Sostenibilità e pregiudizio

La zootecnia vittima di preconcetti e cattiva informazione. Tanti soldi per l'agricoltura e anche per la Xylella. E i tempi saranno rispettati. Prosek, arrivano i gruppi di opposizione. Baratro senza fine per i suini

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati fra il 2 e il 7 novembre

Tempi rispettati

Nessun ritardo, anzi più fondi e scadenze rispettate. Lo afferma il ministro per le Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, nella lettera inviata a "Il Sole 24 Ore" del 2 novembre, replicando alle critiche che dallo stesso giornale gli erano state rivolte il giorno precedente.
A proposito del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), precisa il ministro, i fondi sono quasi triplicati rispetto a quanto previsto nella stesura del dicembre scorso.
Dai 2,5 miliardi per misure dedicate al mondo agricolo, oggi si è arrivati a 5,98 miliardi con progettualità specifiche per i sistemi irrigui, la meccanizzazione, la logistica e la produzione di energia da fonte solare.
A questi si aggiungono poi le risorse messe a disposizione per lo sviluppo della biogas e del biometano, oltre all'innovazione e alla transizione. 

Altri sostegni, precisa il ministro, sono poi inseriti nella Legge di Bilancio che ora ha a disposizione 450 milioni di euro, circa il 50% in più rispetto all'anno precedente.
In merito alle critiche su presunti ritardi, la lettera di Patuanelli precisa che non vi è alcun ritardo nell'attuazione delle misure legate al Pnrr.
Nessun contrasto poi per il settore fotovoltaico, dove si è ribadita l'esigenza di trovare siti idonei a questi impianti senza consumo di ulteriore suolo agricolo.
Sul capitolo meccanizzazione il dicastero agricolo, questo l'impegno assunto dal ministro, emanerà il bando entro il 31 marzo 2022, così come previsto dal Pnrr e la stessa scadenza sarà rispettata nei confronti del capitolo "logistica". 


È opposizione al Prosek

È un forte invito alla Commissione europea affinché eviti un pericoloso precedente nelle imitazioni del made in Italy, "scimmiottando" i nomi dei nostri prodotti di eccellenza.
Un appello conseguente all'istanza della Croazia volta a riconoscere la denominazione di origine per il loro vino Prosek.
Per scongiurare questa evenienza si è dato vita a un gruppo di opposizione che si è riunito in questi giorni, convocato dal Ministero per le Politiche Agricole insieme alla Regione Veneto, Friuli Venezia Giulia, consorzi di tutela e organizzazioni della filiera vitivinicola.

Gli esiti di questo incontro sono stati riassunti in un articolo pubblicato da "Italia Oggi" del 3 novembre, dove si evidenziano le incongruenze di Bruxelles, che da una parte protegge le denominazioni di origine sui mercati internazionali e poi sul mercato interno vorrebbe consentire una menzione che evoca la denominazione Prosecco.
I tempi stringono per rappresentare opposizione all'istanza che viene da Zagabria e che potrebbe nuocere al nostro Prosecco, frenandone una corsa che negli ultimi sette mesi ha portato a crescere il suo valore del 32%, per complessivi 700 milioni di euro.


Allevamenti, capro espiatorio

Caustico il commento che Carlo Cambi affida alle pagine de "La Verità" in edicola il 4 novembre a conclusione degli incontri di Glasgow per il Cop26 sui temi ambientali.
Alla fine, si legge nelle prime righe dell'articolo, un colpevole anche senza nominarlo lo hanno trovato: è l'allevamento del bestiame.
Non se n'è parlato molto, ma a Glasgow oltre 100 Ong (organizzazioni non governative) hanno chiesto un giro di vite sui sistemi agricoli, perché responsabili, a loro dire, del 26% delle emissioni di gas serra.
Al contempo l'articolo evidenzia, non senza un pizzico di malizia, che fra gli sponsor dell'incontro c'erano le multinazionali che promuovono la carne sintetica e altre compagnie in odore di green washing.

Già all'assemblea dell'Onu di settembre si era tentato di forzare la mano per globalizzare i modelli alimentari.
L'Europa non vede l'ora di dare il via al Farm to Fork e alle etichette a semaforo, perfette per penalizzare i prodotti dell'agricoltura di qualità, come quella italiana.
L'Italia, afferma l'articolo, avrebbe dovuto rivendicare la sua diversità positiva e anzi riproporsi come modello agricolo alternativo.
Il nostro Paese, infatti, è tra quelli che ha maggiormente accresciuto il patrimonio boschivo ed è quello che ha gli allevamenti a più basso impatto ambientale
A Glasgow, si legge a conclusione dell'articolo, erano in gioco altri interessi rispetto a quelli ambientali.
Per averne un'idea si ricorda che gli investimenti in aziende vegan è quest'anno pari a 35 miliardi di dollari e il fatturato del settore ne vale 6,5, mentre gli analisti attendono incrementi del 30% l'anno nei prossimi 10 anni.


