Vite, la fillossera torna a fare danni in Italia

Dopo le devastazioni dell'Ottocento si pensava che fosse un problema superato dall'utilizzo dei portainnesti di vite americana. Ma così non è e dall'Abruzzo al Veneto si moltiplicano le segnalazioni di piante pesantemente colpite da questo afide

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

fillossera-facebook-750.jpg

Danni da fillossera su foglia
Fonte foto: Laboratorio Teodoro Ferraris - Scuola Enologica di Alba

La fillossera è un afide di origine Nordamericana che arrivò in Europa a metà Ottocento e che in pochi anni portò alla quasi estinzione della viticoltura nel vecchio continente. Il problema fu superato innestando le varietà autoctone europee su vite americana, tollerante agli attacchi radicali di questo afide.

Per oltre un secolo dunque la fillossera fu relegata ai libri di storia, almeno fino ad oggi. In numerose regioni infatti si segnalano casi di attacchi di fillossera sulle foglie di vite con la formazione di galle che indeboliscono le piante e hanno ripercussioni, anche pesanti, sulla produttività e sulla qualità delle uve.
 

La biologia della fillossera

La fillossera ha una biologia complessa. In Nord America compie il suo ciclo biologico sia a livello radicale che fogliare e sverna come uovo durevole sotto la corteccia delle piante. Nel suo areale di origine questo afide non arreca seri danni alle produzioni e viene considerato un insetto non chiave.

Nella vite europea tuttavia le punture a carico delle radici portano alla formazione di galle e spaccature nel legno che hanno un decorso fatale. Mentre le punture sulle foglie non causano reazioni da parte della pianta. L'assenza di formazione di galle impedisce all'insetto di completare il suo ciclo nella parte aerea della vite, ma si limita a quella radicale, dove però ha effetti nefasti.

Ciclo biologico di fillossera della vite

Per salvare la viticoltura europea tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento si assistette quindi ad un rinnovamento di tutte le vigne che furono realizzate con portainnesti di vite americana, resistente alle punture dell'insetto. Ad oggi l'afide continua dunque ad essere presente in tutte le regioni vocate alla viticoltura, ma esclusivamente a livello radicale, dove non crea danni consistenti agli impianti. Mentre a livello fogliare non è in grado di riprodursi non riuscendo a formare le galle.
 

Il salto dalle radici alle foglie

Fino ad oggi si pensava che la fillossera non fosse in grado di stimolare la produzione di galle, all'interno delle quali deposita le uova, sulle foglie della vite europea. "Ultimamente tuttavia si sono moltiplicate le segnalazioni di agricoltori che lamentano attacchi più o meno severi all'apparato fogliare delle viti con la formazione di galle e lo sviluppo di diverse generazioni di fillossera che interessano la chioma delle viti", spiega ad AgroNotizie Patrizia Sacchetti, professoressa di Entomologia presso l'Università di Firenze, che dal 2017 lavora su questo argomento anche dietro richiesta del Servizio fitosanitario della Regione Toscana.

"La nostra ricerca è volta prima di tutto a comprendere perché la fillossera, che in Europa non ha rappresentato una minaccia da quando è stato introdotto il piede americano, oggi sia invece tornata ad essere un problema. Per adesso non abbiamo ancora dei punti fermi ma ci sono due possibili scenari: che sia cambiato l'insetto stesso oppure che siano mutate le condizioni di contorno, prima fra tutte la genetica della vite", sottolinea Sacchetti.
 

L'emergenza di biotipi galligeni

Studi genetici condotti sulle popolazioni di fillossera presenti in Italia e in altre regioni d'Europa hanno infatti accertato la presenza di nuovi biotipi, popolazioni di fillossera distinguibili da un punto di vista genetico e differenti rispetto a quelli presenti in Europa. Significa dunque che l'insetto ha subito delle mutazioni e popolazioni in grado di formare galle sulle foglie sono state selezionate anche grazie all'intervento inconsapevole dell'uomo.

Le nuove popolazioni possono essere state selezionate a causa di un cambiamento nella strategia di difesa della vite, dall'abbandono dei vigneti, dal mancato controllo dei ricacci da piede americano come dai cambiamenti climatici. Questi ultimi potrebbero anche essere il fattore alla base di un fenomeno particolare che riguarda gli attacchi di fillossera, e cioè la tendenza di questo insetto a colpire con severità variabile negli anni i vigneti.

"Ci sono annate in cui la presenza della fillossera in un determinato vigneto è molto pesante e anni in cui quasi non si presenta il problema", sottolinea Sacchetti. "Probabilmente questo è dovuto al controllo esercitato dal clima che può causare la moria di un numero anche elevato di esemplari e quindi ridurre la pressione dell'afide in vigneto".

La seconda causa che può avere portato alla comparsa in Europa di popolazioni di fillossera in grado di indurre la formazione di galle sulle foglie può essere legata alla genetica stessa della vite. "Il continuo lavoro di miglioramento genetico può avere portato alla selezione di varietà dotate di una minore resistenza alle punture di fillossera", sottolinea Sacchetti.
 

La difesa delle viti da fillossera

I viticoltori italiani si trovano dunque a dover fronteggiare un problema nuovo, nei confronti del quale ancora non sono state definite strategie di controllo condivise. Ad oggi l'unica soluzione che sembra essere efficace è l'utilizzo di insetticidi. Sono due le molecole ad oggi registrate su vite contro fillossera, acetamiprid e spirotetramat, che tuttavia a causa anche del numero limitato di trattamenti consentiti non risultano essere risolutive per il controllo del patogeno.

"Sfortunatamente l'emergenza sanitaria legata alla pandemia di coronavirus ci ha impedito di portare avanti le sperimentazioni in campo che avevamo in programma", sottolinea Sacchetti. "I nostri sforzi, come quelli di altri ricercatori, sono infatti orientati alla ricerca di un metodo efficace di difesa nonché alla comprensione delle dinamiche che hanno portato alla comparsa in Europa di questo nuovo problema".

Per mettere in campo una strategia di difesa vincente serve dunque capire come si sviluppa il ciclo biologico dei nuovi biotipi, definire i danni e le soglie di intervento e i mezzi di lotta, sia chimici che di origine biologica (funghi e nematodi entomopatogeni, insetti predatori, etc.).

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: viticoltura difesa vigneto

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 234.627 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner