Tutelare la libera concorrenza, sempre

Gli accordi Ue sulle importazioni agricole dai paesi terzi non tengono conto delle condizioni dei lavoratori o delle pratiche colturali adottate. È ora di scoperchiare la pentola

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Fra le pratiche commerciali sleali vi è anche la vendita sottocosto (Foto di archivio)
Fonte foto: © frender - Adobe Stock

L'Unione Europea è particolarmente severa nella tutela della libera concorrenza e soprattutto nei casi di abuso della posizione dominante - come, per esempio, l'imporre prezzi molto bassi o condizioni svantaggiose ai fornitori.

Fra le pratiche commerciali sleali vi è anche la vendita sottocosto: oggetto, come peraltro tutte le pratiche commerciali sleali, anche alla legislazione dei diversi paesi comunitari. In Italia vi è una legislazione che apparirebbe abbastanza precisa anche se poi ci si può addentrare in una selva di sentenze non sempre facilmente interpretabili. Non è infatti facile stabilire quale sia la "posizione dominante" come quale sia il vero costo all'origine di un prodotto. Qui anche le legislazioni più raffinate e rodate, come quella francese (i transalpini si cimentano sulla materia dagli anni Ottanta), non sono ancora riuscite a proteggere i produttori agricoli dallo strapotere della gdo.

Per arginare la concorrenza sleale e le vendite sottocosto a livello europeo esiste però un altro problema: le importazioni dai paesi terzi.
Ci spieghiamo meglio: supponiamo che una grande catena distributiva decida di vendere delle arance a un prezzo particolarmente basso. Supponiamo allora che anche i più efficienti produttori italiani non siano capaci di fornire la merce a quel prezzo. La catena si rivolgerà allora ad altri produttori comunitari, per esempio in Spagna, in Grecia, in Portogallo - e magari anche qui, all'interno della Ue, non si troverà nulla. Il rapace buyer della gdo potrà allora agevolmente indirizzarsi fuori dalla tutela legislativa Ue, verso altri fornitori del bacino del Mediterraneo: in Marocco o in Egitto, tanto per citare due paesi che hanno vantaggiosi accordi bilaterali con l'Unione. Qui però poco si saprà delle condizioni a cui sono tenuti i lavoratori, dei loro salari o ancora delle pratiche colturali e fitosanitarie adottate.

In poche parole: non vi è una reciprocità per evitare la concorrenza sleale. Una reciprocità che dovrà essere tenuta in conto, prossimamente dalla commissione quando firma i trattati, subito dalla gdo quando firma gli ordini.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export prezzi mercati grande distribuzione organizzata

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