaglio sociale e umano”.

Biologico, aumentare la produzione italiana
Il settore biologico ha una leggera, ma costante, crescita. I consumatori chiedono sempre più prodotti di questo comparto. Ma la produzione quasi non riesce a stare al passo. La preoccupazione è che la domanda non sia totalmente soddisfatta dall’offerta”.
Lo ha dichiarato Andrea Olivero, vice ministro alle Politiche agricole, intervenuto il 26 settmbre al Macfrut. Olivero ha partecipato al convegno “Oltre i confini. L’ortofrutta italiana in giro per il mondo” e ha visitato alcuni stand fra cui quello del ministero dell’Agricoltura e quello del Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura). Qui si è soffermato per un confronto con i ricercatori del Cra di Forlì-Cesena per il settore frutta, di Turi (Bari)per l’uva da tavola e di Bologna per l’orticoltura.
Se l’offerta di bio non cresce – ha aggiunto il vice ministro – c’è il rischio di maggiori importazioni dall’estero. E’ nostra intenzione incentivare la produzione nazionale in modo da avere sotto controllo la qualità”.
Per accrescere la produzione Olivero cita i Piani di sviluppo rurale come "valido strumento per le aziende. C’è in ballo un miliardo e mezzo di euro da investire e crediamo che, se usati bene, rappresentino un trampolino di lancio per il settore”.
Dopo la disastrosa annata frutticola la riflessione su una riorganizzazione è d’obbligo. “E credo che la riorganizzazione debba passare dalle Op – ha aggiunto il vice ministro – che sono lo strumento ideale di aggregazione in un’ottica di miglioramento del sistema. La Pac 2014-2020 scommette sull’aggregazione e come ministero appoggiamo questa politica”.

Andrea Olivero, vice ministro alle Politiche agricole


Comunicare, dilemma del settore ortofrutta
C’è poca comunicazione e quella che c’è è poco tarata sulla nazione Italia e sul prodotto italiano. Da qui una riflessione sugli acquisti, su come vengono effettuati da parte dei consumatori, su come vengono sensibilizzati dai produttori, su come arrivano ai banchi della distribuzione.
Promosso da Image Line, il confronto si è tenuto tra produttori agricoli, esperti della comunicazione, organizzazione di produttori, aziende agricole e consulenti tecnici in materia agronoma su varie tematiche diversificate ma collegate tra di loro: dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari agli adempimenti burocratici dei produttori, dall’importanza di una comunicazione giusta e mirata alla sensibilizzazione anche da parte degli stessi produttori italiani per tenere testa ai mercati e alla concorrenza estera. Un focus approfondito è stato dedicato al Quaderno di campagna, al nuovo QR Code per la rintracciabilità ed ai processi produttivi ecocompatibili adottati da organizzazioni quali il Consorzio agrario di Ferrara, l'OP Sa Marigosa e Zuegg.
Secondo l’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) l’Italia presenta uno 0,3% di irregolarità rispetto all’1,5% della media europea rispetto al controllo residuale dei prodotti fitosanitari.
Manca la consapevolezza del consumatore rispetto al made in Italy – ha detto il docente di marketing Roberto Della Casa – Solo il 56% degli italiani sa cosa sono le sigle Dop (denominazione origine protetta) e le Igp (indicazione geografica protetta). Una scarsa attenzione confermata anche nei consumi di spesa. Gli effetti del reddito sulla spesa incidono paradossalmente poco, in tempo di crisi, se si considera che a fronte di un calo di acquisto di prodotti a lunga durata negli ultimi dodici mesi, vedi elettrodomestici, il calo di acquisti nel settore agroalimentare è stato praticamente lo stesso: un 12% per la spesa di tecnologia a fronte di un 11,5% dei prodotti dell’ortofrutta. Vale a dire che l’attenzione alla salute vale meno di un telefonino”.
"In Italia è in vigore il Pan (Piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari): contiene una serie di adempimenti a carico degli operatori professionali del settore agricolo. Nel piano, ben 7 volte è menzionato il consumatore: occorre tutelarlo, studiare indicatori di rischio appositi per una maggiore sicurezza delle produzioni, avviare azioni di formazione e sensibilizzazione".
Floriano Mazzini e Tiziano Galassi (servizio fitosanitario della regione Emilia-Romagna) hanno esaminato le azioni avviate o in corso di implementazione per favorire l'adozione del piano e la diffusione di metodi ecocompatibili per la difesa delle colture.


Contratti di rete per ottenere vantaggi fiscali
Molto partecipato il convegno “I contratti di rete e le novità su immobili ed energie rinnovabili” su una novità importante che rivoluzionerà le scelte fatte finora in agricoltura. Per rete d’impresa si intende un contratto flessibile tra stakeholders differenti all’interno della stessa filiera, in un’ottica di innovazione e di competitività. Il concetto di contratto di rete nasce nel 2009 e ha poi subìto modifiche legislative che ne fanno oggi uno strumento alternativo a quelli di associazionismo già esistenti.
Maria Cristina D’Arienzo (Confagricoltura) ha identificato ”nella flessibilità e nell’obiettivo strategico per cui le imprese si accordano l’elemento innovativo che differenzia un contratto di questo tipo rispetto a quello che può essere quello cooperativo. Non nasce un nuovo operatore economico ma le imprese coinvolte sono fiscalmente e giuridicamente separate (rete-contratto)”.
In un quadro di questo tipo - ha sottolineato Mauro Federzoni, direttore della Cassa dei Risparmi di Forlì - diversi istituti bancari sono in grado di supportare gli imprenditori nel raggiungimento degli obiettivi specifici”.
Gian Paolo Tosoni ha spiegato che “nella rete contratto la via per ottenere vantaggi fiscali notevoli. Con questa nuova forma di relazioni è possibile, ad esempio, superare l’ambiguità insita nelle compartecipazioni agrarie. La rete è un aiuto alla fiscalità ma deve essere prima di tutto un contratto tra soggetti che hanno esigenze specifiche complementari”.


