Quando il latte è al centro del dibattito

Dal forum di Informatore Agrario al Consiglio dei ministri agricoli Ue, passando dall'assemblea di Assolatte,

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Il prezzo del latte continua a far discutere e non solo in Italia
Fonte foto: MarcoPapale

La competizione sul prezzo, per l'agroalimentare italiano, è persa in partenza. Allora si punti sulla qualità e la si garantisca attraverso la tracciabilità dei prodotti, a partire dall'indicazione dell'origine in etichetta. E' questo uno dei capisaldo del “Zaia-pensiero”, ribadito anche in occasione del forum organizzato dal settimanale Informatore Agrario che insieme al ministro dell'Agricoltura ha fatto sedere intorno al tavolo imprenditori del mondo del vino, del latte, dell'ortofrutta, dei cereali. Con la “regia” del direttore del settimanale agricolo, Giovanni Rizzotti, il forum si è tradotto in un efficace strumento per dibattere in modo costruttivo i temi più “caldi” del momento.

 

Protagonista il latte

Molta l'attenzione dedicata al mondo del latte, reduce dalla conclusione della vicenda quote latte e ora alle prese con la flessione del prezzo alla stalla e con le difficoltà a trovare su questo argomento un punto di incontro fra allevatori e industrie del settore. Si deve mirare,  ha detto Zaia e come si legge in un comunicato che Informatore Agrario ha diffuso all'indomani del forum, “ad accordi sul prezzo che vengano rispettati e non considerati, all'occorrenza, carta straccia. L'indicizzazione del prezzo - ha ribadito il ministro – fa parte della soluzione”. Che non sarà facile da raggiungere, vista la ferma posizione che nei giorni seguenti è emersa dall'assemblea di Assolatte (l'associazione delle industrie lattiero casearie), contraria non solo all'indicizzazione, ma soprattutto alla dichiarazione in etichetta della provenienza. “Non credo – ha detto il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi - che le soluzioni ai problemi delle filiere alimentari siano le politiche di esasperato protezionismo, che vorrebbero impedirci di dire che è italiano quello esce dalle nostre aziende, fatto nei nostri stabilimenti, dai nostri operai, secondo una tradizione che abbiamo imparato dai nostri genitori”.

 

Siamo più 'complicati'

Sarà dunque una trattativa difficile quella che dovrà portare avanti il ministro Zaia, che ha approfittato del forum di Informatore Agrario per ricordare la complessità del modo tutto italiano di comporre le controversie. "In Francia - ha detto Zaia - al tavolo si trovano in tre persone e riescono a mettersi d'accordo, io ho di fronte 50 persone: ognuno dice la sua, spesso ripetendo quello detto prima, e alla fine si finisce con un nulla di fatto". Resta in ogni caso l'impegno del ministro, espresso in occasione del Forum, per dare una risposta ai problemi dei vari settori, predisponendo un piano industriale per i cereali, utilizzando dotazioni finanziarie per il biologico e con una applicazione “intelligente” delle nuove regole imposte dall'Ocm per il vino. Sul fronte del latte il ministro ha ribadito il proprio impegno in sede europea per evitare l'erogazione di aiuti al latte in polvere e al burro, che si tradurrebbero in un sostegno per le sole zootecnie del Nord Europa. Una posizione che il ministro ha ribadito anche in occasione del Consiglio dei ministri agricoli che si è svolto a Lussemburgo il 22 giugno.

 

Chi è d'accordo

Nel cercare vie di uscita alla crisi del latte il ministro può contare intanto sul sostegno di Confeuro che affida ad un suo comunicato il compito di dichiarare l'apprezzamento per la proposta sull'indicizzazione del prezzo. La direzione scelta da Zaia per rispondere alla crisi del latte trova una spalla nel vicepresidente di Coldiretti, Nino Andena (che, ricordiamo, è anche il presidente degli allevatori italiani), dalla cui voce arriva una convinta critica alle posizioni di Assolatte in merito alla trasparenza delle etichette. “Si deve consentire al consumatore - ha dichiarato Andena riferendosi alle produzioni lattiero casearie - di distinguere quelle realizzate con il vero latte italiano (come i formaggi dop) da quelle che invece vengono spacciate per italiane ma derivano da milioni e milioni di quintali di latte Uht, caseinati e cagliate d'importazione che l'Italia non l'hanno vista nemmeno in cartolina".

Il Forum di Informatore Agrario da una parte e l'assemblea di Assolatte dall'altra, hanno avuto il pregio di mettere sul tavolo le “carte” di una partita, quella del latte, assai delicata e che vedrà il ministro Zaia interpretare nei prossimi giorni, al tavolo indetto presso il suo dicastero, una mediazione che solo con grande difficoltà potrà trovare una risposta positiva. Da parte degli allevatori è lecito attendersi apertura e condivisione delle difficoltà che anche le industrie di trasformazione stanno attraversando. Le industrie, dal loro osservatorio sulle tendenze dei consumi e del mercato, non possono perdere di vista la centralità del latte italiano, indispensabile per le produzioni di eccellenza. Che va pagato per tale.

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Fonte: Agronotizie

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