Mal dell'esca: se i funghi patogeni sono già nelle barbatelle?

Il complesso dell'esca è una malattia sempre più frequente nei vigneti italiani. La difesa spesso si concentra in vigneto, ma numerosi studi hanno rivelato che i funghi che sono associati alla malattia possono essere già presenti nelle barbatelle

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il mal dell'esca è sempre più diffuso in Italia
Fonte foto: Francesco Calzarano, Università degli studi di Teramo

Il mal dell'esca è una malattia conosciuta in tutta Europa fin dai tempi degli antichi romani che tuttavia è stata per lungo tempo considerata una malattia che affliggeva le vecchie viti e che quindi veniva considerata come la conclusione inevitabile del ciclo biologico della pianta. Tuttavia a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso in Europa si è avuto un aumento di casi di mal dell'esca e un sensibile abbassamento dell'età delle piante colpite, con viti di pochi anni che già mostravano i sintomi fogliari della malattia.

Malattia che, è bene dirlo, è causata da un numero elevato di specie fungine (tra cui Phaeomoniella chlamydospora, Phaeoacremonium minimum e Fomitiporia mediterranea) che vivono all'interno della pianta e che penetrano nel legno attraverso le ferite, soprattutto quelle di potatura, oppure quelle causate dalla grandine o dal gelo.

A seconda delle tipologie dei funghi che interessano la pianta, della varietà di vite, della sua età, vigoria e della conduzione del vigneto si possono sviluppare diverse malattie, raggruppate sotto il nome di Grapevine trunk diseases (Gtds), fra le quali il mal dell'esca è la più nota e diffusa in Europa. Queste possono causare sintomi nel tronco (carie, necrosi vascolari, cancri), oppure sulla chioma (tigratura delle foglie). Le infezioni del legno possono presentarsi insieme, oppure anche singolarmente e rimanere latenti o dar luogo a sintomi fogliari.
 
Sintomi di tigratura delle foglie su diverse varietà
Sintomi di tigratura delle foglie su diverse varietà
(Fonte foto: Safecrop, Istituto agrario di San Michele all'Adige)

Per un approfondimento riguardo ai sintomi del mal dell'esca e alle strategie di difesa rimandiamo a questo articolo. Il presente vuole invece focalizzarsi su altre sorgenti di infezione e in particolare sulle contaminazioni che possono avvenire in vivaio.

Se infatti è vero che i funghi agenti del complesso dell'esca penetrano nella pianta attraverso le ferite nel legno, i vivai rappresentano un luogo di potenziale diffusione proprio per le diverse operazioni che comportano il taglio dei tessuti vascolari nei materiali di propagazione, come ad esempio la spezzonatura di  marze e portinnesti, nonché il loro innesto..


Il processo produttivo delle barbatelle

Prima di analizzare quali possono essere le cause di contaminazione è bene vedere schematicamente il processo di produzione delle barbatelle.

Da viti americane (Vitis rupestris) selezionate e allevate a testa di salice vengono asportati, dopo la caduta delle foglie, i tralci. Questi ultimi vengono sgemmati attraverso delle macchine e tagliati a misura. Questi spezzoni, di circa 30-40 centimetri, andranno a formare il portainnesto.

Dai tralci di altre viti, questa volta di Vitis vinifera, vengono invece asportate le gemme che vengono innestate sul portainnesto tramite degli appositi agevolatori meccanici. Le talee innestate vengono poi messe in apposite vasche di reidratazione e successivamente fatte germogliare in serra.

Quando la stagione lo consente le talee innestate vengono piantumate in pieno campo e fatte crescere. In autunno vengono potate ed estirpate. Dopo una cernita avviene la paraffinatura (per evitare la disidratazione), l'accorciamento delle radici e la conservazione a basse temperature in modo che il prodotto si conservi fino alla vendita.


Le contaminazioni in vivaio

Risulta dunque evidente che sono molti i momenti in cui i funghi patogeni possono penetrare all'interno del portainnesto o delle marze. Ricerche condotte in Italia, come all'estero, ad esempio in Spagna, hanno rilevato la presenza di alcuni funghi nelle piante madri direttamente in campo, ma anche sugli strumenti di lavoro in vivaio e nelle barbatelle stesse.

