Life Resilience, una squadra europea contro la Xylella

Abbiamo intervistato Claudio Cantini del Cnr per farci spiegare il progetto comunitario che vede coinvolti Italia Spagna e Portogallo nel contrasto al batterio e per una olivicoltura sostenibile e il ruolo che avrà il nostro istituto di ricerca

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un olivo colpito da Xylella e il logo del progetto europeo Life Resilience
Fonte foto: Life Resilience

La Xylella fastidiosa continua a minacciare l'olivicoltura mediterranea e non solo, visto che il batterio può attaccare anche altre piante di interesse agrario, prima tra tutte il mandorlo.

Un problema difficile da gestire, per non dire da risolvere laddove l'infezione ha preso campo, creando una situazione critica dal punto di vista agronomico ed economico, che si può complicare e incancrenire anche a livello burocratico e politico, come ben sappiamo soprattutto in Italia.

Ed è per far fronte a questa situazione che nasce il progetto europeo Life Resilience, che si propone di sviluppare genotipi di piante produttive e resistenti agli agenti patogeni, applicare pratiche e innovare nei metodi naturali di controllo dei vettori del batterio.

Un progetto che vede coinvolti Spagna, Italia e Portogallo che si struttura in due strategie principali per prevenire e mitigare la diffusione della Xylella fastidiosa.

Sviluppare e creare nuove varietà di olivi resistenti ai patogeni e favorevoli ai sistemi di produzione intensiva e prove pratiche di produzione sostenibile che aiutino a prevenire la diffusione del batterio, con l'obiettivo generale di aumentare la resistenza del sistema, la qualità e la sostenibilità ambientale.

Ma non solo. Tra gli obiettivi c'è anche la riduzione dell'acqua utilizzata in oliveto, con una conseguente riduzione anche del peso delle olive cosa che ha ripercussione sia sulla qualità dell'olio, che sulla resa, che sulla riduzione dei costi energetici di trasporto, facendo risparmiare gasolio e CO2.

La parte scientifica per l'Italia è seguita dall'Istituto per la bioeconomia del Cnr e coordinata da Claudio Cantini, che abbiamo intervistato per farci spiegare meglio tutto il progetto e il ruolo del nostro istituto di ricerca.

Claudio Cantini, come è strutturato questo progetto nei tre paesi che sono coinvolti?
"Il progetto prevede vari interventi agronomici da realizzare all'interno di oliveti o mandorleti. Sono stati individuati dei trattamenti da effettuare sui terreni per aumentare la biodiversità microbiologica e sulle piante per stimolare meccanismi di autodifesa delle piante. Allo stesso tempo si cerca di ridurre l'utilizzazione di acqua irrigua in modo da raggiungere le produzioni in frutto con uno sfruttamento controllato delle risorse naturali. Per quanto riguarda gli oliveti gli stessi interventi saranno eseguiti in impianti localizzati sia in Spagna e Portogallo che in Italia, mentre gli interventi nei mandorleti saranno eseguiti in Portogallo in un'area fortemente interessata dalla coltivazione".

Claudio Cantini
Claudio Cantini dell'Istituto per la bioeconomia del Cnr


Quale è il ruolo del Cnr?
"Il Cnr con l'appena costituito Istituto per la bioeconomia seguirà direttamente gli interventi da eseguire negli oliveti individuati in Italia supervisionando allo stesso tempo tutto il progetto a livello scientifico insieme all'Università di Cordoba. I progetti Life prevedono una forte componente ambientale e di divulgazione delle conoscenze quindi il Cnr è anche incaricato di organizzare incontri aperti ai tecnici e agli imprenditori agricoli per far conoscere lo stadio di avanzamento delle conoscenze riguardo il problema Xylella".

