Bruxelles stringe i cordoni

Meno soldi e più impegni nella nuova politica agricola comune. Che non decide sulle etichette ma dà via libera a insetti e carne finta nel piatto. E non difende il nostro Prosecco. Intanto le mele puntano sulla sostenibilità mentre per le pere è crollo della produzione

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 28 giugno al 4 luglio

La mela sostenibile

Si parla di mele e di sostenibilità sulle pagine di "Affari e Finanza", il dorso dedicato all'economia in edicola con Repubblica del 28 giugno.
L'occasione viene dall'intervista con Paolo Gerevini, direttore generale del Consorzio Melinda, che ora ha deciso di puntare su un modello di produzione sostenibile.
Forte di un fatturato che ha superato i 300 milioni di euro e una produzione di 400mila tonnellate di mele, il Consorzio ha deciso di dare una risposta alla crescente attenzione del consumatore verso le tecniche di produzione.

Molte le iniziative messe in atto che vanno in questa direzione, come il monitoraggio periodico delle coltivazioni. Per ridurre i consumi di energia elettrica si è inoltre deciso di conservare le mele in ambiente ipogeo, all'interno di grotte scavate nella roccia dolomitica.
In questo mondo è stato possibile abbattere le emissioni di CO2, riducendo i consumi di energia elettrica di circa 1,9 GW/h rispetto alla normale conservazione.
Un risparmio che coincide con il minore consumo di acqua, in quanto la quota utilizzata per il raffreddamento dei macchinari viene reimmessa in circolo.
Le grotte utilizzate provengono dalle attività estrattive, evitando al contempo, conclude l'articolo, la costruzione di nuovi magazzini in superficie.
 

Una Pac più avara

La conferma arriva da "Il Sole 24 Ore" del 29 giugno. Con la nuova politica agricola comune, appena licenziata dal Consiglio dei ministri agricoli dell'Unione, l'agricoltura italiana perderà circa 6 miliardi di euro di sostegni.
Meno risorse, ma più impegni, scrive Giorgio dell'Orefice che firma l'articolo insieme ad Alessio Romeo, a iniziare dai contestati vincoli ambientali.
L'agricoltura europea dovrà infatti osservare una serie di nuove norme più rispettose dell'ambiente, alle quali sarà vincolata l'erogazione di una parte dei sostegni comunitari.
Questa quota è pari al 25%, misura di compromesso fra il 30% chiesto dall'Europarlamento e il 20% proposto dal Consiglio.
Inoltre i singoli Stati membri dovranno ridistribuire le risorse offrendo un vantaggio alle aziende di minori dimensioni.

Elemento di novità è la condizionalità sociale che entrerà in vigore nel 2025 o anche prima se gli Stati membri autonomamente lo decideranno.
In pratica subiranno una decurtazione dei sostegni comunitari le aziende agricole che verranno sorprese a non rispettare le regole sul lavoro.
Altra novità riguarda le etichette del vino, che potranno riportare un codice a barre, il QR code, grazie al quale i consumatori potranno avere informazioni approfondite in merito al vino che stanno acquistando.
Non meno importante l'opportunità per tutti i consorzi di tutela di poter programmare le produzioni in funzione dell'andamento del mercato, una concessione in precedenza limitata a pochi prodotti Dop, fra i quali i formaggi.
 

Etichette, questione aperta

Si continua a parlare della riforma della politica agricola comune il giorno seguente, il 30 giugno, sulle pagine del "Quotidiano del sud".
Ad affrontare l'argomento è Anna Maria Capparelli, che punta l'attenzione sui problemi dell'etichettatura, ancora da risolvere.
Bruxelles, si ricorda nell'articolo, spinge per un sistema, quello delle etichette a semaforo, che rischia di mettere all'angolo le eccellenze italiane.

Ad esempio per l'olio l'etichetta proposta dall'Unione europea riporterebbe un bollino rosso, come se si trattasse di un alimento "pericoloso".
Altro capitolo aperto è quello delle importazioni dai paesi terzi, per le quali si chiederebbe maggiore attenzione nelle fasi di controllo.
A questo proposito l'articolo ricorda che i prodotti importati sono sei volte più pericolosi di quelli europei ed italiani.
Al problema della sicurezza si associa quello della concorrenza sleale, realizzata da prodotti che nel nome evocano un'origine italiana.
Sotto schiaffo, conclude l'articolo è tutta la dieta mediterranea, che fa gola al mondo intero.
 

