Sviluppo rurale, la Dichiarazione di Cork 2.0

Ecco i 10 punti emersi dalla Conferenza europea per rilanciare le aree rurali e crearvi valore aggiunto

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

conferenza-europea-sviluppo-rurale-cork-set16-fonte-commissione-europea.jpg

Dalla Conferenza di Cork sullo Sviluppo rurale è nato un manifesto politico per affrontare le sfide del futuro in agricoltura
Fonte foto: © Commissione europea

Una vita migliore nelle aree rurali”. Recita così il titolo della Conferenza di Cork sullo Sviluppo rurale, tenuta lunedì e martedì scorso in Irlanda, a 20 anni di distanza dal primo manifesto che portò al processo rivoluzionario di Agenda 2000.

Alla vigilia del nuovo millennio, ricordiamo, la riforma 1999-2006 venne varata sotto l’egida dell’allora commissario Franz Fischler, presente anche in questi due giorni e catalizzatore di numerosi applausi nel suo intervento.

Venti anni dopo un nuovo documento
Un manifesto politico che prende atto che, se da un lato la versione del 1996 è ancora attuale nei suoi tratti essenziali, si sono aggiunte nuove sfide allo sviluppo rurale dell’Europa, come ad esempio la lotta ai cambiamenti climatici o la diffusione della banda larga come elemento chiave per tenere legate al progresso le campagne. L’emorragia di agricoltori, infatti, non si è arrestata e, anzi, da 20 anni a questa parte ha portato a una sensibile diminuzione delle aziende agricole, la cui presenza è crollata sui territori europei, acuendo la difficoltà di ingresso di giovani imprenditori.

Ecco allora la Dichiarazione di Cork 2.0, un programma con 10 orientamenti politici, una sorta di lista “to do”, di cose da fare, ma anche sulle quali riflettere. Nella sua completezza, in cinque pagine si lancia anche un messaggio che va oltre i problemi e le sfide da affrontare, per mettere sul piatto le opportunità e rivoluzionare il modo di affrontare i temi agricoli.

Questo il documento targato 6 settembre 2016, puntata numero due rispetto a “Una campagna viva”, approvata il 9 novembre 1996:

Orientamenti politici
Noi, i partecipanti alla Conferenza europea di Cork 2,0 sullo sviluppo rurale, dichiariamo che una politica rurale e agricola innovativa, integrata e inclusiva nell’Unione europea dovrebbe essere guidata dai seguenti dieci orientamenti politici.

Punto 1: Promuovere la prosperità rurale
Il potenziale rurale per fornire soluzioni innovative, inclusive e sostenibili per attuali e future sfide della società quali la prosperità economica, la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico, la gestione delle risorse, l’inclusione sociale e l’integrazione dei migranti dovrebbe essere riconosciuto meglio. Un meccanismo di correzione rurale dovrebbe garantire che questo si rifletta nelle politiche e strategie dell’Unione. 
Le politiche rurali e agricole dovrebbero costruire l’identità e il dinamismo delle zone rurali attraverso l’attuazione di strategie integrate e approcci multi-settoriali. Essi dovrebbero promuovere la diversificazione e l’imprenditorialità Foster, gli investimenti, l’innovazione e l’occupazione. Queste politiche dovrebbero anche dare valore per l’identità rurale e migliorare la sostenibilità, l’inclusione sociale e lo sviluppo locale, nonché la resilienza delle aziende agricole e delle comunità rurali.

Punto 2: Rafforzare le catene di valore rurale
Le politiche dell’Unione europea dovrebbero concentrarsi su approcci integrati per sviluppare e rafforzare le catene del valore rurali e delle reti produttive locali. Esse dovrebbero riflettere le opportunità di business emergenti per l’agricoltura, la silvicoltura e le imprese rurali legate alle economie circolari, verdi, e privo di fossili. 
Le crescenti preoccupazioni dei consumatori circa la qualità dei prodotti e dei processi produttivi, nonché la loro domanda di cibo sano devono essere rispettate. Le politiche devono promuovere nuovi approcci per l’integrazione orizzontale e verticale, che assicurano rapporti contrattuali equi e trasparenti all’interno della catena di approvvigionamento, e le possibilità legali per l’organizzazione di azioni collettive degli agricoltori. 
Gli agricoltori devono essere dotati di strumenti di gestione dei rischi efficaci.

