Batteriosi del kiwi, meccanismi d'infezione e reazioni delle piante

Importanti risultati conseguiti dal Gruppo di fitobatteriologia dell’Università della Tuscia

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Sintomi di batteriosi su actnidia
Fonte foto: Dafne - Università della Tuscia

Le strategie adottate dal batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e come le piante reagiscono nel tempo all'attacco sono due delle problematiche al centro di uno studio italiano durato tre anni.

La ricerca, sostenuta dal Mipaaf ed in partnership con la Regione Lazio, è stata sviluppata dal Gruppo di fitobatteriologia e dal Centro interdipartimentale di microscopia elettronica dell'Ateneo di Viterbo, in collaborazione il Forest ecology and forest management group, Centre for ecosystem studies, dell'Università di Wageningen (Olanda).

I risultati saranno pubblicati sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology, con il titolo 'Bacterial canker on kiwifruit in Italy: anatomical changes in the wood and in the primary infection sites'.

 

 

Microscopio ottico: (F) sezione fogliare con tessuto spugnoso (sp) ed a palizzata (pp) invasi da cellule (colorate) di Psa le quali alterano del tutto la tipica organizzazione dei tessuti fogliari. (G) sezione fogliare di controllo; cellule epidermiche (CE)

 

Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. (A. chinensis e A. deliciosa) naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell'ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) è stato evidenziato come l'agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.

 

 

Particolare al microscopio ottico di tessuto vegetale di A. chinensis dove si evidenziano numerosissime cellule di Psa (colorate di viola) che hanno completamente invaso il floema (f) e, dopo aver oltrepassato il cambio (c), si sono diffuse ed hanno colonizzato anche lo xilema

 

E' stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l'infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l'iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale che, l'applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche, hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio.

 

 

Particolare al microscopio ottico di una sezione di actinidia, analizzata per misurare la densità e la sezione dei vasi conduttori a seguito di infezioni naturali di Psa

 

 

Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la sopravvivenza del batterio all'interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriscita della linfa infetta.

 

 

(A) Linfa fuoriuscita da pianta capitozzata contenente cellule di Psa; (B) nuova emissione vegetativa colonizzata internamente da Psa, sviluppatasi da pianta precedentemente capitozzata; (C) tralcio affetto da Psa su pianta già capitozzata

 

Lo studio ha permesso quindi di chiarire importanti aspetti inerenti la biologia e l'epidemiologia di questo batterio fitopatogeno, come di indirizzare lo sviluppo di appropriate strategie per un contenimento e il controllo di Psa, proprio in funzione delle sue strategie di infezione e delle reazioni delle piante di Actinidia spp. ad un suo attacco.

 

 

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