Anche quest'anno le cavallette si preparano ad attaccare le colture del Nord Sardegna, in particolare in provincia di Nuoro. Da circa una settimana i giovani adulti hanno iniziato ad involarsi e sale la preoccupazione tra gli agricoltori dell'Isola sui danni che questi insetti si apprestano a provocare, danni dei quali per altro già vi sono significative segnalazioni: gli sciami si stanno portando verso la media valle del Fiume Tirso, secondo le osservazioni del Cnr. Ma c'è una novità: è da valutare l'effetto dell'azione di prevenzione messa in campo da Regione Sardegna mediante l'Agenzia Laore sulla popolazione di quest'anno di Dociostaurus maroccanus, detta grillastro crociato: la cavalletta responsabile dell'infestazione.

 

Qualche giorno fa Coldiretti Sardegna lamentava una carenza di informazioni su quanto sta avvenendo e sulle ricadute delle misure prese da parte di Regione Sardegna. AgroNotizie ha sentito ieri, 30 maggio 2022, Marcello Onorato, direttore di Laore per la provincia di Nuoro, che coordina le operazioni sul campo.

 

Laore, l'azione di prevenzione

Sull'entità dell'azione di contrasto il direttore della Laore Nuoro ha detto: "Da aprile ad oggi abbiamo già trattato con deltametrina ben 411 focolai nei comuni del Nuorese che erano stati già oggetto dell'infestazione degli anni scorsi; questa specifica azione - messa in atto da 20 squadre - si è concentrata su uova e individui giovanili non ancora in grado di volare, secondo un protocollo di integrated pest management".

 

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Interventi fitosanitari preventivi in territorio di Bultei

(Fonte foto: Laore - Regione Sardegna)

 

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Interventi fitosanitari nei comuni di Illorai, Orotelli, Bolotana, Noragugume, Ottana, Sedilo e Olzai

(Fonte foto: Laore - Regione Sardegna)

 

Per quanto riguarda invece lo stato della situazione al suolo oggi Onorato ha spiegato: "Da circa una settimana i giovani adulti hanno iniziato ad involarsi, muovendosi dalle zone dei pascoli degradati - dove sono nati - verso le zone irrigue, dove già si registrano danni puntiformi a colture, ma è presto per trarre conclusioni, poiché solo a fine giugno inizierà ad esserne chiara l'entità complessiva, mentre una conta definitiva sarà possibile solo a luglio".

 

Per gli agricoltori è importante capire quali sono i possibili spostamenti del pericoloso fitofago: "Dall'area di infestazione, dove abbiamo rilevato i focolai e operato gli interventi preventivi, le cavallette si spostano per circa 40-70 chilometri - spiega Onorato, che sottolinea - ma si è osservato che dopo aver colpito le colture, tendono a fare ritorno dove sono nate".

 

Lo scorso anno l'area complessivamente interessata al fenomeno fu di circa 30mila ettari, per quest'anno Onorato stima: "Si potrebbe arrivare alle superfici del 2021".

 

Per la prevenzione, uno dei problemi da affrontare è quello del degrado dei suoli che favorisce la comparsa di una vegetazione spontanea "a macchie" che consente lo sviluppo della specie. "Il caso della Sardegna è quello descritto dalla letteratura scientifica sul Dociostaurus maroccanus - ricorda Onorato - ad una primavera asciutta, e con un degrado dei pascoli preesistente, tende a svilupparsi una pianta erbacea, la Poa bulbosa, che offre il nutrimento necessario a questa cavalletta, mentre le ampie porzioni di terreno ormai nudo e compatto avevano consentito la precedente deposizione delle uova e la formazione dei focolai di infestazione".

 

La letteratura scientifica, in particolare, spiega che una primavera giustamente piovosa può invece favorire la nascita di funghi che attaccano gli adulti, mentre le uova vengono distrutte dall'acqua, decimando così la successiva generazione, atteso che gli accoppiamenti avvengono in giugno e le prime nuove uova vengono deposte già tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, mentre le schiuse delle uova risalenti agli accoppiamenti dell'anno prima, sono presenti fino a fine aprile. Il periodo in cui coesistono ninfe non volatili ed esemplari adulti va invece da fine maggio a fine giugno: ecco perché solo con la fine degli involi si potrà avere contezza del fenomeno e dei danni a colture.

 

Lotta biologica, un caso di successo negli anni '40

Eppure alla fine degli anni '40 del secolo scorso, proprio la Sardegna fu teatro di un riuscito caso di lotta biologica propria a questa cavalletta, con l'introduzione di un coleottero: "Due entomologi, Bonelli e Paoli, tentarono di risolvere definitivamente il problema introducendo sull'Isola un insetto coleottero che si nutriva delle uova della cavalletta - afferma Roberto Pantaleoni, associato all'Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri, Cnr-Iret - la Variabilis mirabilis presente nella Penisola italiana, ma non in Sardegna. La Variabilis mirabilis si insediò perfettamente sull'Isola e incominciò la sua azione benefica nei confronti delle cavallette tant'è vero che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questi episodi di infestazioni così massicce si verificarono piuttosto raramente".

 

Ma la presenza del colettero anticavalletta sembra non funzionare più come prima: "Il problema si sta riproponendo in questi anni e tutto lascia pensare che i cambiamenti climatici possano avere influito pesantemente sulle popolazioni di cavallette favorendole - sottolinea Pantaleoni  -. Ciò non toglie che i fattori in causa sono sicuramente numerosi, non ultimo l'uso del suolo da parte dell'uomo che con le sue attività contribuisce fortemente allo sviluppo della cavalletta naturalmente".

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Pascoli degradati, una primavera asciutta e il cambiamento climatico in atto: è questo il mix di concause che alimenta queste dannose invasioni (Foto di archivio) Fonte foto: © Lastovetskiy - Adobe Stock