Sardegna, verso il nulla di fatto per il prezzo minimo del latte ovino

L'insoddisfazione per il prezzo minimo di acconto dell'ipotesi di accordo raggiunta sabato scorso, 72 centesimi al litro iva inclusa, sta scatenando nuove proteste in Sardegna. Intanto il tavolo di filiera convocato per il 21 febbraio dal premier Conte rischia di non essere risolutivo

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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In Sardegna l'economia legata al latte ovino e alle carni di agnello vale da sola circa 400 milioni di euro l'anno
Fonte foto: © Ekaterina Pokrovsky - Fotolia

Dopo tre giorni di trattative, iniziate nel pomeriggio del 14 febbraio 2019 a Roma al Palazzo del Viminale, alla presenza del ministro per l'Interno Matteo Salvini e del ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio, e proseguite a Cagliari il 15 e il 16 febbraio scorsi, non c'è ancora un accordo definitivo per il prezzo minimo del latte ovino che i trasformatori devono corrispondere ai pastori sardi, e scricchiola la tregua concordata per consentire una valutazione dell'ipotesi di accordo scaturita dagli incontri. Perché in Sardegna stanno riprendendo le dimostrazioni di protesta, in vista del tavolo di filiera convocato dal premier Giuseppe Conte per il 21 febbraio.

Questo il bilancio della trattativa che insiste su un comparto che in Sardegna vale, secondo Confagricoltura, oltre 400 milioni di euro solo come latte e carni prodotte.


L'ipotesi di accordo del 16 febbraio

Secondo l'ipotesi di accordo raggiunta il 16 febbraio a Cagliari - e attualmente in valutazione da parte dei pastori, in cambio di una tregua per consentire il ritiro del latte da parte dei caseifici - subito gli allevatori otterrebbero 72 centesimi (iva inclusa) di prezzo minimo da considerarsi in acconto, mentre c'è una road map per portare il prezzo nel giro di un anno ad un euro al litro.

Nel frattempo, per rendere possibile tale prezzo del latte, andrebbe riportato su valori più elevati il prezzo del formaggio pecorino Romano Dop, il cui crollo ha determinato l'offerta al ribasso anche per il latte. Su tanto c'è l'impegno di Regione Sardegna, Banco di Sardegna e ministero per le Politiche agricole ad un intervento di ritiro dal mercato di 67mila quintali di Romano per un valore complessivo di oltre 49 milioni di euro.
Un'operazione che ha lasciato però perplessi i pastori, che sarebbero comunque i primi a pagare la crisi, mentre i caseifici, che l'avrebbero provocata violando le quote di produzione, producendo più Romano del dovuto, sarebbero i diretti beneficiari dell'operazione di ritiro dal mercato del formaggio in eccedenza. Intanto, continua a montare la protesta anche dei pastori della Sicilia, dove il prezzo di mercato del latte è a livelli bassissimi.


Coldiretti, 72 centesimi prezzo troppo basso, ma vi sono risvolti positivi

"Serve inserire una clausola che garantisca di raggiungere l'obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori da parte degli industriali che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione Sardegna - è quanto afferma la Coldiretti Sardegna nel sottolineare che - è necessario ora che sulla bozza di accordo sul prezzo del latte ovino in Sardegna si pronuncino i pastori impegnati da dieci giorni in una dura vertenza. L'acconto iniziale di 72 centesimi al litro è peraltro motivo di insoddisfazione perché - sottolinea la Coldiretti - si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea elaborato per far luce sulla crisi del settore".

Non mancano però risvolti positivi nell'accordo, tra i quali Coldiretti evidenzia "la volontà di inserire la presenza dei pastori nell'amministrazione del Consorzio di tutela del pecorino Romano, con l'attuale gestione che si è dimostrata inadeguata nello svolgere i compiti di valorizzazione, e la nomina di un Prefetto per verificare eventuali errori e violazioni, ma anche per controllare la legalità delle operazioni di ritiro del pecorino da destinare agli indigenti con le risorse pubbliche".

"Importante - precisa la Coldiretti - è anche l'impegno per il passaggio delle quote di produzione ai pastori e il monitoraggio del rispetto dei livelli produttivi di produzione il cui superamento è stata la causa principale della crisi".

"Va riconosciuto infine - afferma la Coldiretti - l'impegno del Governo e della Regione Sardegna che per questa operazione hanno messo sul piatto per il ritiro di 67mila quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato e anche quello delle catene distributive che si sono impegnate a riconoscere ai fornitori un valore, all'acquisto del pecorino, in grado di assicurare agli allevatori il prezzo di 1 euro al litro e anche a realizzare campagne promozionali come il pecorino day promosso dagli agricoltori di Campagna Amica".


