Agricoltura 4.0, cinque esperienze che ispirano l'innovazione

L'agricoltura italiana è in un momento di transizione e per uscirne rafforzata non può che innovarsi. Ecco dunque cinque esempi da cui trarre ispirazione

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Una delle soluzioni di agricoltura di precisione proposte da CNH Industrial
Fonte foto: Agronotizie

Durante i periodi di cambiamento non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare. Questa legge di natura, valida per l'evoluzione di ogni essere vivente, può essere ben applicata anche all'agricoltura. Il settore primario italiano sta vivendo una fase di transizione tra cambiamenti climatici, bilanci alla Pac tagliati, mercati al ribasso, specie aliene e nuovi gusti dei consumatori. L'agricoltura come l'abbiamo conosciuta sembra non essere più al passo con i tempi e per sopravvivere e uscirne rafforzata ha bisogno di cambiare, di innovarsi. La tecnologia per fortuna offre delle soluzioni ai tanti problemi del settore.

Per parlare di tutto questo Alleanza delle cooperative italiane ha organizzato un evento a Bentivoglio (Bologna) in cui i tecnici e gli agricoltori hanno potuto ascoltare e toccare con mano le tecnologie oggi disponibili sul mercato. Ad ospitare l'evento e a raccontare la propria esperienza di innovazione ci ha pensato Eros Gualandi, presidente della cooperativa Il Raccolto che gestisce circa 2mila ettari in Emilia Romagna.
 
 

I tre livelli dell'agricoltura di precisione

Presso la cooperativa da molti anni ormai sono stati introdotti i trattori a guida parallela che hanno eliminato le sovrapposizioni. "Questo è il primo livello di innovazione, il più semplice. Siamo poi passati al monitoraggio delle colture e all'utilizzo di mappe di prescrizione e attrezzature a rateo variabile. Il secondo livello", spiega Gualandi. "Siamo poi andati oltre, integrando la filiera. Sfruttando cioè i dati per ottimizzare le produzioni ad ogni passaggio nella catena del valore, cercando sempre la congruità tra le produzioni agricole e i bisogni della trasformazione".

Un esempio è rappresentato dalla produzione di Parmigiano Reggiano. Al momento del raccolto del foraggio la qualità dello stesso viene analizzata in maniera istantanea attraverso l'utilizzo di sensori e può così essere valorizzato nell'alimentazione delle bovine e a valle nella produzione del formaggio.

Certo, per una realtà grande come la cooperativa Il Raccolto fare investimenti in innovazione è più semplice, ma come abbiamo scritto in questo articolo la grandezza dell'azienda agricola non è così determinante. Secondo Gualandi per i piccoli agricoltori occorre fare squadra, affrontare assieme i problemi e fare investimenti congiunti perché il problema di un agricoltore è quello del proprio vicino.
 
 

I biostimolanti nel futuro dell'agricoltura

I biostimolanti stanno catalizzando l'attenzione di aziende e agricoltori. Questo perché possono avere un ruolo importante nel proteggere le colture dagli effetti dei cambiamenti climatici e al contempo nell'offrire prodotti di maggiore qualità. Camillo Gardini, tra i fondatori di Agri2000, ha presentato i risultati di un sondaggio effettuato tra i tecnici del settore.

Tra le motivazioni d'uso dei biostimolanti c'è la qualità del prodotto, seguita dall'aumento delle rese e dalla resistenza al freddo. Successivamente vengono utilizzati per avere pezzatura uniforme, aumentare la resistenza agli stress idrici, ottenere una uniformità di maturazione e per ottimizzare l'apporto di fertilizzanti.
 
Quali sono gli effetti attesi più importanti?

In una situazione di mercato in cui i prezzi sono bassi gli agricoltori che utilizzano questi prodotti sono quelli che operano nei settori ad alto valore aggiunto come la vite, sia da tavola che da vino, il kiwi, l'albicocco e a seguire le altre colture orticole. "Ci sono grandi aspettative da parte degli agricoltori nei confronti di questi prodotti", spiega Gardini. "Si tratta tuttavia di un settore giovane, con prodotti dal grande potenziale ma ancora complessi da utilizzare".
 
