Popillia japonica è un coleottero originario del Giappone e della Russia orientale introdotto accidentalmente in Italia nel 2014 e che si è espanso velocemente in un'area che copre diverse province tra Lombardia e Piemonte. L'insetto, considerato dall'Unione Europea un "pest" da quarantena, si nutre di un gran numero di piante di interesse agrario e non, con una particolare predilezione per la vite.

 

"I danni che Popillia japonica può causare in vigneto sono ingenti. Esso ha infatti un comportamento gregario e non di rado su una stessa pianta si possono contare centinaia di esemplari che si nutrono della lamina fogliare", spiega Simone Lavezzaro, tecnico del Centro di Saggio Agricola 2000, che ha condotto proprio delle prove su vigneti nell'alto Piemonte.

 

"Se non controllato, il coleottero giapponese è in grado di defogliare in pochi giorni una intera vite, compromettendo la capacità di sintetizzare nutrienti e dunque di produrre uva".

 

In questo articolo vedremo la biologia dell'insetto, i danni che può causare in vigneto e le strategie di difesa, sia nei vigneti gestiti in convenzionale che in biologico.

 

Danni in vigneto causati da Popillia japonica

Danni in vigneto causati da Popillia japonica

(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

 

Diffusione in Italia di Popillia japonica

Il coleottero giapponese è un insetto originario dell'Asia che è diffuso in diversi Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, e che nel 2014 è arrivato in Italia, probabilmente a causa dello scambio di merci. I primi esemplari sono stati ritrovati nel Parco del Ticino, un'area a cavallo tra Piemonte e Lombardia, e da lì si è espanso nel territorio circostante.

 

P. japonica si può nutrire di un gran numero di piante di interesse agrario ed ornamentali, nonché selvatiche. Questa polifagìa lo ha portato ad espandersi velocemente in diverse province, mentre le zone vitivinicole interessate per ora sono quelle del novarese e dell'alto Piemonte, nonché alcune aree dell'astigiano.

 

P. japonica si può nutrire di un gran numero di piante di interesse agrario ed ornamentali, nonché selvatiche

P. japonica si può nutrire di un gran numero di piante di interesse agrario ed ornamentali, nonché selvatiche

(Fonte foto: IT NPPO)

 

Tuttavia, la capacità di volo dell'insetto e l'intenso movimento di persone e merci in tutto il Nord Italia lasciano prevedere una sua diffusione più o meno veloce sul territorio nazionale. La presenza del coleottero giapponese su vite è particolarmente dannosa e nelle aree interessate dalla sua presenza i viticoltori sono ormai costretti ad intervenire con insetticidi per il suo controllo.

 

Il ciclo biologico di Popillia japonica

Nei nostri areali P. japonica compie una sola generazione all'anno e sverna come larva di terza età nel terreno, a circa 20-30 centimetri di profondità. Qui le larve si nutrono delle radici di diverse piante, con una predilezione per le graminacee. Sono interessati quindi coltivazioni di grano e orzo, ma anche campi sportivi e manti erbosi in generale.

 

In primavera gli adulti di coleottero emergono dal terreno ed è possibile ritrovarli in vigneto intorno a metà giugno-inizio luglio, a seconda dell'andamento stagionale più o meno freddo. Qui gli esemplari adulti stazionano per circa quaranta giorni, cibandosi delle foglie della vite, che vengono completamente rose, acquisendo un aspetto scheletrico.

 

Larve di P. japonica

Larve di P. japonica

(Fonte foto: Servizio Fitosanitario di Regione Lombardia)

 

A causa del suo comportamento gregario, P. japonica può essere presente sulle piante in un numero anche molto elevato, di diverse centinaia di individui, che nel complesso sono in grado di azzerare la capacità fotosintetica della pianta. La produzione di uva viene perciò compromessa, ma se le popolazioni non vengono controllate, sul lungo periodo la pianta può deperire, fino a morire.

 

Sul finire dell'estate le femmine depongono le uova nel terreno, in vigneto o più frequentemente in prati e campi coltivati, ad una profondità di alcuni centimetri, talvolta scavando delle brevi gallerie. Le larve che fuoriescono dalle uova iniziano a nutrirsi delle radici delle piante ospiti, attraversando tre stadi giovanili prima di affondare nel suolo ad una profondità di circa 30 centimetri per ripararsi dal freddo invernale e superare la stagione.

 

La difesa del vigneto da Popillia japonica

A causa degli ingenti danni che questo insetto è in grado di provocare in vigneto, negli areali interessati dalla sua presenza si è reso necessario effettuare dei trattamenti insetticidi per il suo controllo.

 

"Gli adulti di P. japonica presenti sulle viti si concentrano inizialmente sulle foglie più giovani, quindi sulla parte alta della chioma, per poi scendere verso il basso. Questo comportamento può essere sfruttato per posizionare al meglio il primo trattamento insetticida", spiega Lavezzaro. "Si attende infatti che un numero consistente di individui, almeno una decina per pianta, si accumuli sulla vite. E successivamente si tratta".

 

Attendere che la concentrazione di insetti cresca in vigneto comporta sicuramente dei danni alla chioma, che però si concentrano sulla parte alta, che successivamente viene cimata, e non sono dunque particolarmente impattanti. L'attesa permette tuttavia di colpire un numero elevato di individui.

 

I primi danni causati da P. japonica si concentrano sulla parte alta della chioma

I primi danni causati da P. japonica si concentrano sulla parte alta della chioma
(Fonte foto: Tommaso Cinquemani - AgroNotizie®)

 

Il primo trattamento di solito viene effettuato con acetamiprid, una sostanza attiva che ha dato prova di offrire un buon controllo dell'insetto. Il trattamento coincide tra l'altro con quello obbligatorio per Scaphoideus titanus, la cicalina vettore della flavescenza dorata.

 

"Il primo trattamento è spesso risolutivo e non è necessario un secondo intervento", spiega Lavezzaro. "Popillia è infatti un insetto che in vigneto staziona circa quaranta giorni, e se con il primo intervento si abbatte efficacemente la popolazione residente, a meno di nuove infestazioni si può stare tranquilli".

 

Nel caso invece in cui dalle zone vicine arrivino nuovi esemplari, l'agricoltore è costretto ad effettuare un secondo intervento, questa volta solitamente a base di un piretroide.

 

Si consiglia di entrare in campo al mattino presto, quando le basse temperature della notte rendono l'insetto meno mobile e gli impediscono di fuggire al passaggio del trattore. Si consiglia poi di effettuare una corretta bagnatura fogliare e di tarare la macchina in modo da colpire gli insetti anche all'interno della vegetazione.

 

"Sul fronte biologico gli strumenti a disposizione sono davvero pochi. Il piretro ha una efficacia scarsa contro questo insetto a causa delle dimensioni elevate e dalla corazza che lo protegge", sottolinea Simone Lavezzaro. "Sono state fatte prove con olio di Neem, polveri di roccia e Bacillus thuringiensis, ma con scarsi risultati. Sono invece efficaci le reti antinsetto, che però hanno un costo elevato e una gestione complessa".

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