Sicilia, urge un tagliando alla riforma dei Consorzi di bonifica

L'accorpamento di 11 enti in due soli consorzi si trascina tra debiti e ricorsi. Agrinsieme Sicilia chiede alla regione di intervenire finanziariamente

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Entro il 2020 i consorzi di bonifica in Sicilia dovrebbero tornare ad essere pagati dai contribuenti, ma secondo Agrinsieme non ve ne sono le condizioni
Fonte foto: © Naj - Fotolia

Razionalizzare i consorzi di bonifica e irrigazione al Sud è sempre difficile: in Sicilia si sta arenando la riforma degli 11 enti voluta dal centrosinistra. Anche se è stato compiuto l’accorpamento in due soli consorzi – l'ente di bonifica della Sicilia Occidentale e quello della Sicilia Orientale - al fine di tagliare i costi di gestione, che ancora nel 2016 erano enormi: oltre 2.100 dipendenti tra tempo indeterminato e stagionali, per 50 milioni di euro all’anno di stipendi e 130 milioni di debiti pregressi, in molti casi con contenziosi in atto, ed una quantificazione del debito complessivo che era ancora in corso alla fine di quell'anno.
 

Oltre 100 milioni di euro di debiti

Trascorrono altri due anni e mezzo, ma i tagli, gli accorpamenti ed il perdurante commissariamento dei due enti non mettono fine ai contenziosi con i creditori. Secondo un recente documento di Agrinsieme Sicilia, ancora oggi il debito complessivo ereditato dal vecchio sistema dei consorzi ammonta ad almeno 100 milioni di euro, e la stima definitiva del quanto siano costati 25 anni di commissariamento ancora non c'è: e che si allunga rapidamente come un'ombra sui bilanci delle imprese agricole siciliane.

Al punto che la coordinatrice regionale di Agrinsieme, Rosa Giovanna Castagna, in questi giorni arriva a chiedere l’azzeramento del cuore della riforma, ovvero la soppressione del comma 11 dell’articolo 47 della Legge regionale per la Sicilia 7 maggio 2015, n. 9 che stabilisce come i consorzi di bonifica devono ”adottare tutte le misure amministrative e gestionali finalizzate al conseguimento dell’equilibrio finanziario entro l’esercizio finanziario 2020", e diminuisce parimenti a scaglioni, fino ad azzerarla, la contribuzione della Regione Siciliana in conto gestione verso le casse dei consorzi. La norma incide pesantemente, oltre che sui canoni di bonifica, anche sulla tariffa irrigua. E l’avvicinarsi della scadenza sta alimentando un notevole allarme in tutta l’isola.
 

Le dichiarazioni di Rosa Castagna

“In considerazione del fatto che livello di degrado del contenzioso fra utenti e consorzi di bonifica sta degenerando nell’assoluta indifferenza del governo regionale, chiediamo l’immediata soppressione dell’articolo 47 - comma 11 - della legge di stabilità del 2015 che prevede il disimpegno graduato nel quinquennio dell’apporto finanziario della Regione alla gestione dei consorzi di bonifica ed il conseguente accollo delle spese di gestione dei consorzi" dichiara la presidente Castagna, coordinatrice regionale di Agrinsieme Sicilia, organismo di coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle cooperative.

“Agli agricoltori – continua Castagna – non si può addossare l’onere finanziario della gestione dei consorzi di bonifica al buio e senza l’adozione dei più elementari strumenti di controllo e gestione, che sono loro preclusi”.

“Inoltre, chiediamo al governo regionale – conclude Castagna – l’immediata sospensione dei ruoli consortili elaborati sulla base del programma di disimpegno finanziario previsto dalla stessa norma”. Parole molto chiare, nette, destinate sicuramente a dare vita ad una reazione politica.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agrinsieme Sicilia

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Tag: organizzazioni agricole leggi e decreti irrigazione bonifica politica agricola politiche regionali

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