Cnr, nasce il nuovo Istituto di bioeconomia

Formato dalla fusione di due istituti nell'ambito del riordino della rete scientifica, si occuperà di agricoltura, foreste, pesca e uso delle risorse naturali, in un momento in cui l'Europa sta stanziando 10 miliardi per la ricerca nel settore

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Nasce il nuovo istituto del Cnr che si occuperà delle risorse naturali di origine biologica
Fonte foto: © Claudio colombo - Fotolia

E' nato un nuovo istituto all'interno del Cnr, in Consiglio nazionale della ricerca, l'Istituto di bioeconomia, abbreviato in Cnr-Ibe, che avrà la sua sede a Firenze.

Il nuovo istituto nasce dalla fusione dell'Istituto di biometeorologia (Cnr-Ibimet) e dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Cnr-Ivalsa) e risponde al processo in corso di riordino della rete scientifica dell'ente e alla valorizzazione di un settore strategico per il futuro, in cui si registra un crescente livello di investimenti nazionali ed europei.

La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal Consiglio di amministrazione e vuol valorizzare un settore, quello della bioeconomia, che in Europa garantisce circa 2.300 miliardi di euro annui e oltre 18 milioni di posti di lavoro; in Italia circa 330 miliardi di fatturato e quasi 2 milioni di occupati.

Le competenze e le linee di ricerca del nuovo Istituto di bioeconomia abbracciano varie attività nello sviluppo di soluzioni per valorizzare la biodiversità e per rafforzare processi di resilienza, sostenibilità, efficienza e capacità di mitigazione e adattamento ai cambiamenti globali nelle filiere agricole, forestali e della pesca, ma anche dell'industria chimica, delle biotecnologie, dell'energia, del manifatturiero ed edile che utilizzano bio-risorse rinnovabili per produrre cibo, materiali ed energia.

Inoltre il settore è in crescita dal punto di vista degli investimenti. Come ha ricordato Massimo Inguscio, la strategia per la bioeconomia della Commissione europea è alla base del prossimo Programma quadro 2021-2027 (Horizon Europe-FP9), con investimenti per 10 miliardi di euro, rispetto ai 3,85 miliardi della programmazione in corso.

L'Istituto di bioeconomia del Cnr riveste così un ruolo strategico, creando sinergie scientifiche e gestionali grazie a una massa critica di 195 persone con eccellenti competenze multidisciplinari all'avanguardia su produttività degli agro-ecosistemi, salvaguardia della biodiversità vegetale, utilizzo sostenibile del legno, gestione e raccolta delle biomasse, agricoltura di precisione, modellistica meteorologica e climatologica, servizi climatici, analisi della sostenibilità ambientale e dei processi produttivi, valorizzazione dei servizi ecosistemici.

Il Cnr-Ibe sarà anche impegnato nelle attività di formazione, comunicazione, divulgazione, didattica e sensibilizzazione sociale e nelle scuole sulle relazioni fondamentali tra ambiente, tecnologie, sicurezza alimentare, rischi e società in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 dell'Onu e con gli impegni presi da duecento nazioni negli accordi di Parigi nel 2015.

E l'Italia è anche il secondo paese in Europa come presenza nei progetti europei su Bioeconomy-food e blue growth.

Inoltre la bioeconomia ha una forte valenza ambientale, sociale e culturale, genera materia prima alternativa e aggiuntiva agli idrocarburi estratti da fossili, si fonda su processi naturali come la fotosintesi, limita l'emissione di gas clima alteranti, produce materiali biodegradabili, riduce e mitiga la perdita di biodiversità e il consumo del suolo, consente lo smaltimento intelligente di sottoprodotti e rifiuti.

La filiera della bioeconomia contribuisce a rispondere con comportamenti e azioni concrete a una sempre maggiore domanda sociale, locale e globale di sostenibilità e protezione della terra, di produzione equa e sostenibile di cibo, di richiesta di sviluppo, di nuova crescita e occupazione, in particolare nelle aree rurali, costiere, marginali e in abbandono.

E dalla strategia della presidenza del Consiglio dei ministri e della Conferenza delle regioni e delle province autonome si attende che il settore aumenti fatturato e occupazione del 20% entro il 2030, in particolare nella produzione industriale alimentare, a cui il nuovo istituto dovrà dare il suo contributo.

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