"Fummo i primi nel 1998 a isolare i funghi responsabili del mal dell'esca nelle barbatelle", racconta Laura Mugnai, docente presso l'Università degli studi di Firenze e tra i massimi esperti di malattie del legno in Italia.

"Fino agli anni '80 si pensava che l'unico fungo presente nel legno fosse l'agente di carie, un basidiomicete. Studiando invece il tema siamo arrivati a isolare almeno duecento specie di funghi che vivono all'interno del legno delle viti e che possono causare problemi. Sono tutti funghi che penetrano attraverso le ferite del legno e quindi anche le operazioni di vivaio possono rappresentare un momento critico".
 
Progressione di una carie della vite
Progressione di una carie della vite
(Fonte foto: Winetwork)

Posto che anche tra i vivaisti ci sono differenti livelli di attenzione a questo tema e che in Italia abbiamo tra i migliori professionisti al mondo, pur nel rispetto della normativa ci sono degli ostacoli oggettivi alla produzione di materiale sano. Uno è ad esempio l'assenza di prodotti registrati per la disinfezione delle barbatelle. Il team di ricerca del dottor Di Marco (Ibe, Cnr) e della professoressa Mugnai ha ad esempio testato l'impiego di acqua acida elettrolizzata (Electrolyzed acid water) oppure di specie di Trichoderma (esistono prodotti registrati allo scopo), con risultati preliminari promettenti, anche se non esiste la possibilità di azzerare le moltissime occasioni di infezione.

Altre prove sono state condotte con l'utilizzo di ozono, terapie con immersione in acqua calda o altri microrganismi con effetto antagonista. Si stanno dunque facendo molti progressi nella messa a punto di protocolli operativi sempre più efficaci, anche riguardo alla qualità e all'impatto del taglio prodotto sia sulle piante madri che durante la stessa operazione di innesto.

"Le contaminazioni in vivaio possono avvenire con facilità ma non è detto che se un fungo è presente all'interno di una barbatella si avrà una vite malata", sottolinea Laura Mugnai. "Questi sono funghi che hanno una lunga fase endofitica (completamente all'interno dell'ospite, Ndr) che non è detto poi sfoci in una malattia sintomatica, anche perché viti sane sono in grado di arginare le infezioni".


Cinque consigli per l'agricoltore

Quando un viticoltore acquista una barbatella per l'avvio di un nuovo impianto sta facendo un investimento importante che spera darà i suoi frutti per diversi decenni. E' dunque di primario interesse per l'agricoltore mettere al sicuro il suo investimento e la cosa più importante che può fare è rivolgersi a vivaisti seri, che insieme alle piante consegnino le certificazioni del caso. Le barbatelle che seguono protocolli attenti e specifici, anche se più care, rappresentano un migliore investimento.

Certo non si può avere la certezza che le piante siano esenti da funghi del legno, ma si riduce il rischio di mettere a dimora delle barbatelle già compromesse o di bassa qualità (con apparato radicale stentato o con la ferita di innesto non completamente cicatrizzata). "L'importante poi è non abbandonare la pianta a se stessa in campo", sottolinea Laura Mugnai. "Le viti vanno seguite per evitare che contraggano i funghi del legno in fasi successive".

Per le modalità di difesa del vigneto dal mal dell'esca rimandiamo allo specifico articolo già citato precedentemente.
E' possibile tuttavia riassumere gli elementi chiave di una difesa efficace nei seguenti passi:
  • Potare le viti rispettando il flusso dei vasi linfatici, evitando tagli di ritorno ed assicurando un congruo cono di disseccamento. Questo permette alla pianta di approntare le dovute difese all'eventuale ingresso dei funghi patogeni (ne parliamo in questo articolo).
  • Eliminare i residui di potatura, allontanandoli subito dal vigneto.
  • Proteggere le ferite di potatura con prodotti specifici (mastici e fungicidi) o con agrofarmaci a base di antagonisti naturali, come il Trichoderma.
  • Estirpare il prima possibile le viti malate evitando che fungano da inoculo per altre infezioni. O meglio ancora, rinnovare il tronco dalla base.
  • In alternativa all'estirpo, nelle forme di allevamento adatte, è possibile operare tramite la dendrochirurgia (ne parliamo in questo articolo).
  • Sostenere la risposta di difesa della pianta con applicazioni fogliari specifiche per questa malattia.
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura ricerca difesa mal dell'esca

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