Cibi e residui 2018: glifosate (quasi) illustre assente

Dal Report del ministero della Salute sui residui di agrofarmaci negli alimenti per l'anno 2018: irregolarità allo 0,8% (media Ue 2,5%), con glifosate praticamente introvabile con buona pace degli allarmisti

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Residui a gonfie vele in Italia: cibo sicuro e controllato
Fonte foto: © m studio - Fotolia

Un documento prezioso il Report 2020 del Ministero della Salute, dato che riporta la panoramica sui residui di agrofarmaci negli alimenti per l’anno 2018. Come tanti altri del passato mostra dati interessanti e molto rassicuranti, dato che sono stati ben 12.038 i campioni complessivamente analizzati per le differenti matrici alimentari. Di questi solo 96 sono da considerarsi irregolari per la normativa vigente, cioè lo 0,8%. Nota peraltro ancor più positiva, la percentuale italiana è circa un terzo della media europea, pari al 2,5%. Infine, tutti i campioni di baby-food sono risultati regolari, a ulteriore conferma dell'attenzione ormai maniacale quanto a tutela delle fasce più delicate della popolazione.

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Presenza non implica danno

Tutto ok, parrebbe agli occhi di chi capisca qualcosa di residui e di tossicologia. A fronte però dell'usuale allarmismo che spaccia la semplice presenza per danno alla salute tout court, preme ricordare che le “irregolarità” sono di tipo normativo e non implicano necessariamente un concreto rischio per la salute, dal momento che uno sforamento sporadico di un residuo, o il suo reperimento su colture non autorizzate in etichetta, non espone di per sé i consumatori a conseguenze sul piano sanitario. Ciò perché i margini di sicurezza con cui i residui vengono autorizzati possono garantire di per sé anche l’eccezionale consumo di quei rari prodotti che oltrepassino tali soglie.

Alle basse dosi alle quali si rinvengono i residui un eventuale e raro sforamento non è infatti in grado di alterare il rischio di lungo termine, il quale va declinato su base cronica, quindi su assunzioni ripetute nel tempo (in teoria a vita).
 

Cereali al top (e senza glifosate)

Non si è ancora spenta l'eco sulle interrogazioni parlamentari anti-glifosate che viene offerto un assist meraviglioso a chi, come Elena Cattaneo, ha spezzato in Parlamento una lancia a favore di glifosate, da valutare, secondo la Senatrice a vita, in funzione di dati scientifici e non sulla base di manipolazioni ideologiche

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Orbene, su 2.852 campioni complessivi di cereali, il 77,1% è risultato privo di residui, con soli 8 campioni risultati non regolari. Le sostanze attive più frequenti nei campioni regolari sono risultate pirimiphos-methyl e piperonyl butossido, ma trattasi soprattutto di prodotti impiegati in fase di immagazzinamento per salvaguardare i raccolti di grano dagli attacchi di parassiti che con i campi coltivati ben poco c'entrano. 

Altre molecole individuate più di frequente, fra quelle "regolari" deltamethrina, chlorpyrifos-methyl e tebuconazolo. Quest'ultimo molto usato contro le fusariosi della spiga.  Se qualcuno preferisce le micotossine da Fusarium, sarà quindi bene si faccia due conti su base tossicologica, perché le micotossine sono molto, ma molto peggio dei fungicidi impiegati per combattere i funghi che le producono. 

Fra le molecole trovate più frequenti tra gli irregolari spicca il triciclazolo, il tanto dibattuto fungicida antibrusone nel riso, bandito negli usi in Italia, ma ancora impiegato nei Paesi produttori di riso dell'Estremo Oriente.

Infine, il grande assente alla kermesse dei residui, ovvero glifosate. Per come emerge dalla lettura della tabella 64 del report ministeriale, è stato cercato non solo nei cereali, bensì anche nell’ortofrutta e in altre matrici per un totale di 315 campioni. Nei soli cereali è stato cercato per 217 volte e solo in 2 casi è risultato presente all’analisi (<1%), ma in entrambi i casi le concentrazioni erano nei limiti di Legge. Nessun campione è infatti risultato irregolare per tale molecola. In tutte le altre matrici che non fossero i cereali il diserbante non è mai stato trovato a valori misurabili all’analisi.

Stanti così le cose, vi è da interrogarsi seriamente sì ma non sull'erbicida, bensì sulle mozioni parlamentari di tipo abolizionista come quelle recentemente avanzate in Senato. Guardando ai dati, infatti, pare che nella classifica delle priorità decisionali glifosate stia sull’ultimo gradino nei fatti, ma sul primo nel clamore mediatico.

Una stortura di cui prima o poi i responsabili dovranno pur essere chiamati a rispondere ai cittadini e agli elettori.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: sicurezza alimentare residui glifosate

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