'Ora l'emergenza è il credito, le banche abbiano coraggio'

Terremoto in Emilia Romagna - Intervista a Francesco Vincenzi, frutticoltore di Mirandola. 'Siamo abituati a rimboccarci le maniche, ma se credono che con le sospensioni fiscali si possa ripartire, sbagliano'

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Mirandola, il capannone dell'azienda Vincenzi dopo la prima scossa e crollato in seguito alla seconda

Bene i provvedimenti presi fino ad ora, ma serve una linea di finanziamenti immediata: le banche devono avere il coraggio di erogare sotto la garanzia di Stato o Regione, liquidità immediatamente disponibile sui conti correnti. Solo così possiamo ripartire”.

Con queste parole Francesco Vincenzi, frutticoltore di Mirandola (provincia di Modena), tra i centri colpiti dall'attività sismica delle ultime settimane, spiega ad Agronotizie qual è l'emergenza per i produttori.
Oltre a produrre dagli otto ai dieci quintali di pere all'anno, Vincenzi è anche presidente del Consorzio di bonifica, della Coldiretti di Mirandola e vicepresidente provinciale di Coldiretti Modena.

Tutti i macchinari sono finiti sotto le macerie, non ha più accesso alla propria abitazione e dorme con la famiglia in camper.
"Nelle tendopoli – racconta - ci sono dalle tre alle cinquemila persone, non so di preciso, ma a Mirandola sono oltre 20mila gli abitanti che per danni o per paura dormono in macchina”.

 

Serve il credito

"Siamo abituati a rimboccarci le maniche – prosegue nel corso dell'intervista -, e non è una barzelletta quanto detto ai telegiornali: che in nove comuni produciamo l'1% del Pil nazionale, ma se credono che con le sole sospensioni fiscali e previdenziali si possa ripartire, si sbagliano.
Solo quando capiremo quale sarà la parte, spero minima, a nostro carico, e quale quella coperta dal rimborso statale, potremo organizzarci e ripartire". "Questa - aggiunge - deve essere l'occasione per abbattere la burocrazia".

"La nostra prima necessità - continua - è di tornare in possesso delle attrezzature per proseguire nel lavoro. Se non vogliamo perdere la Plv aziendale e chiudere dobbiamo, in questo momento, riprendere l'attività.  Nel mio caso vanno svolte tutte le pratiche colturali che tra due mesi mi porteranno alla raccolta. Siamo molto in difficoltà perché ancora oggi, dopo due settimane dalla prima scossa del 20 maggio, non abbiamo potuto arrivare ai capannoni con gli escavatori per liberare e verificare l'entità dei danni".

 

 

 

Il capannone dell'Azienda agricola Vincenzi dopo la prima scossa del 20 maggio

 

E poi c'è il problema manodopera. “Le pere si raccolgono ad agosto e io ancora non mi sono imbattuto nella problematica – spiega Vincenzi quando gli chiediamo conferma sulla difficoltà che sembra esserci nel trovare forza lavoro - ma non possiamo pretendere che la gente si fermi a lavorare a Mirandola o negli altri Comuni colpiti se molliamo le fabbriche. 
Il tessuto imprenditoriale ha voglia di fare, l'ha sempre avuta e continua ad averla ma non si può pensare di lasciare disoccupati 15 o 20 mila lavoratori per mesi".


Chi raccoglie? Chi lavora la frutta?

E' il periodo della raccolta delle ciliegie e il 15,8% della produzione nazionale arriva proprio dai territori colpiti dal sisma.
Sta terminando quella delle fragole e tra poco sarà il momento per albicocche, nettarine e pesche e, in questo ultimo caso, è il 50% della produzione italiana che proviene dall'Emilia Romagna. Al dato si aggiunge la produzione di pere dove è l'80% della produzione nazionale a provenire da queste terre.

A sottolinearlo è la Confederazione italiana agricoltori che si dice "preoccupata per una possibile perdita di prodotto" che stima nel 10% del totale. “Il terremoto – spiega la Confederazione -, fa temere per l’efficienza delle operazioni di raccolta, di trasformazione e di distribuzione di una filiera di qualità come quella della frutticoltura emiliana”.

Nel nostro territorio – spiega Vincenzi - siamo nel pieno della raccolta del melone tipico mantovano e c'è molta preoccupazione. Molti hanno le macchine della prima lavorazione sotto le macerie, altri in attesa di riuscire a tirarle fuori per metterle sotto tunnel esterni, lavorano nei capannoni con la paura di nuove scosse; infine le strutture cooperative che ricevono il prodotto hanno subito ingenti danni; una delle più importanti è molto in difficoltà per il crollo di alcuni capannoni”.

Ma il problema non si limita alla frutta. “Le stalle sono pericolanti – racconta Francesco - ma le vacche vanno munte. Stiamo cercando di portare gli animali all'aperto, parliamo però di allevamenti con 150 capi e non è facile collocarli”.

Cercando di fare una stima della aziende danneggiate nella zona, Francesco spiega che, pur non avendo dati precisi, nei nove comuni dell'area nord colpiti, su 1.500-1.800 iscritti a Coldiretti sono arrivate tra le 1.200 e le 1.300 segnalazioni di aziende danneggiate.

 

Per fortuna c'è la campagna

"Sfortuna o forse fortuna, noi agricoltori non possiamo fermarci: le vacche vanno munte, i maiali devono mangiare e le coltivazioni vanno seguite". Ma perchè fortuna? “Perchè almeno mentalmente siamo impegnati tutti i giorni e non abbiamo ancora avuto il tempo di realizzare e capire quanto sia grande il dolore”.

Fortuna anche perché la campagna è generosa e in un momento come questo regala aggregazione e condivisione, solidarietà e cibo più difficili da trovare per chi vive in città.

La solidarietà che stiamo ricevendo è incredibile – spiega Francesco -: non lo avrei mai pensato. Un conto è vederlo in televisione, ma viverlo di persona, anche se non auguro a nessuno di essere in situazioni come questa, è un'altra cosa.
Ho una zia di 74 anni ora un po' abbacchiata ma non si è mai persa d'animo. Cucina per tutti, una ventina di persone a pranzo e cena, e non ha perso il sorriso nonostante non abbiamo più la nostra abitazione. Spero per luglio di essere di nuovo a casa”.
E noi glielo auguriamo, di cuore.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ortofrutta interviste eventi in primo piano terremoto

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