Il futuro dell'agricoltura? Sostenibile e integrato

I risultati del convegno del Ccpb al Centro congressi dell'Università del Sacro Cuore di Piacenza. In arrivo il marchio per i prodotti da produzione integrata

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Piacenza, agricoltura integrata e sostenibilità ambientale

In oltre vent'anni di applicazione del sistema di produzione integrata l'Italia, prima in Europa, è arrivata alla definizione di un Sistema di qualità nazionale – Sqnpi – uniformato e in grado di fornire ai produttori agricoli uno strumento competitivo già presente nelle produzioni biologiche o in quelle di qualità (Dop e Igp).

Abbiamo un progetto di unificazione per l'agricoltura integrata che sarà una rampa di lancio” ha affermato Giuseppe Blasi intervenuto presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza in occasione dell'incontro 'Agricoltura integrata e sostenibilità ambientale' giunto, lo scorso 25 novembre, alla decima edizione, organizzato da Ccpb.

Abbiamo appena portato a conclusione un bando per la scelta del logo – ha proseguito Blasi, direttore generale sviluppo rurale, infrastrutture e servizi Mipaaf -, e presto potremo contare su un nuovo marchio”.

Questo tipo di agricoltura, volta a ridurre l'impatto dei prodotti di sintesi generando salvaguardia della salute pubblica, dell'ambiente e prodotti di qualità, rappresenta un modello di sostenibilità su cui strutturare le produzioni future. Si andrà così incontro agli obiettivi ambientali fissati a livello europeo per il 2020 e alle indicazioni comunitarie che, a partire da gennaio 2014, renderanno il modello di difesa integrata obbligatorio.

Dovremo scontrarci con le direttive della prossima Pac – ha però sottolineato Blasi – che in tal senso sono poco generose”.

 

Verso il 2020

I dati di uno studio Nomisma riportati da Andrea Zaghi dell'area agricoltura e industria alimentare della società di studi economici, attribuiscono alla filiera agroalimentare un ruolo di primo piano nel raggiungimento degli obiettivi contenuti nel pacchetto di misure clima-energia 20-20-20.

Si parte dal contributo sulla produzione totale di energia da colture dedicate, deiezioni e scarti agricoli quantificabile nel 3% dei consumi energetici finali, per arrivare alla riduzione delle emissioni di gas serra fino alla possibilità di incrementare l'efficienza energetica sia nell'industria alimentare che nel comparto agricolo.

 

 

Piacenza, un momento del convegno

 

Comunicare l'agricoltura integrata

Se è vero che tanti sforzi sono stati fatti per arrivare ad un sistema di produzione integrata incanalato in una linea nazionale comune, è altrettanto vero che tali sforzi - ma anche i risultati ottenuti - hanno avuto scarsa o nulla eco presso il consumatore finale.

L'attenzione all'ambiente è un'esigenza che si pone ai primi posti nella responsabilità sociale d'impresa; a maggior ragione nei processi ecosostenibili come l'integrato – ha spiegato Fabrizio Piva amministratore delegato Ccpb –, deve essere valorizzata. La trasparenza è tra i principali valori di una valutazione – ha concluso – e la misurazione di processo può generare informazioni trasferibili al mercato”.

Per questa ragione, il Ccpb di Bologna ha messo a punto uno schema di valutazione basato sul metodo Lca – Life cycle assessment, che punta a valutare l'impatto ambientale dei processi produttivi nell'agroalimentare con un approccio di processo e non di sistema.

Ad essere valutato non è un unico impatto ma la sommatoria di diversi impatti per unità funzionale (chili, litri, ettari) così da ottenere una serie di indicatori misurati lungo l'intera filiera agroalimentare.

 

Sostenibilità e distribuzione

Coop Italia, Auchan ed Esselunga per la Gdo; Horta, spin off della Cattolica, per la ricerca; Apo conerpo e Conserve italia per l'ortofrutta e Agrofarma per la chimica, hanno portato sul tavolo della produzione integrata le proprie problematiche ed impegni di sostenibilità.

Difficoltà nel comunicare i passi verso la sostenibilità di processo e difficoltà negli approvvigionamenti, in particolare per l'ortofrutta, le problematiche della Gdo. Un eccessiva 'criminalizzazione' degli agrofarmaci attraverso il continuo ed esclusivo riferimento ai residui quelle sollevate da Agrofarma.

In tutti i casi la linea è di completa adesione e apertura a questo modello produttivo giunto nel nostro paese ad un livello di esperienza e conoscenza unico in Europa e che, tutti concordano, deve essere valorizzato e comunicato per generare il giusto valore aggiunto

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