Bio e fosfiti/fosfonati: nuovi limiti di residuo sulle derrate alimentari

In vigore il decreto che aggiorna la normativa sulle contaminazioni da prodotti chimici sulle produzioni biologiche

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I residui di acido fosfonico possono persistere per anni nelle piante arboree
Fonte foto: © kostik2photo - Fotolia

Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (che ha cambiato nome per l’ennesima volta col nuovo governo in carica dal 5 settembre 2019) ha emanato un provvedimento di revisione dei livelli di contaminazione da prodotti fitosanitari non ammessi sulle produzioni biologiche, volto principalmente a gestire i limiti di residuo di acido fosfonico che, da quando l’uso dei fosfiti in agricoltura biologica è stato vietato, sono stati abbassati al limite inferiore di determinazione analitica, con conseguente declassamento di molte produzioni e imbarazzo nell’intera filiera.

L’acido fosfonico è un composto con spiccata attività fungicida i cui residui nelle derrate alimentari possono principalmente derivare dall’applicazione del fungicida organico di sintesi fosetil-alluminio (molecola di sintesi approvata nella Ue ma non utilizzabile in agricoltura biologica) o di fosfonati (un tempo chiamati fosfiti) i cui sali di potassio e di sodio sono anch'essi approvati nella Ue come fitosanitari rispettivamente dal 2013 e dal 2014. Questi ultimi sono anch’essi prodotti non ammessi in agricoltura biologica e come tali sono soggetti a limiti di residuo sulle derrate che se superano il limite analitico di 0,01 mg/kg provocano il declassamento della produzione biologica, con evidenti danni economici per gli operatori. Questo prima dell’uscita del provvedimento che ha innalzato provvisoriamente i limiti per evitare che operatori corretti venissero danneggiati da una situazione iniziata diversi anni prima.
 

Un po’ di storia

Prima del 2013, quando il fosfito/fosfonato non era ufficialmente approvato come prodotto fitosanitario, questo prodotto veniva probabilmente utilizzato sotto mentite spoglie (concime), sfruttando principalmente la presenza di due elementi della fertilità nella molecola, anche se il fosforo nella pianta diventa disponibile solamente sotto forma di fosfato, che dai fosfiti/fosfonati si forma in quantità significativa solo nel terreno per ossidazione ad opera dei microrganismi, mentre nelle piante questo processo non è molto efficiente, tanto che l’apporto nutritivo dei fosfiti è stato considerato trascurabile.

Tuttavia le irregolarità che i controlli hanno evidenziato negli ultimi anni sono state riscontrate anche in situazioni in cui fosfonati e fosetil non venivano proprio utilizzati. Per fare un po’ di luce su questo mistero è stato coinvolto il Crea, le cui sperimentazioni sono state indispensabili e hanno permesso di evidenziare che:
  • Quando su di una derrata alimentare sono presenti residui di acido fosfonico e contemporaneamente di acido etilfosfonico essa proviene sicuramente da campi trattati con fosetil-alluminio e la relativa produzione deve essere declassata come non biologica
  • Quando c’è solo acido fosfonico non si può escludere con certezza che sulla coltura non sia stato usato fosetil, in quanto l’acido etilfosfonico, indicatore del fosetil, si trasforma abbastanza velocemente in acido fosfonico
  • L’acido fosfonico non viene prodotto naturalmente dalle piante, quindi tutte le controdeduzioni basate su questa ipotesi sono state smentite
  • L’acido fosfonico può persistere per anni nelle piante, specialmente in quelle arboree: nel pero è stato rilevato anche 5 anni dopo l’ultimo utilizzo
Sulla base di queste conclusioni il provvedimento ha innalzato temporaneamente i livelli di contaminazione da acido fosfonico accettati nelle produzioni biologiche, per consentire agli operatori di gestire “l’uscita dai fosfiti” senza eccessive penalizzazioni.
I nuovi limiti dell’acido fosfonico su derrate fresche e trasformate sono i seguenti:
  • 0,05 mg/kg in assenza di acido etilfosfonico, altrimenti è 0,01 mg/kg.
Per consentire agli operatori un passaggio graduale alla nuova situazione sino al 31 dicembre 2022 saranno in vigore i seguenti limiti provvisori:
  • 0,5 mg/kg per le colture erbacee
  • 1 mg/kg per le colture arboree
Poiché è stato osservato che durante il processo di vinificazione si può formare acido etilfosfonico per via dell’inevitabile presenza dell’etanolo, durante il periodo di deroga (sino al 31 dicembre 2022) il limite di acido fosfonico in presenza di etilfosfonico rimarrà a 0,05 mg/kg.
Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 settembre ed è entrato in vigore il giorno successivo.
 

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi


 

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