Guerra fra Russia e Ucraina, autonomia strategica dell'Europa, Cina e cambiamenti climatici, prezzi delle materie prime e dell'energia, globalizzazione e nuovi modelli di produzione agricola: questi gli argomenti, di particolare rilevanza in questo 2022 apertosi all'insegna della volatilità, che sono stati al centro del convegno "I mercati agricoli nel 2022: previsioni, attese e strategie". L'evento, organizzato da Veronafiere, si è tenuto il 2 marzo, nell'ambito di Fieragricola.

Il boom dei prezzi delle materie prime, su tutti cereali (mais passato da 170 a 287 euro alla tonnellata, grano duro da 280 a 522 euro alla tonnellata, grano tenero da 186 a 307 euro alla tonnellata, orzo da 159 a 295 euro alla tonnellata) e semi oleosi (soia da 357 a 627 euro alla tonnellata, farina di soia da 320 a 549 euro alla tonnellata, farina di girasole da 161 a 281 euro alla tonnellata) stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello mondiale, con la previsione per buona parte del 2022 che i listini si mantengano su livelli alti.

A tutto ciò si aggiungono le tensioni sui prezzi del gas, del petrolio e dell'energia, partita già da alcuni mesi e acuita con la guerra scatenata dall'invasione fra Russia e Ucraina. 

"In questa fase di incertezza le imprese agricole devono diversificare le produzioni e le imprese di trasformazione diversificare le fonti di approvvigionamento, perché la soluzione dell'acquisto di materie prime nel breve periodo può mettere in difficoltà le aziende - ha detto Angelo Frascarelli, presidente di Ismea ed economista agrario - Serve maggiore trasparenza dei mercati e rafforzare le filiere nazionali, cogliendo questa fase di tensione dei prezzi per ipotizzare nuove soluzioni operative".

"L'agricoltura ha davanti a sé tre sfide enormi – ha dichiarato Maurizio Martina, vicedirettore aggiunto della Fao e già ministro delle Politiche agricole -. La pandemia, i cambiamenti climatici e il conflitto che si è aperto fra Russia e Ucraina. Per l'Europa sarebbe assolutamente necessario impostare un piano di autonomia strategica, perché Russia e Ucraina sono player fondamentali dei mercati agricoli globali: insieme rappresentano il 30% del commercio di grano, il 32% dell'orzo, il 50% del volume totale dei semi oleosi, il 18% dei volumi totali del mais".


L'autonomia dell'Europa

Di autonomia strategica il Consiglio europeo, ricorda Martina, "ne sta parlando dal 2020, come conseguenza della crisi pandemica; oggi il contesto è cambiato dal punto di vista strutturale, dobbiamo pensare al cambiamento climatico e alla questione ambientale non più come una variante temporanea, ma strutturale e con la crisi ucraina il tema dell'autonomia strategica deve riguardare sia l'agroalimentare che l'energia, senza per questo condannare a priori la globalizzazione, perché gli scambi internazionali hanno contribuito in questi anni a far uscire dalla povertà milioni di persone".


Tensioni in vista dopo la guerra in Ucraina?

"L'agricoltura è l'infrastruttura economico-sociale più importante e decisiva, perché coinvolge 4 miliardi e mezzo di persone, che
lavorano e vivono attraverso la loro partecipazione ai sistemi agroalimentari – puntualizza Martina -. Il Covid e la crisi climatica hanno portato nell'insicurezza alimentare 161 milioni di persone in pochissimo tempo, che si aggiungono agli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame. Ora l'instabilità geopolitica fra Russia e Ucraina potrebbe generare altre tensioni".
Martina ricorda bene le rivolte del 2007-2008 nel Nord Africa, scatenate per i rialzi dei prezzi del grano e del pane. "Paesi come l'Egitto acquistano una buona parte del grano da Ucraina e Russia, dove acquisteranno in futuro? Con quali conseguenze?"


La domanda cinese e i cambiamenti climatici

I rialzi sui prezzi, in particolare per il mais, sono stati generati dall'import crescente della Cina, che detiene – precisa il professor Frascarelli – il 65% delle scorte mondiali. Ma altre tensioni dei listini coinvolgono soia, frumento tenero e frumento duro, con prevedibili rincari su pane, pasta, prodotti da forno.
"In questa fase a soffrire maggiormente sono le filiere zootecniche – ha spiegato il presidente di Ismea – in quanto i costi di produzione tra energia, mezzi tecnici, trasporti, razione alimentare sono cresciuti, comprimendo così la redditività dei produttori, in particolare di latte e di suini".