Olio d'oliva, etichettatura d'origine obbligatoria

Proposta della Commissione europea discussa positivamente dagli Stati membri. Soddisfazione del ministro Zaia. Le organizzazioni plaudono all'iniziativa

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Olio d'oliva, garantire l'origine e la qualità

Etichettatura obbligatoria per l’olio d’oliva. Ne hanno discusso positivamente – senza però approvarla formalmente - gli Stati membri dell'Ue, esaminando la proposta della Commissione europea per l’introduzione dell’etichettatura d'origine obbligatoria per l'olio vergine ed extra vergine d'oliva. Le regole introdotte nel 2002 stabilivano un'etichettatura opzionale, provvedimento che nel tempo si è però dimostrato insufficiente a garantire la qualità del prodotto. In base alla proposta, gli oli provenienti da un unico Paese dovranno recare il nome del Paese d'origine. I 'blends' (le miscele) saranno etichettate o come 'miscela di oli d'oliva comunitari' o come 'miscela di oli d'oliva non comunitari' o come 'miscela di oli d'oliva comunitari e non comunitari' o con equivalenti indicazioni. Alcuni termini che descrivono le caratteristiche organolettiche per quanto riguarda il gusto o il profumo di oli d'oliva vergini o extra vergini, sono recentemente stati definiti dall'International Olive Council, e potranno dunque essere utilizzati nelle etichette.
Dopo il via libera degli Stati membri, la Commissione dovrà notificare la bozza al Comitato TBT (Technical Barriers to Trade) del WTO. Un voto è atteso entro la fine del 2008 e le nuove regole entreranno in vigore il 1 luglio 2009.
 
E’ una vittoria importante per il made in Italy, simbolo della sicurezza alimentare. Finalmente la Commissione ha capito che la nostra battaglia per la difesa delle denominazioni non solo è giusta ma è la strada principale per difendere l’identità della nostra agricoltura”. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha accolto la proposta di Bruxelles ai 27 Paesi membri d’introdurre obbligatoriamente in etichetta l’origine dell’olio d’oliva vergine ed extra-vergine, indicando anche per le miscele se si tratta di oli di origine comunitaria o di oli di origine non comunitaria. La nuova regolamentazione farebbe cadere il richiamo ufficiale della Commissione nei confronti dell’Italia, cui ha fatto seguito una procedura di messa in mora, che da anni sostiene la richiesta dell’obbligatorietà dell’origine in etichetta. ”Fino a questo momento scrivere che un tipo di olio è made in Italy significava commettere un’infrazione comunitaria – continua Zaia -. Con questa iniziativa, l’Europa ci riconosce il primato comunitario nella qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari e un ruolo fondamentale nelle politiche rivolte alla trasparenza e alla garanzia di salute per i consumatori”.
 
Confagricoltura apprezza gli esiti del Comitato di gestione “oli e materie grasse” a Bruxelles. La decisione va nel senso auspicato dall'organizzazione. Più volte il presidente Vecchioni aveva sottolineato l’esigenza di una norma comunitaria e non nazionale che tutelasse l’origine degli oli a livello europeo. Il testo non soddisfa appieno le attese, in quanto prevede la pericolosa e piena liberalizzazione della produzione e commercializzazione delle miscele di oli di oliva e altri vegetali, che pone  problemi di controllo rispetto alle possibili frodi e la facoltà di scegliere tra una menzione che indichi il singolo Stato membro ed un’altra che contempli la possibilità di indicare l’intera Ue. Confagricoltura richiama il governo ad esercitare opera di vigilanza nei passaggi che il testo dovrà superare, per evitare che il riferimento al singolo Stato membro possa essere cancellato.
 
Una conferma della leadership italiana nella trasparenza, grazie all’obbligo di indicare l’origine delle olive in etichetta già in vigore a livello nazionale e fortemente sostenuto dalla Coldiretti che ha raccolto con successo un milione mezzo di firme a sostegno di una iniziativa di legge popolare. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione della Commissione europea. L'obbligo di etichettatura dell'olio extravergine di d'oliva - sottolinea la Coldiretti - è già in vigore in Italia dal 17 gennaio scorso grazie alla mobilitazione della Coldiretti a sostegno del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 ottobre 2007. Con la decisione della Commissione di seguire le orme dell’Italia a livello nazionale è necessario intensificare i controlli. A distanza di alcuni mesi dall'entrata in vigore della norma nei supermercati sono infatti ancora troppo poche le bottiglie di extravergine correttamente etichettate in un paese dove l' importazione dall'estero per 5,5 milioni di tonnellate è vicina alla produzione nazionale che, in questa campagna, risulta in aumento del 15% rispetto ai 5 milioni di tonnellate nel 2007.
 
E’ una proposta che conferma la validità della scelta già operata dal nostro Paese ad inizio dell’anno”. Così la Cia, Confederazione italiana agricoltori commenta l’orientamento della Commissione. La Cia si è sempre battuta per l’indicazione d’origine sull’etichetta dell’olio d’oliva, poiché tutela i produttori italiani e i consumatori. Si tratta di un elemento fondamentale per dare trasparenza dal campo alla tavola e per difendere e valorizzare il prodotto dalle contraffazioni e dall’assalto dell’agropirateria. “La proposta della Commissione Ue - sostiene la Cia - recepisce pienamente le nostre richieste e la misura adottata dall’Italia rappresenta una garanzia".
 

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