Corpo 8, da spaghettopoli alla superpatata

Cosa hanno scritto quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 16 al 22 dicembre

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

E' stata “spaghettopoli” ad aprire le prime pagine di molti quotidiani in edicola nei giorni scorsi. “Libero” del 16 dicembre e il “Giornale” si sono distinti, come spesso accade per questi due quotidiani, per i titoli particolarmente “graffianti”. Più morbidi i toni del “Corriere della sera” che nel commentare le indagini della Guardia di Finanza sull'ipotesi di un cartello fra le industrie ha parlato di aumenti ingiustificati per la pasta. Ma nei giorni seguenti lo stesso “Corriere della Sera” rincara la dose e denuncia come la pasta sia aumentata più di dieci volte rispetto al grano. Il caro-pasta è poi rimbalzato su molti altri quotidiani, da “Repubblica” (insufficienti i ribassi degli spaghetti) a “Il Riformista” (con il caro-pasta sono scese in campo le Fiamme Gialle).

 

Protagonista la crisi

Tocca poi alla crisi dei campi, e come potrebbe essere diversamente, assumere il ruolo di protagonista fra gli argomenti di questi giorni, ad iniziare da “Il Resto del Carlino” del 17 dicembre che ospita una breve foto-cronaca dell'invasione dei trattori nel capoluogo emiliano. Niente trattori in Sardegna, ma agricoltori che esasperati dalle difficoltà decidono di occupare persino un campanile, come racconta “Unione Sarda”. I motivi di tante difficoltà si possono leggere su “Il Sole 24 Ore” del 18 dicembre, argomento sul quale torna il giorno seguente anche “La Stampa”, che sottolinea come coltivare i campi non sia più un'attività conveniente. L'”Avvenire” del 19 dicembre tenta un bilancio di quest’anno, definito un “fallimento” per i campi. Una conferma che viene da “Libero” del 20 dicembre, dal quale si apprende che gli agricoltori sono sempre più poveri. Ad acuire i problemi ci si mettono anche le difficoltà del maltempo degli ultimi giorni, con gravi danni alle colture orticole di pieno campo. Logica conseguenza è l'aumento dei prezzi al consumo, che fanno scattare, come si legge sul “Resto del Carlino” del 22 dicembre, le proteste dei consumatori. E' crisi anche per la stampa agricola, come scrive “Italia Oggi” del 19 dicembre, che vedrebbe in difficoltà testate storiche e prestigiose del settore, mentre avanza anche nei campi l'informazione on-line.

 

 

I rimedi

L'agricoltura chiede rimedi a questa stagione di crisi e non mancano appelli accorati e critiche convinte. Fra queste ultime merita un cenno il botta e risposta fra il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia. Il Governatore della Puglia ha affidato alle colonne della “Gazzetta del Mezzogiorno” un'accorata lettera all'indirizzo del Ministro per lamentare l'esiguità degli aiuti riservati ai campi e per le cifre salutate con entusiasmo in Finanziaria, ma in realtà accusate di essere solo “partite di giro”. Pronta la risposta del Ministro che nel giorno seguente affida alla stessa “Gazzetta del Mezzogiorno” il compito di ribattere alle critiche di Vendola. Per rispondere alla crisi arrivano intanto le proposte di Confagricoltura per una riorganizzazione della rappresentanza sindacale i cui propositi si possono leggere sulle pagine di “Italia Oggi” del 19 dicembre. Dal ministero dell'Agricoltura arriva poi il “codice unico” le cui intenzioni, si legge su “La Stampa” del 20 dicembre, sono quelle di ridurre l'enorme peso della burocrazia che grava sulle aziende agricole. Finalmente, viene a dire.

 

Agricoltura reale e virtuale

C'è spazio, fra una crisi e l'altra, per alcuni commenti anche curiosi come quello che si può leggere su “Libero” del 18 dicembre a proposito della “moda” delle coltivazioni virtuali su facebook. Coltivazioni virtuali che rubano braccia all'agricoltura dice il quotidiano diretto da Belpietro, ma che almeno non devono vedersela con problemi reali come le ruggini del frumento, argomento del quale si occupa “Italia Oggi” del 19 dicembre. Oppure degli obblighi della Ue nei confronti del monitoraggio dell'impiego degli agrofarmaci, tema anche questo affrontato da “Italia Oggi”. A proposito di agrofarmaci è ancora “Italia Oggi” che offre uno spaccato sui nuovi assetti che si stanno realizzando fra le più importanti industrie del settore chimico. Industrie che dovranno vedersela nel prossimo futuro con talune idee innovative che giungono, come scrive “Italia Oggi”, dall'Università di Pisa e che promettono di mandare in soffitta diserbanti e pesticidi. Una notizia da accogliere, forse, con una certa cautela...Fra le novità ecco arrivare la “superpatata” dalla quale si potranno ricavare anche colle, tessuti, carta e filati. Se ne parla sul “Corriere della Sera” del 22 dicembre in un'intervista ai ricercatori dell'istituto Fraunhofer di Monaco, dove questa superpatata (non ogm, ci tengono a dire) è stata messa a punto.

 

 

Il “tormentone” del latte

Sul fronte degli allevamenti il protagonista dell'informazione è stato il prezzo del latte, sballottato fra tentativi di accordo naufragati e proteste inscenate davanti alle più importanti aziende lattiero casearie. Trattative che hanno visto anche il fronte sindacale diviso, come riporta “L'Eco di Bergamo” del 16 dicembre, mentre dal “Corriere della Sera” del 18 dicembre si apprende della prima rottura del tavolo di confronto fra allevatori e Assolatte. Colpa, secondo il quotidiano cremonese “La Provincia”, del prezzo offerto dagli industriali, definito vergognoso. La rottura della trattativa favorisce le proteste degli allevatori davanti alle industrie del latte, la cui cronaca si può leggere su “La Stampa” del 19 dicembre. Situazione che anche “L'Unità” del 19 dicembre definisce difficile parlando di “guerra sul prezzo del latte”. Dal “Corriere della Sera” del 20 dicembre arriva poi un'analisi del mercato, nella quale si evidenzia come nel passaggio dalla stalla al negozio il prezzo del latte arrivi a quadruplicare, evidenziando così tutte le debolezze di questa filiera. Una situazione che richiede interventi radicali, perché è a rischio, come scrive “L'eco di Bergamo”, la sopravvivenza di 43mila stalle. E se chiudono le stalle , aggiungiamo, si può dire addio alle  nostre produzioni casearie tipiche.

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Fonte: Agronotizie

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