Copagri, serve un prezzo minimo di acconto da 85 centesimi

Il presidente di Copagri Franco Verrascina, nel commentare oggi le nuove proteste in Sardegna ha detto "Il prezzo minimo di acconto da noi proposto non a caso era di 85 centesimi, proprio perché l'obiettivo è un euro, è chiaro che in molti vedono nel prezzo invece segnato nell'ipotesi di accordo, di 72 centesimi, un segnale negativo perché il percorso per arrivare ad un euro diventa troppo lungo e troppo poco credibile".


Confagricoltura, mantenere unità sindacale

Dal canto suo Confagricoltura sin dal 16 febbraio scorso ha invitato all'unità le sigle sindacali in vista di un accordo definitivo: "Abbiamo già ottenuto alcuni risultati che vale la pena rimarcare: ad esempio l'avvio di una indagine per valutare l'applicazione di pratiche sleali, come Confagricoltura aveva proposto - ha detto il presidente Massimiliano GiansantiEd è pure positivo rilevare una rinnovata attenzione dei soggetti istituzionali che stanno lavorando a soluzioni concrete e di immediata applicazione mettendo a disposizione risorse".

"Sono risultati più che apprezzabili - ha rimarcato Giansanti - che se accompagnati da una intesa complessiva sugli aspetti di mercato potrà davvero essere positiva per far recuperare redditività e competitività agli allevatori sardi".


Antitrust, indagine su Consorzio tutela e 32 caseifici per pratiche commerciali sleali

Intanto, l'Antitrust ha aperto un'istruttoria sui prezzi del latte sardo di pecora destinato alla produzione di pecorino Romano Dop, sulla base delle leggi sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare.

In particolare, il procedimento è stato avviato nei confronti del Consorzio per la Tutela del formaggio pecorino Romano e di 32 imprese di trasformazione ad esso aderenti - tutte con sede in Sardegna - ed è volto a verificare se tali operatori abbiano imposto agli allevatori un prezzo di cessione del latte al di sotto dei costi medi di produzione.

"La pratica - spiega una nota dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - potrebbe inquadrarsi in una situazione di significativo squilibrio contrattuale tra i caseifici e gli allevatori, questi ultimi parte debole del rapporto in ragione della natura altamente deperibile del latte e delle caratteristiche dimensionali e organizzative delle imprese di allevamento".

L'istruttoria dovrà concludersi entro 120 giorni dall'avvio.


Cia Sicilia Occidentale, il malcontento dei pastori c'è anche qui

"Il malcontento che sta montando in queste ore in Sicilia era prevedibile, non ci sorprende. Sui nostri pastori ed allevatori gravano, oltre al prezzo basso a cui viene acquistato il loro latte altri problemi che finiscono col pesare ulteriormente sulle loro tasche". Lo dice in una nota la Cia Sicilia Occidentale a proposito della protesta scoppiata il 14 febbraio scorso per le strade dell'isola.

"C'è tanto malumore, stanno nascendo numerosi comitati spontanei di protesta e in questa lotta dobbiamo essere tutti coinvolti - spiega il vicepresidente Salvino Nasello, responsabile del gruppo zootecnia della Cia - c'è un divario non più sostenibile tra costi e ricavi, il prezzo del latte è ai minimi storici, 64-65 centesimi al litro. Colpa anche di una rete viaria da terzo mondo, che ci costringe a fare prezzi sempre più bassi per non far scappare gli acquirenti che devono affrontare un calvario per venire a prendersi il latte e il trasporto è a carico di chi compra".


Agrocepi, serve un Patto dei formaggi Dop e Igp

Non a caso i vertici di Agrocepi lanciano in maniera convinta l'idea del "Patto dei formaggi Dop e Igp" finalizzato al rilancio dell'export per sostenere domanda e prezzo di formaggi e latte.

Agrocepi sottolinea in una nota come sia comunque "necessario partire da misure e interventi strutturali che tutelino gli imprenditori agricoli in ogni regione d'Italia. Partendo dalla mozzarella di bufala, passando poi, per caciocavallo Silano ed altri prodotti d'eccellenza, i rispettivi Consorzi di tutela e i relativi caseifici, sostenuti da un programma speciale del Mipaaft, e Mise, con il coordinamento dell'Ice, si dovranno impegnare a promuovere sui mercati soprattutto esteri, il ricco paniere dei formaggi a marchio comunitario. Questo consentirebbe una strategia consona e fondamentale volta alla promozione e alla difesa di ogni prodotto che rappresenta una risorsa, non solo per gli agricoltori ma per l'intero Paese".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: latte organizzazioni agricole prezzi proteste accordo ovini zootecnia

Temi caldi: La protesta dei pastori sardi

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