Armi contro le batteriosi di albicocco e noce
Contro le batteriosi c’è qualche buon prodotto alternativo al rame.
Se ne è parlato durante un convegno dedicato alla frutticoltura e al relativo contenimento della batteriosi. Negli ultimi anni l’aggressività dei batteri è aumentato, specie nei confronti di varietà sensibili. Luca Fagioli, tecnico del Consorzio agrario di Ravenna, ha illustrato i risultati di prove sperimentali condotte su albicocco e noce.
In ballo c’è un nuovo prodotto, in pratica un chitosano, che ha dimostrato una buona efficacia.
Si distribuisce con l’atomizzatore – ha detto Fagioli – in quanto l’assorbimento è per via foliare. Abbiamo sperimentato su albicocco ottenendo un’efficacia pari all’80 per cento, dimostrando così di avere un prodotto alternativo al rame che, in certi casi, rischia di dare effetti collaterali se usato con troppa frequenza”.
Negli ultimi anni la coltura dell’albicocco si è espansa anche grazie all’introduzione di varietà ottime dal punto di vista qualitativo e produttivo, però più sensibili alle batteriosi (Pseudomonas siringae). Ripetuti trattamenti a base di rame in taluni casi hanno causato fenomeni di resistenza o inefficacia, per questo il Consorzio agrario ha portato avanti le prove sperimentali.
Oltre all’albicocco, l’attenzione è stata rivolta al noce. “In annate umide come nel 2014 – ha spiegato Fagioli – le batteriosi hanno colpito duro anche gli impianti di noce. Il prodotto testato, pur con meno efficacia rispetto all’albicocco, ha dimostrato di contribuire al contenimento della malattia”.

Kiwi, la batteriosi spaventa (un po’) meno
Con la batteriosi dell’actinidia si può convivere. Nuove tecnologie potrebbero rendere la vita più facile ai produttori di kiwi e arginare l’avanzata del micidiale killer di frutti che negli ultimi anni tanti guai ha causato al settore.
Nel convegno promosso da Cso e Cra venerdì pomeriggio a Macfrut è stato fatto il punto sull’impatto economico della batteriosi e sulle misure in atto per contrastarlo.
Luciano Trentini del Cso ha parlato del progetto del catasto kiwi, dal quale emerge che le aziende italiane sono circa 5.500 e operano su 13.300 ettari e ha evidenziato che ci sono nuovi strumenti potenzialmente in grado di ridurre i rischi da Psa. Si tratta, come spiegato da Marco Mingozzi delle Officine Mingozzi di Ferrara, di un macchinario già testato in grado, attraverso l’impiego di calore, di ridurre gli inoculi, ridimensionando considerevolmente il rischio di contagio. Il macchinario è stato presentato in anteprima proprio a Macfrut.

Brasile-Italia, un asse sulla tipicità
Uscire dalle commodities per creare valore. Partire dal consumatore, rendere il prodotto agricolo delle piccole comunità identificabile. Su questa traiettoria, l’asse Brasile – Italia rafforza la collaborazione per il mercato cooperativo ortofrutticolo in Paranà.
Se il Brasile rappresenta terra fertile per il mercato agricolo, leader mondiale nella produzione, l’Emilia Romagna è il suo punto di riferimento per l’innovazione tecnologica e per il modello cooperativistico nella trasformazione del prodotto agricolo, l’imballaggio e la distribuzione. Il progetto, presentato nella giornata conclusiva al Macfrut, si inserisce in un ampio programma di partnership che coinvolge il governo federale del Brasile, la Regione Emilia-Romagna e altre amministrazioni regionali italiane. A beneficiarne, 480 cooperative del Paranà.
Lo scambio di conoscenze dei prodotti e dei diversi sistemi di produzione avviato nelle edizioni precedenti del Macfrut ha portato a trovare un intento comune tra le potenzialità dei due paesi e a costruire valore, come ha sottolineato il direttore operativo Sebrae (Servizio brasiliano di appoggio alle pmi) Paranà, Julio Cesar Agostini: “Sviluppare prodotti in cui la tipicità può essere valorizzata e può ottenere certificazioni di qualità, per esempio quelle che indicano l’area geografica di provenienza, con particolare attenzione alle numerose aziende di piccole dimensioni, come è accaduto per il primo Igp ottenuto nel 2012 per il caffè speciale del Norte Pionero, si traduce in una notevole differenza di prezzo, con un ritorno maggiore, con nuovi investimenti e quindi ulteriori consumi nelle piccole comunità”. 
L’importanza dell’Igp tra un caffè commerciale e un caffè speciale è rappresentato in uno scarto di prezzo pari all’80 per cento.

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