Punto 3: Investire in viabilità rurale e vitalità
Il sostegno dell’Unione per gli investimenti nelle aree rurali dovrebbe concentrarsi sulla creazione di valore aggiunto per la società. Gli investimenti in sviluppo del business, in servizi pubblici e privati, in infrastrutture essenziali e nel rafforzamento delle capacità dovrebbero fornire verso gli obiettivi comuni dell’Ue, in particolare in relazione ai posti di lavoro e alla crescita verde e inclusiva. Essi dovrebbero anche prevedere iniziative in grado di autosostenersi e che promuovano un’agricoltura competitiva e diversificata, e l’economia rurale. 
Particolare attenzione deve essere data nella missione di superare il digital divide e sviluppare le potenzialità offerte dalla connettività e dalla digitalizzazione delle aree rurali. Le politiche dovrebbero promuovere la qualità della vita rurale, e soddisfare le aspirazioni dei giovani delle aree rurali per un lavoro vario e ben ricompensato, nonché facilitare il ricambio generazionale. 
Gli sforzi dovrebbero essere fatti per estendere la diffusione della ricchezza e la leva del finanziamento, fornendo strumenti finanziari innovativi. Il sostegno dell’Unione europea dovrebbe rafforzare i legami fra città e campagna e allineare lo sviluppo sostenibile delle aree rurali e urbane.

Punto 4: Preservare l’ambiente rurale
La gestione del territorio ha un ruolo chiave nel rapporto tra i cittadini e l'ambiente. Le politiche devono incentivare la fornitura di beni pubblici ambientali, tra cui la conservazione del patrimonio naturale e culturale dell’Europa. Questi beni consistono in una ricca varietà di habitat di flora e fauna e nel paesaggio, che dipendono in larga misura dai sistemi agricoli e forestali. 
Le misure volte a premiare la fornitura di beni e servizi pubblici ambientali dovrebbero riflettere la varietà delle circostanze locali. Il valore intrinseco dell’ambiente rurale offre vantaggi per lo sviluppo locale economico, l’eco-turismo, la vita sana, l’identità alimentare e i marchi, nonché la promozione della campagna per la ricreazione.

Punto 5: Gestione delle risorse naturali
L’aumento della pressione sulle risorse naturali derivanti dalla crescente domanda di alimenti, mangimi, fibre e biomateriali deve essere soddisfatto da risposte politiche coordinate e intersettoriali. Tali decisioni politiche dovrebbero garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la biodiversità e gli stessi mezzi di produzione agricola e forestale. 
Il processo di perdita di diversità genetica deve essere invertito e l’uso sostenibile delle risorse genetiche animali e vegetali deve essere gestito tramite un’opportuna azione pubblica e privata. Vi è la necessità di sviluppare e integrare soluzioni innovative, basate sulla scienza, che permettano di produrre di più con meno, garantendo allo stesso tempo che le risorse naturali siano a disposizione delle generazioni future. 
Format efficaci per lo scambio di conoscenze e di consulenza dovrebbero essere sviluppati e dovrebbe essere garantito il sostegno per l’adozione di sistemi ben pianificati per la gestione del territorio.

Punto 6: Incoraggiare l’azione per il clima
Data l’urgente necessità di affrontare la sfida del clima nelle zone rurali, così come le aree urbane, il sostegno deve essere mirato alla realizzazione di efficaci strategie di mitigazione e adattamento. Non vi è ampio margine per il sequestro e stoccaggio del carbonio nelle zone rurali. L’azione deve andare al di là di soluzioni basate sul carbonio e dovrebbe promuovere una gestione sana del bestiame anche in termini nutrizionali. 
Gli agricoltori e gli imprenditori forestali dovrebbero essere incoraggiati a fornire servizi di conservazione del clima e a impegnarsi in sforzi di adattamento ai cambiamenti climatici. 
Il potenziale delle aree rurali per la produzione di energia rinnovabile sostenibile, così come di biomateriali, dovrebbe essere sviluppato attraverso organi di investimento adeguati. La priorità dovrebbe essere data allo sviluppo ulteriore dell’economia circolare, così come, a cascata, dell’utilizzo dei biomateriali.

Punto 7: Dare impulso alla conoscenza e all’innovazione
Le comunità rurali devono partecipare all’economia della conoscenza, al fine di utilizzare appieno i progressi della ricerca e dello sviluppo. Imprese rurali, compresi gli agricoltori e gli imprenditori forestali, di ogni tipo e dimensione devono avere accesso alle tecnologie appropriate, allo stato dell’arte i tema di connettività, così come ai nuovi strumenti di gestione per fornire vantaggi economici, sociali e ambientali. 
Maggiore attenzione politica in materia di innovazione sociale, apprendimento, educazione, consulenza e formazione professionale sono essenziali per lo sviluppo delle competenze necessarie. Questo dovrebbe essere accompagnato dal rafforzamento del network digitale di scambio, dalle reti e dalla cooperazione tra gli agricoltori e gli imprenditori rurali. 
Le esigenze e i contributi delle zone rurali devono essere chiaramente riversate sul programma di ricerca dell’Unione europea. Industria, ricercatori, operatori, fornitori di conoscenza, la società civile e le autorità pubbliche devono lavorare a più stretto contatto, per sfruttare al meglio le opportunità e le azioni derivanti dal progresso scientifico e tecnologico.

