Batteriosi dell'actinidia, rischi di diffusione e misure preventive

I risultati dell'incontro organizzato da Agrintesa a Faenza. Regole e consigli per riconoscere e prevenire il problema

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

agrintesa - batteriosi actinidia_ok.jpg

Un momento dell'incontro organizzato da Agrintesa

Si è svolto nei  giorni scorsi a Faenza, nella sede di Agrintesa, l’incontro tecnico dedicato al problema emergente della batteriosi sull’actinidia.

Alla serata, organizzata dalla cooperativa, hanno partecipato – oltre ai tecnici Agrintesa - Tiziano Galassi e Loredana Antoniacci dell’Osservatorio regionale delle malattie delle piante, Antonio Venturi, dirigente del settore delle Politiche agricole e sviluppo rurale della Provincia di Ravenna, e il neo assessore alle Politiche agricole, ambiente e igiene pubblica, mobilità pubblica del Comune di Faenza, Roberto Savini.

L’illustrazione dell’argomento ha visto l’attenzione e la preoccupazione dei molti produttori presenti, soprattutto alla luce del rischio di diffusione della malattia nel comprensorio, dopo l’improvvisa esplosione del patogeno nella regione Lazio dove oramai appare seriamente compromessa la coltura, soprattutto quella della specie Actinidia Chinensis e, in primis, le varietà Hort 16 A e Jin Tao, con l’80-90% degli impianti colpiti.

Ma la vera preoccupazione è data dal crescente riscontro di sintomi anche sulla specie Actinidia Deliciosa (varietà Hayward e simili).

Batteriosi dell'actinidia, sintomi

Attualmente non esiste una statistica sugli impianti di Hayward colpiti, poiché in quel territorio la coltura è diffusa presso tantissimi produttori, di cui solo una parte minoritaria è organizzata in cooperative, pertanto è difficile conoscere i dati complessivi dei catasti produttivi e l’incidenza della problematica sulla superficie totale.

La sintomatologia prevalente della malattia che si manifesta attraverso l’emissione di essudati rosso ruggine nel tronco, sulle branche e sui tralci, può essere confusa con eventuali danni da gelo provocati dalle gelate dei mesi di dicembre e gennaio.

Ciononostante, ogni eventuale sintomo riscontrato nel frutteto simile a quanto descritto, va assolutamente evidenziato per procedere immediatamente ad analisi di laboratorio presso il Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna al fine di accertare l’eventuale presenza del patogeno.

Inoltre, si rende necessario un prontuario di regole da mettere in campo al più presto onde evitare che la grave situazione dell’Agropontino si possa ripetere in altri territori.

Ogni sintomo riscontrato va evidenziato per procedere immediatamente ad analisi di laboratorio

Di seguito elenchiamo alcune regole di base da seguire:

- osservare tutte le misure di prevenzione riportate nell’apposito pieghevole pubblicato sulla rivista Agricoltura della Regione Emilia Romagna, n° 10 di ottobre 2009;

- porre la massima attenzione alla provenienza del materiale vegetativo di riproduzione, verificando l’ambiente in cui sono state formate ed accresciute prima della loro commercializzazione. Lo stesso vale anche per il materiale d’innesto;

- impollinazione: chi fa uso di questa buona pratica agronomica ai fini del risultato qualitativo sui frutti, deve accertarsi dell’origine del polline, escludendo provenga da zone infette. Si tratta di una misura cautelativa poiché dalle analisi di laboratorio non sembra che la trasmissione del batterio possa avvenire tramite il polline;

- è importante che ogni produttore di actinidia supervisioni regolarmente il proprio impianto, segnando in loco eventuali piante con sintomi sospetti riconducibili a quelli tipici della batteriosi.

Inoltre vanno informati con sollecitudine gli uffici tecnici per avviare le eventuali procedure di accertamento.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 261.823 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner