Vino bio, luci ed ombre del provvedimento Ue

Le considerazioni di Confagricoltura Bergamo sul nuovo regolamento europeo

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Dalla prossima vendemmia i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine 'vino biologico' sulle etichette, apponendo un logo rappresentato da una foglia con dodici stelle, tra cui una cometa, su fondo verde: è la conseguenza del nuovo regolamento sulla materia approvato recentemente a Bruxelles. 

A questo proposito la Sezione vitivinicola di Confagricoltura Bergamo si è riunita per esaminare i contenuti del provvedimento.

“Vi sono indubbiamente alcuni lati positivi – sottolinea Renato Giavazzi, presidente di Confagricoltura Bergamo e di Confagricoltura Lombardia – Finalmente il consumatore potrà riconoscere il vino biologico attraverso l’apposito logo, come accade per tutti gli altri prodotti biologici”.

“Sotto il profilo giuridico - aggiunge Aldo Marcassoli, direttore di Confagricoltura Bergamo - il regolamento colma l’attuale vuoto normativo, che faceva considerare biologico il vino ottenuto semplicemente da uve biologiche e non tramite un processo di produzione biologico. Questo consentirà di armonizzare le regole sulla produzione biologica a livello europeo, a partire dai numerosi standard previsti nei singoli Stati membri”.

Il regolamento vieta alcune pratiche enologiche invasive, che possono modificare la composizione del prodotto, e stabilisce i limiti di utilizzo di alcuni coadiuvanti e additivi.

Pur approvando questo importante passo avanti, i produttori di Confagricoltura avrebbero preferito tuttavia che si adottasse un regolamento più restrittivo, in grado di valorizzare meglio il prodotto italiano, che si conforma a standard qualitativi più elevati che nella maggior parte degli altri Paesi produttori. 

“Tra le altre cose avremmo desiderato una maggiore riduzione dell’uso dei solfiti – spiega Giavazzi - Purtroppo, si è dovuti scendere ad un compromesso con i Paesi del Nord Europa che, per difficoltà climatiche e tecnologiche, sono soliti usarne in grandi quantità”.

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