I soldi della Xylella

La Xylella è costata circa 1,6 miliardi. A tanto sono ammontati i danni sugli ulivi pugliesi e in particolare in provincia di Lecce, dove questa patologia ha colpito duramente.
Anche il reimpianto con le cultivar più resistenti non è stato risolutivo e ha riguardato una modesta quota degli uliveti.
È questo il quadro che tratteggia Oronzo Martucci sulle pagine del "Quotidiano di Puglia" in edicola il 5 novembre per ricordare come sia necessario incentivare l'impianto di nuove coltivazioni che si adattino al contesto nel rispetto del paesaggio.

Per dibattere il problema è stato indetto un tavolo di coordinamento per l'11 novembre, in occasione del quale saranno rimodulate le risorse a disposizione e stabilite le misure da prendere.
L'iniziativa è stata annunciata dal ministro per le Politiche agricole in seguito alla richiesta di rifinanziamento del piano Xylella per un importo di 500 milioni di euro.
A questi si aggiungono i 30 milioni di euro dell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni per l'ammodernamento degli uliveti tradizionali.
Risorse che si aggiungeranno a quelle già stanziate nel 2020, per una dotazione di 300 milioni di euro.
Alla fine di ottobre, conclude l'articolo, risultavano presentate oltre ottomila domande, con richiesta di espianto per 3,8 milioni di alberi insistenti su quasi 32mila ettari e l'impianto di ulivi su oltre 29mila ettari.


Suini, crisi senza fine

Nemmeno le produzioni dop riescono a risollevare le sorti della suinicoltura italiana, alle prese con una profonda crisi dalla quale non si vedono vie di uscita a breve.
Aumento dei costi delle materie prime e dell'energia insieme alla caduta dei prezzi di mercato hanno eroso i margini degli allevamenti che ora producono in perdita.
Lo scrive Emiliano Sgambato su "Il Sole 24 Ore" del 6 novembre descrivendo la difficile situazione del comparto.
All'origine di questa congiuntura negativa i cambiamenti sullo scenario internazionale, che sconta un'offerta abbondante e il rallentamento della domanda cinese, dopo i picchi conseguenti alla peste suina africana che aveva costretto Pechino a rifornirsi di carne suina sui mercati mondiali.
Nemmeno l'aumento dell'export europeo, cresciuto del 6% grazie agli sbocchi in Asia e Usa, è valso a risollevare le sorti del mercato interno.

In Cina, spiega Giovanna Parmigiani, allevatrice e membro della giunta nazionale di Confagricoltura, sono riusciti a rinnovare rapidamente il loro parco zootecnico e ora c'è un'eccedenza di carne e le quotazioni calano mentre i prezzi del mais e della soia sono cresciuti del 60% in un anno.
Anche se i tagli di carne destinati alle produzioni Dop spuntano prezzi migliori, si spiega nell'articolo, la discesa dei prezzi pagati per le altre parti annulla ogni beneficio legato alle produzioni tutelate.
Per di più le modifiche ai disciplinari di produzione rischiano di aumentare le difficoltà.
Il futuro della suinicoltura, secondo le analisi di Ismea, sarà ulteriormente complicato da un consumo sempre più diffidente sui consumi di carne.

Zootecnia, vittima dei pregiudizi

Il "Corriere della Sera" del 7 novembre dedica un ampio servizio alla Fiera Zootecnica italiana di Montichiari che si è svolta in questi giorni e che ha dato spazio ai temi della sostenibilità delle produzioni zootecniche.
Nel riportare quanto emerso in occasione di alcuni convegni che si sono svolti a Montichiari, Nicole Orlando ricorda le critiche alle politiche agricole europee, colpevoli di promuovere ricerche sulla produzione di carne sintetica a discapito della carne naturale.
Alla base del dibattito il tema della sostenibilità, sul quale gli allevamenti da tempo sono al lavoro senza che ne vengano però riconosciuti i risultati.

Tanto che la narrazione della zootecnia, ha sottolineato l'assessore lombardo all'agricoltura, Fabio Rolfi intervenendo nel dibattito, è vittima di pregiudizi e cattiva informazione.
Presente anche il ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli, secondo il quale l'ambiente deve diventare motore economico e le politiche pubbliche devono fornire gli strumenti per la transizione ecologica.
In questa direzione, si legge in conclusione, il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) rappresenta un'opportunità da cogliere per trasformare questi obiettivi in fatti concreti.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"

Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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