Schema dell'indagine


Seminbio, la seminatrice che evita il diserbo

Su AgroNotizie avevamo parlato della ricerca svolta dal Crea di Foggia per lo sviluppo di una seminatrice che aiutasse i cerealicoltori biologici a controllare la pressione delle malerbe. Dopo anni di test nacque Seminbio, una seminatrice non lineare che dispone i semi a scacchiera in modo da ridurre al minimo gli spazi tra le piante. L'innovativa geometria di semina, insieme all'utilizzo di varietà vigorose che con l'accestimento soffocano le infestanti, ha dato infine ottimi risultati.

La seminatrice, di cui abbiamo parlato in questo articolo, è stata poi realizzata dalla ditta pugliese 4F Agritech e presentata agli agricoltori che hanno partecipato all'evento.
 
La seminatrice Dualsystem di 4F Agritech
La seminatrice Dualsystem di 4F Agritech


Le soluzioni di CNH Industrial per l'agricoltura di precisione

Il Gruppo CNH Industrial, che produce trattori e attrezzature sotto i marchi New Holland, Steyr e Case IH, ha sviluppato una serie di tecnologie, che ricadono sotto il brand AgXtend, per facilitare l'ingresso delle aziende agricole nell'era dell'agricoltura di precisione.

Uno dei prodotti presentati è stato SoilXplorer, un sensore da montare sulla parte anteriore del trattore che è in grado, attraverso l'utilizzo di onde elettromagnetiche, di scansionare il suolo a diverse profondità ricavandone diverse informazioni come ad esempio la tessitura. Può essere dunque utilizzato per la mappatura dei campi oppure per una lavorazione real time a profondità variabili, purché si operi con un trattore e un'attrezzatura Isobus compatibile.

Era presente in campo anche CropXplorer, un sensore montato sulla parte anteriore del trattore in grado di misurare la quantità di biomassa nel terreno e il vigore vegetale delle piante. Dati trasmessi via Bluetooth alla cabina del trattore che è in grado di gestire la concimazione del campo in maniera variabile a seconda delle reali esigenze della coltura.
 

Xpower invece prova a risolvere il problema del diserbo utilizzando un macchinario innovativo che sfrutta la presa di forza del trattore per produrre energia elettrica che viene successivamente utilizzata dalla macchina per 'fulminare' le malerbe presenti in campo.

NIRXact è invece uno spettroscopio che può essere utilizzato in diversi ambiti per conoscere le caratteristiche di un prodotto. Può essere ad esempio montato su una trincia per avere un'analisi della materia secca caricata, oppure dell'amido, della proteina grezza, delle ceneri o della sostanza grassa grezza.

Infine sotto il brand FarmXtend CNH Industrial commercializza tre diverse tipologie di sensori Iot. Un idrometro, un pluviometro e una sonda che registra temperatura e umidità dell'aria e del terreno. I sensori sono poi corredati da un Dss per ottimizzare i trattamenti di difesa.
 

Iot e Blockchain per una azienda agricola connessa

Se i sensori di CNH Industrial funzionano senza Sim, ci sono oggi in campo un gran numero di device che comunicano tra di loro attraverso le schede telefoniche. A sviluppare la connettività per i device Iot in agricoltura ci ha pensato Vodafone che ha superato il problema della mancanza di rete 4G in campagna sfruttando le potenzialità della Narrowband.

Si tratta di un segnale che già oggi copre praticamente tutto il territorio italiano e che richiede pochissima energia per funzionare (a beneficio della durata delle pile dei device). Non è in grado di sostenere un flusso di dati elevato (come lo streaming video ad esempio), ma è più che sufficiente per supportare la comunicazione tra i vari sensori in campo.

Vodafone ha poi sviluppato una propria offerta di tracciabilità basata sulla blockchain, una tecnologia di cui abbiamo parlato diverse volte su AgroNotizie, che permette ai diversi attori della filiera agroalimentare di tracciare in maniera sicura l'origine dei prodotti agroalimentari.
 

Il ruolo dell'amministrazione pubblica

"Oggi l'agricoltura sta affrontando una sfida epocale che può essere vinta solo con l'innovazione. L'obiettivo deve essere quello di garantire più reddito, più competitività e più sostenibilità delle imprese", ha dichiarato in conclusione della giornata Simona Caselli, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna.

"Non ci sono alternative percorribili e oggi la regione per sostenere l'innovazione tecnologica nel settore primario sta facendo moltissimo. Siamo la regione che ha investito di più in Italia e credo anche in Europa. Abbiamo messo 50 milioni di euro del Psr sull'innovazione. Fondi che sono andati a sostenere la ricerca di oltre 130 Gruppi operativi che operano in tutte le filiere".

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