Punto 8: Rafforzare la governance rurale
La capacità amministrativa e l’efficacia delle amministrazioni regionali e locali e dei gruppi basati sulla comunità devono essere aumentate, se necessario, attraverso la fornitura di assistenza tecnica, formazione, cooperazione e creazione di reti. Sulla scia del successo delle misure Leader e del Partenariato europeo per l’innovazione in agricoltura (Pei), devono essere avviate consultazioni dal basso verso l’alto e iniziative gestite a livello locale, al fine di mettere in moto le potenzialità delle aree rurali. 
L’architettura della Pac deve essere basata su un quadro strategico e di programmazione comune, che prevede di finalizzare tutti gli interventi verso ben definiti obiettivi economici, sociali e ambientali. Questo dovrebbe riflettere le esigenze e le aspirazioni dei territori interessati e rispettare il principio di partenariato. 
I volumi, la portata e la leva del finanziamento devono essere migliorati attraverso uno sviluppo esteso e l’utilizzo di strumenti finanziari. Politiche rurali e agricole devono interagire con il più ampio contesto delle strategie nazionali e regionali e lavorare in complementarità e coerentemente con le altre politiche.

Punto 9: Attuare l’avanzamento della politica e la semplificazione
Sono necessari flessibilità e un orientamento più mirato alla progettazione delle politiche, ma non devono tradursi in inutili complessità. Iniziative per ripristinare e costruire la fiducia delle parti interessate sono una priorità. Elementi essenziale per snellire ulteriormente il quadro normativo della Politica agricola comune e attuare una ulteriore semplificazione. 
Inoltre, gli strumenti e le procedure amministrative intelligenti devono essere sviluppate, in modo da ridurre l’onere amministrativo per i beneficiari e le amministrazioni nazionali e regionali. È importante anche proporzionare gli elementi sanzionatori. 
L’introduzione di e-governance nella gestione dei programmi di sostegno e una vasta applicazione di opzioni semplificate devono avere la massima priorità. È necessario rafforzare la sussidiarietà e la proporzionalità nell’ambito della gestione condivisa dei fondi e dei sistemi di controllo sottostanti.

Punto 10: Migliorare le prestazioni e la responsabilità
Le politiche devono essere responsabili e adatte allo scopo. Il sostegno pubblico al settore agricolo e alle zone rurali deve essere oggetto di un sistema di monitoraggio e di valutazione credibile. Questo dovrebbe coprire i benefici delle azioni, l’efficienza della spesa, e valutare la distribuzione contro obiettivi politici. Le parti interessate devono avere un ruolo più forte per valutare le performance attraverso l’apprendimento condiviso, e comunicazioni relative alle prestazioni.
I cittadini e contribuenti si aspettano di essere informati circa le prestazioni e gli obiettivi raggiunti dalla politica. Questa aspettativa deve essere soddisfatta.

Conclusioni
Noi, i partecipanti alla Conferenza europea di Cork 2,0 sullo sviluppo rurale, invitiamo i responsabili politici dell’Unione europea a:
  • migliorare la consapevolezza pubblica del potenziale delle zone rurali e delle risorse, per offrire una vasta gamma di sfide e opportunità economiche, sociali e ambientali, delle quali beneficiano tutti i cittadini europei;
  • investire nell’identità e nel potenziale di crescita delle comunità rurali e per rendere le aree rurali attraenti per le persone, per vivere e lavorare in tutte le varie fasi della loro vita;
  • costruire su questo slancio e sviluppare ulteriormente la politica agricola e rurale verso un approccio flessibile, semplice e orientato a tale risultato, basato sul partenariato e che rifletta gli obiettivi dell’Unione, nonché le esigenze e le aspirazioni sul campo;
  • sistematicamente rivedere le altre politiche macro e settoriali attraverso una lente rurale, considerando impatti potenziali e reali e implicazioni sull’occupazione rurale e sulle prospettive di crescita e di sviluppo, il benessere sociale e la qualità ambientale delle zone rurali e delle comunità;
  • sostenere questo programma in 10 punti e incorporare la sua visione e gli orientamenti in sviluppo politico futuro.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: unione europea internet ambiente bioenergie sviluppo rurale cambiamenti climatici

Temi caldi: Cork 2.0

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 217.828 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner