Il parchetto per le ovaiole

Le evidenze delle ricerche del progetto FreeBirds hanno messo in evidenza limiti e opportunità che la presenza di un'area esterna può offrire nell'allevamento delle galline

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

gallina-prato-ag.jpg

Fra gli aspetti da tenere sotto controllo figurano quello ambientale e quello sanitario (Foto di archivio)
Fonte foto: Angelo Gamberini - AgroNotizie

Il parchetto, ovvero un'area esterna di libero accesso per le galline, è un elemento imprescindibile nella pratica dell'avicoltura biologica. Ma garantire un area all'aperto non è di per sé la sola condizione di benessere per gli animali.
Molti gli aspetti da prendere in considerazione, di carattere ambientale, sanitario e produttivo. È quanto hanno inteso approfondire le ricerche di un ampio gruppo di lavoro, che ha coinvolto ricercatori di 19 paesi, fra i quali l'Italia.


Il comportamento

Come anticipato da AgroNotizie, i risultati di questo progetto di ricerca, battezzato FreeBirds, sono stati divulgati in occasione di un recente seminario via web dove Valentina Ferrante dell'Università di Milano ha esposto i rilievi sul comportamento degli animali.
Interessante notare le differenze constatate fra due diversi ceppi genetici di ovaiole, la Bovan brown e la Dekalb white. Quest'ultima più predisposta ad allontanarsi dal ricovero rispetto alla prima.

Sulla mobilità delle galline svolge un ruolo importante la presenza di aree ombreggiate, con piantumazioni di salici, essenze vegetali che trovano gradimento da parte degli animali.
Utilizzando apposite strumentazioni per la localizzazione dei singoli animali, si è constatato che la maggior parte delle galline si muove nei pressi del ricovero e solo un 25% si allontana, scegliendo le aree a prato e quelle ombreggiate dai salici.
Va segnalato che la presenza di vento limita l'allontanamento degli animali.
Questa prevalenza a stazionare nei pressi del ricovero è un comportamento che nasce dalla tendenza innata a cercare protezione da parte di eventuali predatori.
interessante il dato relativo alla permanenza all'esterno, che quando più lunga (oltre 5 ore) coincide con minori traumi e quindi maggior benessere.


Attenti ai parassiti…

La possibilità di accedere all'esterno aumenta il rischio di contrarre parassitosi, che anche nel regime biologico possono essere controllate con l'uso di antielmintici.
Il problema, come ha illustrato Guido Grilli dell'Università di Milano, può riguardare le infestazioni da ascaridi e nelle sperimentazioni si è constatato che questo problema è meno rilevante nelle condizioni italiane rispetto a quelle riscontrate negli allevamenti olandesi.
Le sperimentazioni condotte in Italia hanno tuttavia confermato la presenza di Capillararia.
In conclusione la rischiosità del parchetto per le infestazioni parassitarie può essere considerata bassa e non sempre si rende necessaria una terapia antielmintica.
 

…e all'ambiente

La presenza degli animali all'aperto in spazi comunque confinati, può rappresentare un problema dal punto di vista ambientale per la deposizione di una rilevante quantità di escreti organici su superfici ridotte.
Nelle sperimentazioni si è voluto verificare anche questo aspetto, i cui risultati sono stati esposti da Paolo Mantovi della Fondazione Crpa.
Si è evidenziato che la presenza di nitrati si concentra in prossimità del ricovero. Una ovvia conseguenza della maggiore permanenza degli animali in questa area.
Le quantità sono tuttavia in linea con quanto si può riscontrare su terreni molto concimati.

Più problematica la presenza del fosforo Olsen, facilmente dilavabile e pertanto un potenziale elemento di rischio per le acque superficiali.
Problemi che si possono risolvere con una attenta rotazione dei parchetti esterni e con l'impiego di lettiera da impiegare in vicinanza dei ricoveri, da rimuovere periodicamente.


Verso nuovi modelli

Il parchetto e l'accesso all'esterno si conferma una soluzione praticabile e condizione indispensabile all'allevamento biologico, che diverrà sempre più utilizzato sulla scia delle indicazioni che giungono dalle politiche comunitarie ispirate al Green New Deal e al Farm to Fork.
Una trasformazione, ha ricordato Rossella Pedicone di Unaitalia, che il settore avicolo è pronta ad affrontare, ma che richiede adeguati sostegni per i maggiori costi che questa comporta.
Un percorso ispirato a una sostenibilità capace di coniugare insieme valori economici e sociali. Agli allevamenti convenzionali è bene si affianchino sistemi alternativi, in grado di sodisfare le richieste di un consumatore diversamente esigente e con maggiori capacità di spesa.
Il settore avicolo si dice pronto a raccogliere anche questa sfida.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: convegni ambiente benessere animale avicoli patologie animali

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 271.084 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner