Pesche e nettarine saranno abbondanti anche la prossima estate. Queste le previsioni di produzione europea, con le inevitabili conseguenze di mercato, a meno che non intervengano robuste azioni correttive di governo dell'offerta.

Terremerse, insieme ad altre cooperative romagnole, è impegnata ad attivare misure di prevenzione del rischio e di riduzione del danno derivante da una nuova crisi.

"Il nostro export ha risentito pesantemente della brusca frenata dello sviluppo in Europa e la riduzione dei nostri spazi di mercato all'estero ha poi determinato l'inflazione dell'offerta su quelli ancora disponibili".
Così l'amministratore delegato di Terremerse, Gilberto Minguzzi, fa il punto sul settore e continua: "La dinamica domanda/offerta spinge i prezzi al ribasso, a questo mercato i produttori hanno reagito riducendo i costi. L'invenzione dell'offerta in cestini è nata da questa attenzione unilaterale per i costi: si è diffusa così l'automazione di lavorazioni precedentemente fatte a mano e ha preso piede l'immissione sul mercato di frutti a raccolta anticipata sui normali tempi di maturazione. Il risultato è stato uno scadimento crescente della qualità e del gusto dei prodotti, la delusione di potenziali consumatori e l'ulteriore avvitamento della dinamica domanda/offerta/prezzi".

Minguzzi ha poi spiegato come la modalità di vendita su commissione, che ha preso piede negli ultimi anni, con prezzi aperti da definire settimanalmente a consuntivo delle vendite già effettuate, porta i prezzi e la qualità dei prodotti verso il basso. Gli spagnoli, avvantaggiati sul piano dei costi di produzione, ci hanno sottratto spazi di mercato.

"Si è messa in atto una sorta di selezione rovesciata - continua Minguzzi -, che fa sì che in un mercato banalizzato, sopravvivano solo i prodotti più scadenti. In realtà è un assestamento illusorio perché allontana i consumatori e restringe ulteriormente gli spazi di mercato".

Per risolvere questi problemi sono state intraprese azioni per inserire nella Pac e nell'Ocm nuovi strumenti di protezione del reddito dei produttori (dalla realizzazione di strumenti più efficaci per effettuare i ritiri di mercato, alle assicurazioni sul reddito, all'attuazione di nuove forme di mutualità in caso di gravi crisi, fino alla destinazione di risorse Ue di sostegno alla ricerca di nuovi sbocchi in mercati lontani).

"Il recente pronunciamento dell'Organismo di interprofessione che dispone la sottrazione dal mercato delle partite di prodotto più scadenti compie un passo nella direzione giusta. Ora il pronunciamento dell'Oi dev'essere ratificato dal Governo per assumere forza di legge e disporre i necessari controlli. Per governare l'offerta - suggerisce Minguzzi - serve un programma di selezione e qualificazione, articolato in abbattimenti mirati delle varietà obsolete e reimpianti con varietà innovative, con quote definite per ciascun Stato membro".

 

Abbattimenti selettivi programmati o spontanei?

L'alternativa è la strada degli abbattimenti selettivi programmati o degli abbattimenti affidati alla sola spontaneità, penalizzanti soprattutto per i territori più maturi e strutturati dal punto di vista dei costi.

"Se ne parla troppo poco e con troppa timidezza - commenta Minguzzi -. E con la reticenza si ha un ingorgo di partite scadenti sul mercato, che banalizza il valore della migliore qualità.
Occorre reagire. Gran parte dell'offerta di pesche e nettarine (il 50%) è fatta di calibri minori che vengono venduti solo a prezzi così bassi che non coprono né i costi di produzione, né quelli di lavorazione e confezionamento. Per consentire ai produttori di riscuotere un minimo di reddito, le strutture cooperative sostengono le liquidazioni dei prodotti, compresa la parte di prodotto che non avrà riscontro di gradimento al consumo. Così i mercati si ingolfano di prodotto scadente, non si remunerano i produttori e si creano perdite anche per le gestioni cooperative".

 

Le proposte di Terremerse

"Le risorse in funzione di sostegno - afferma l'amministratore di Terremerse - dovrebbero essere utilizzate solo per quei segmenti di produzione che vale la pena promuovere, perché possono incontrare il favore dei consumatori e potranno sostenersi sul mercato. A riguardo delle pezzature più scarse occorre piuttosto mettere in atto azioni deterrenti per scoraggiare la produzione di frutti scadenti sulla pianta. Serve inoltre uno sforzo più complessivo di assistenza tecnica e di sostegno finanziario per il rinnovamento varietale e degli impianti".

Minguzzi spiega poi come la scelta della cooperativa Terremerse di posizionarsi sulle produzioni d'eccellenza, spingerà i soci ad adottare standard di potatura, diradamento, nutrizione e difesa, improntati al raggiungimento della miglior qualità. Questo comporterà, secondo l'amministratore, una parziale riduzione di volumi d'offerta sul mercato, con una minore dispersione di costi su segmenti incapaci di generare valore.

Spostare insomma la competizione verso i livelli alti di gamma, gli unici dove si può tentare di ricomporre la forbice fra bisogni di reddito dei produttori e delle loro strutture associate e bisogni del consumatore, riattivando un circolo virtuoso. Per superare la crisi della frutticoltura Minguzzi ribadisce che è necessario però il concorso di strumenti pubblici di programmazione e di aiuti.

"Lo scopo di quest'azione dev'essere - conclude Minguzzi - quello di suscitare un movimento di produttori e di opinione pubblica, che agisca sulle scelte degli operatori e indirizzi verso una corretta programmazione. La salvezza della frutticoltura romagnola non passa dalla difesa dei comportamenti del passato, ma da una determinata azione di cambiamento. Noi vogliamo fare la nostra parte".