In particolare cosa andrete a studiare e come?
"Andremo a studiare l'applicazione di miscele di microrganismi al terreno e come questi andranno a far variare la fertilità complessiva dei terreni. Effettueremo delle concimazioni e dei trattamenti con stimolanti per via fogliare agli olivi analizzando la risposta agronomica della pianta. Insieme ai colleghi dell'Università di Cordoba e del Cnr di Bari verificheremo la suscettibilità agli attacchi di Xylella di molte piante di olivo ottenute dopo incrocio tra varietà che sembrano manifestare maggiore resistenza alla malattia. Verificheremo la produttività degli oliveti in relazione al tipo di intervento agronomico su terreni inerbiti con varie specie vegetali e alla qualità di acqua distribuita con l'irrigazione. Seguiremo le popolazioni naturali del principale vettore del batterio ovvero l'insetto chiamato sputacchina (Philaenus spumarius) ed effettueremo dei trattamenti con prodotti naturali per verificare la possibilità di abbassare il numero di adulti presenti negli impianti arborei.

Gli studi saranno effettuati con approcci diversi e molto moderni indirizzati all'analisi del bioma del terreno e dei parametri fisiologici delle piante in una ottica di agricoltura di precisione utilizzando anche droni e rilievi satellitari"
.

Verranno testate anche varietà italiane di cui si è già vista la poca sensibilità alla Xylella come Frantoio e Leccino?
"Cultivar come Leccino e FS17 o Favolosa ormai sono state testate ed impiantate in Puglia. In questo studio saranno valutati prevalentemente nuovi incroci che utilizzano queste come pianta madre".

Sono già partiti i lavori?
"Il progetto è iniziato ufficialmente nel luglio del 2018terminerà nel 2022 e questo primo anno è stato utilizzato soprattutto per individuare gli impianti da utilizzare e mettere a punto il programma dei trattamenti da verificare in campo avviando, dove possibile, la preparazione degli oliveti e dei mandorleti. La stagionalità a cui siamo legati per alcuni interventi ha impedito di applicare immediatamente alcuni trattamenti come ad esempio le semine dei miscugli degli erbai per proteggere il terreno che sono state rimandate al periodo di fine 2019 inizio 2020. Durante l'estate del 2019 si sono avviate le prime sperimentazioni relative all'irrigazione degli oliveti con quantità limitate di acqua e stiamo per determinare le produzioni parcellari in relazione alle varie tesi applicate che vedono ad esempio una riduzione del 70% dell'acqua normalmente usata dalle aziende che partecipano ai lavori".

Che risultati ci si aspettano e quando saranno disponibili?
"I risultati che ci aspettiamo sono molti e di vario tipo. Innanzitutto vogliamo allargare le conoscenze complessive relative ai rapporti che intercorrono tra gli olivi ed i mandorli con alcune variabili ambientali ed agronomiche. Ci aspettiamo di migliorare la produttività degli impianti aumentando la resistenza delle piante agli stress ambientali e dovuti alle malattie e vorremmo trovare un metodo semplice per rilevare lo stato fisiologico complessivo degli impianti mediante l'analisi delle immagini prese da satellite o da drone in periodi diversi durante l'anno.

A lungo termine vorremmo avere la possibilità di individuare delle piante che possiedono minore suscettibilità alla Xylella ma un progetto come il nostro può solo avviare questo ultimo tipo di obiettivo. I primi risultati saranno disponibili già dalla fine del prossimo anno ovvero nell'inverno 2020 con una prima produzione di olive e mandorle realizzata sotto il regime dei trattamenti, anche se alcuni primi risultati relativi ad esempio alle popolazioni degli insetti vettori e ai metodi di controllo sono già in disponibili, parzialmente pubblicati o in via di pubblicazione e saranno portati a fine ottobre al secondo meeting internazionale sulla Xylella che si terrà in Corsica"
.

Quando sarà possibile applicare in campo, a livello aziendale, questi risultati?
"I nostri interventi prevedono che tutto venga già svolto all'interno di aziende reali che sono partner o che hanno dato disponibilità ad ospitare le prove. Già dalla primavera del prossimo anno, con i prossimi eventi di divulgazione aperti al pubblico, saranno fornite alcune indicazioni che gli imprenditori potranno seguire in modo da ampliare le prove e realizzare una messa a punto dei suggerimenti nelle varie condizioni ambientali e di coltivazione".

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