Largo agli insetti

È uno studio dei ricercatori dell'Università di Cambridge quello al quale fa riferimento Elena Comelli, che dalle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 1 luglio ci ricorda che nel prossimo futuro gli insetti avranno un importante ruolo nell'alimentazione.
Vengono inoltre citati alcuni studi della Fao secondo i quali allevando insetti si potrebbero riconvertire rifiuti organici in proteine di alta qualità.
L'articolo non lo dice, ma ricordiamo che per l'Unione europea l'allevamento di insetti è equiparato a quello degli altri animali, e dunque non è possibile "cibarli" con rifiuti di alcun genere.

A proposito di regole europee, si ricorda che l'Unione ha recentemente autorizzato la commercializzazione come alimento del verme della farina, il Tenebrio molitor.
Come intuibile, le resistenze dei consumatori nei confronti di questi cibi sono molto forti, ma secondo uno studio dell'Università di Pisa e di Parma queste resistenze potranno essere superate con una adeguata comunicazione.
 

La carne finta

Come se non bastasse la minaccia di riempire di insetti i nostri piatti, "Il Sole 24 Ore" del 2 luglio dedica un ampio servizio alla carne ottenuta in laboratorio.
Si parte da un'analisi economico finanziaria condotta da una importante società di consulenza manageriale, il gruppo McKinsey, dalla quale si apprende che le previsioni per questo settore parlano di un giro di affari da 25 miliardi di dollari entro il 2030.
C'è tuttavia ancora da superare lo scoglio dei costi necessari per produrre carne sintetica. L'articolo ricorda che il primo hamburger realizzato in laboratorio, nel 2013, è costato 300mila dollari.

Su questo fronte i progressi non sono mancati e all'inizio di quest'anno è stato realizzato un petto di pollo di 160 grammi con un costo di 4 dollari. Ancora elevato, ma significativo dei progressi in questa direzione.
L'articolo continua ricordando che gli analisti di McKinsey si dicono convinti che entro il 2030 la carne sintetica arriverà a costare tanto quanto quella di origine animale.
A quel punto la scelta spetterà ai consumatori. Si spera, aggiungo, che sappiano scegliere bene.


Attacco al Prosecco

E' un'alzata di scudi generale quella che si è levata contro la proposta della Croazia per chiamare Prosek un vino bianco prodotto nel loro territorio, al quale si vorrebbe anche attribuire una menzione tradizionale.
Un palese conflitto con la Doc italiana del Prosecco e con tutte le normative comunitarie, si legge sulle pagine de "Il Gazzettino" del 3 luglio.

Una richiesta inaccettabile afferma Albiera Antinori, presidente del gruppo vini di Federvini, e appare incomprensibile l'atteggiamento della Commissione europea, che sta lasciando andare avanti il dossier.
I regolamenti comunitari prevedono infatti che le denominazioni di origine siano difese da ogni tentativo di imitazione, come appare la proposta che viene dalla Croazia.
Un attacco al nostro Prosecco che arriva a pochi giorni dall'anniversario del riconoscimento Unesco per le colline del Prosecco. Quasi una beffa.
 

E' "debacle" per le pere

A fronte delle 650mila tonnellate di pere raccolte lo scorso anno, le previsioni sul prossimo raccolto parlano di appena 200mila tonnellate.
Colpa prima delle gelate e poi degli attacchi della cimice asiatica.
Un danno di 345milioni di euro per gli agricoltori, ai quali si aggiungono altri 140 milioni di euro per le aziende dell'indotto.

È questo il quadro del settore descritto da Carlo Ottaviano sulle pagine de "Il Messaggero" in edicola il 4 luglio.
Un calo produttivo che rappresenta una dimostrazione di quanto i cambiamenti climatici stiano colpendo l'agricoltura, afferma Davide Vernocchi coordinatore del settore ortofrutticolo di Alleanza delle cooperative.
L'articolo dà poi la parola a Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, che si dice preoccupato per la necessità di aumentare i volumi delle importazioni.
Si ricorda che alle importazioni dalla Turchia andranno ad aggiungersi quelle provenienti dal Cile e dall'Argentina, dove le regole fitosanitarie sono meno stringenti rispetto a quelle europee.
Ora i produttori chiedono a gran voce aiuti per l'installazione di reti protettive e invocano al contempo l'immissione nell'ambiente delle vespe samurai, antagoniste naturali delle cimici asiatiche.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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