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AgriAcademy, a Roma tutti in campo per l'innovazione

I tre giorni del progetto di alta formazione sviluppato da Ismea si sono conclusi. Vincitore della tappa nella capitale ComBEEnazioni, un'idea che mette al centro l'alveare e le api

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Il progetto di Ismea è in collaborazione con il Mipaaft

Si sono conclusi i tre giorni della prima tappa romana dell'AgriAcademy, il progetto di alta formazione ideato e sviluppato da Ismea, ed è stato decretato il vincitore.
Si tratta di ComBEEnazioni, un'idea che nasce dall'imprenditrice agricola Milena Zarbà e che mette al centro l'alveare e le api con un progetto di monitoraggio ambientale e dell'alveare stesso attraverso strumentazioni tecnologiche, da utilizzare per certificare il prodotto finale. 

L'obiettivo è migliorare la vita delle api e, conseguentemente, il prodotto finale, da offrire al consumatore in modo certificato. La raccolta di dati di monitoraggio ambientale diventa anche fonte di informazioni per le comunità locali e gli enti pubblici che possono fruirne attraverso sistemi informatici (app o sito). 

Il risultato arriva dopo una lunga maratona non stop, in cui i giovani partecipanti, con l'aiuto del team di #Ruralhack, sotto la guida di Alex Giordano e dei mentor dell'Osservatorio SmartAgrifood, hanno sviluppato i loro progetti di impresa, dagli aspetti propriamente di business, a quelli di design arrivando a proporre anche dei prototipi dell'idea progettuale.
 
Gruppo vincitore
I ragazzi del progetto ComBEEnazioni
 

Le proposte degli altri finalisti

Tra i finalisti della tappa romana troviamo 'Orto dei miracoli'.
Un kit pronto made in Tuscany, composto di piante e semi certificati biologici, terriccio e concimi autoprodotti dagli scarti organici aziendali, e finalizzato a diffondere le piante da orto biologiche tra hobbisti e appassionati.
È un prodotto che risponde principalmente all'esigenza di naturalità delle città e offre qualità di ogni componente del kit.
Il progetto si rafforza attraverso i social e un'app dedicata.

Altro progetto finalista è stato la 'Distilleria italiana'.
Dai prodotti autoctoni della Tuscia e dell'alto Lazio, ma anche di altri territori, come fico d'india, melograno, frutta e carciofi, mirto, fiori e piante aromatiche, ricavare grappe e brandy destinati a un mercato di nicchia soprattutto estero. Nel territorio non ci sono distillerie e i viaggiatori hanno la possibilità di portare a casa un pezzo di Tuscia.

'Bosco aumentato' invece propone un nuovo modo di utilizzo, valorizzazione e gestione del bosco che coniuga sport, agricoltura e tecnologia. L'idea è di trasformare un grosso problema per gli agricoltori, il bosco, in una risorsa attraverso l'uso della legna, la promozione dei prodotti spontanei, le attività didattiche ed esperienziali di vario tipo.
Il tutto senza eccessivi interventi umani e sviluppando un'economia forestale e del legno sostenibile a ogni livello. Obiettivo finale è mettere i boschi italiani in rete e farli diventare un franchising di valorizzazione

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