Lazio, modificata la legge sull'apicoltura per tutelare la ligustica

Tra le novità la possibilità di riprodurre e selezionare solo Apis mellifera ligustica. Un aspetto di particolare attualità su cui abbiamo sentito il parere di Salvatore Ziliani, presidente dell'Associazione italiana allevatori api regine che ha seguito l'iter normativo

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un esemplare di regina di Apis mellifera ligustica
Fonte foto: Aiaar

Il Lazio, con la legge regionale 14/2021, ha introdotto delle modifiche alla legge regionale sull'apicoltura con l'obiettivo di tutelare le api e la loro salute e di salvaguardare l'Apis mellifera ligustica, considerata a rischio di erosione genetica, a causa dell'utilizzo di incroci e altre sottospecie non autoctone introdotte in regione per fini produttivi.

Le modifiche riguardano alcuni commi della legge regionale 75/1988 e puntano a contrastare l'abbandono e l'incuria degli alveari, a promuovere la coltivazione di piante nettarifere e a tutelare la sottospecie ligustica.

Nel dettaglio il comma 5bis dell'articolo 7, appena introdotto, definisce cosa sia un apiario abbandonato e recita: "L'apiario in stato di abbandono è un apiario non identificato dal cartello identificativo previsto dalla normativa dell'anagrafe apistica nazionale, oppure, anche se identificato, i cui alveari, in parte o anche singolarmente, si trovano in evidente stato di incuria riguardo alla gestione e all'accudimento delle famiglie di api e con presenza di materiali apistici che determinano fenomeni di saccheggio. Tale definizione è valida anche per le arnie o altri porta sciami contenenti i nuclei o sciami artificiali".

Riguardo alla tutela dell'Apis mellifera ligustica invece è stato modificato il comma 1 dell'articolo 2, specificando che le misure di tutela delle api da miele sono rivolte specificatamente alla sottospecie ligustica e il comma 1 lettera e dell'articolo 3, in cui si specifica che i finanziamenti regionali per l'acquisto di api e regine saranno destinati solo alle api di sottospecie ligustica.

Infine, ma non certo in ultimo come importanza, il comma 1bis dell'articolo 1, che permette la riproduzione e la selezione solo di Apis mellifera ligustica e recita: "La regione tutela l'Apis mellifera autoctona sottospecie ligustica con azioni volte ad assicurarne la conservazione e finalizzate al suo miglioramento genetico e alla successiva diffusione del materiale selezionato e riduzione dei fenomeni di erosione genetica. Nel territorio regionale gli apicoltori non possono svolgere attività di selezione e moltiplicazione di api regine e materiale apistico vivo di sottospecie diverse da Apis mellifera ligustica. La Regione riconosce l'Apis mellifera ligustica come bioindicatore, al fine di agevolare l'attivazione di biomonitoraggi ambientali attraverso le api".

Per approfondire l'argomento abbiamo intervistato Salvatore Ziliani, presidente di Aiaar, l'Associazione italiana allevatori di api regine, che assieme all'associazione Miele in Cooperativa ha promosso e seguito l'approvazione delle modifiche alle legge.

Salvatore Ziliani
Salvatore Ziliani, presidente Aiaar

Signor Ziliani, perché avete sentito la necessità di introdurre queste modifiche alle legge regionale?
"Perché ormai il livello di erosione genetica, dovuto all'introduzione di incroci e sottospecie non autoctone, è arrivato ad un livello tale che delle misure di tutela sono necessarie per poter conservare la ligustica sul territorio.
Mi auguro che finalmente si inizi a comprendere che allevare api non è come allevare vacche, le api volano e non vivono in un ambiente con condizioni ed alimentazione controllate".


Alcuni apicoltori temono di non trovare più api regine con le caratteristiche desiderate per le loro necessità, secondo lei è un timore fondato?
"Timore assolutamente senza fondamento alcuno.
L'apicoltura ha un legame stretto ed indissolubile con il territorio, l'adattamento ambientale è importantissimo. Nella grande variabilità propria di una sottospecie abbiamo un tesoro inestimabile, tesoro che questa legge vuole tutelare e che possiamo sfruttare a fini selettivi. Lavorare poi in un areale con basso livello di ibridazione permette agli apicoltori di acquistare regine per arricchire il proprio parco api e non perché obbligati pena lavorare con ciò che il caso ed areale forniscono. Gli effetti di accoppiamenti fra sottospecie diverse nelle generazioni successive rendono una roulette riprodurre regine dato che gli accoppiamenti sono casuali.

Un areale non ibridato permette poi agli allevatori di regine di vendere regine commerciali fecondate con fuchi della stessa sottospecie. Il servirsi poi di zone di accoppiamento isolate o strumentale sarà poi una scelta funzionale alla produzione delle madri da testare".


Le nuove norme impediscono la riproduzione e la selezione di api da miele diverse dalla ligustica, ma non ne vietano esplicitamente l'allevamento o non ne impediscono l'introduzione con il nomadismo. Questo non riduce in parte l'efficacia al contrasto dell'erosione genetica?
"Certamente il non considerare il nomadismo incide ma resta comunque un primo passo importante e che può fortemente mitigare i danni ad oggi prodotti. Il divieto di riproduzione implica che sia nel caso di regine acquistate che sostituite in azienda il tutto vada fatto con ligustiche. Dopo qualche anno sarà chiaro chi non ha rispettato la legge per dolo o negligenza".

Nell'articolo 16 sulle sanzioni amministrative per chi non rispetta la legge, manca un riferimento esplicito al divieto di riprodurre o selezionare altre sottospecie diverse dalla ligustica, quindi chi lo fa potrebbe non essere sanzionato?
"Attualmente sanzioni specifiche non sono previste, ma ora starà al legislatore colmare questo vuoto varando i regolamenti di attuazione alla legge.

Al momento si deve considerare questa legge come una presa di posizione e una presa di coscienza di un problema, al di là delle sanzioni. Una presa di coscienza che deve essere fatta anche dagli apicoltori laziali per tutelare una risorsa genetica che è di tutti e la cui salvaguardia è un bene per tutti".


Come Aiaar vi sentite soddisfatti di questo risultato o lo considerate un primo passo? E nel caso quali saranno i prossimi?
"Certamente la modifica alla legge regionale è un buon inizio. Inizio perché in una società utopica basterebbe la modifica per far sì che si inizi a cambiare ma nel mondo reale cosi non è.

Nel modo reale, come succede ad esempio con le regole del codice della strada, chi gestisce la cosa pubblica deve mettere in campo tutti gli accorgimenti necessari per garantire efficaci di una legge o regolamento. Aiaar è senza alcun dubbio pronta a portare tutte le sue energie e competenze per aiutare il legislatore ad implementare piani di controllo e rientri sostenibili e concreti".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: leggi e decreti api interviste biodiversità apicoltura politiche regionali

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