Allevare insetti: perché, quali e come?

Tra ricerca, aspetti normativi ed esempi di diverse esperienze aziendali italiane

di Vittoriana Lasorella

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Il webinar di Confagricoltura per parlare di insetti come cibo alternativo e sostenibile (Foto di archivio)
Fonte foto: © Pongsak - Adobe Stock

Che ne dite di cominciare ad allevare insetti? Siamo nel vivo di una crisi climatica. Un'emergenza alimentata dal crescente aumento della popolazione mondiale, del consumo di energia e di carne che a loro volta riducono le foreste e incrementano i gas serra. Puntare sulla sostenibilità è la chiave vincente per far fronte a questi problemi.

L'allevamento degli insetti rappresenta una valida alternativa sostenibile sia per la produzione di cibo per l'uomo che di mangime per gli animali d'allevamento, ma anche una nuova fonte di reddito in un mercato ancora inesplorato. Grandi opportunità sono rappresentate, inoltre, dalla produzione di pet food, di energia alternativa (biogas) e fertilizzanti agricoli.

L'Europa è sempre più proiettata verso questo nuovo orizzonte. L'Efsa infatti ha recentemente espresso una valutazione positiva su un prodotto derivato da insetti, la larva del Tenebrio molitor proposto appunto come alimento umano. All'esame anche un'altra decina di domande che riguardano altri insetti che aspettano una valutazione.

Confagricoltura e l'organizzazione dei Giovani di Confagricoltura (Anga), che si dichiarano a disposizione degli agricoltori e allevatori per assisterli e accompagnarli in nuovi progetti di allevamento di insetti, hanno organizzato il webinar "Allevamenti degli insetti: un'alternativa sostenibile. Prospettive, opportunità e problematiche per le aziende agricole".

L'evento, tenutosi il 16 aprile 2021, oltre a fare il punto sulla ricerca applicata nella produzione di insetti in Italia, sugli strumenti finanziari per le aziende e sugli aspetti normativi e legali, ha presentato alcune interessanti esperienze aziendali italiane.


Perché allevare insetti?

Lara Maistrello e Augusta Caligiani, rispettivamente del dipartimento di Scienze della vita dell'università di Modena e Reggio Emilia e del dipartimento di Scienze degli alimenti e del farmaco dell'università di Parma, hanno esaminato la prospettiva dell'allevamento degli insetti.

Allevare insetti è più sostenibile rispetto agli allevamenti di animali tradizionali. Le ragioni:
  • hanno efficienza di conversione più elevata. Per esempio, nella conversione da substrato alimentare a carne, il grillo è più efficiente del doppio rispetto al pollo, cinque volte rispetto al maiale e 12 volte rispetto ai bovini;
  • si mangia quasi tutto degli insetti. Forniscono, infatti, una percentuale maggiore di frazione commestibile rispetto agli animali allevati tradizionalmente a causa della mancanza di ossa, cartilagine e pelliccia/peli;
  • possono essere allevati su scarti e sottoprodotti organici che vengono così riciclati e convertiti. In questo modo si può contribuire a ridurre di un terzo lo spreco alimentare a livello europeo;
  • richiedono pochissima acqua per essere allevati. Per 1 kg di pollo servono 2300 lt di acqua, per 1 kg di carne suina servono 3500 lt, per 1 kg di carne bovina servono 22000-43000 lt, al contrario molti insetti possono sopravvivere diversi giorni senza acqua;
  • gli insetti allevati emettono molti meno gas serra (anidride carbonica e metano);
  • possono essere allevati in piccoli spazi con conseguente riduzione del consumo di suolo;
  • la Life cycle assessment (Lca), che valuta l'impatto ambientale associato a tutti gli stadi di vita di un prodotto, per gli insetti commestibili è stata stimata come estremamente inferiore a quella delle proteine ottenute da allevamenti di animali tradizionali;
  • danno meno problemi dal punto di vista del benessere animale perché non sono vertebrati. Inoltre, non ci sono rischi di zoonosi;
  • contribuiscono a diversificare le attività agricole in modo sostenibile e a livello locale. Molti allevatori e produttori di insetti, infatti, danno la possibilità ad altri allevatori (del settore avicolo e suino, per esempio) di prendersi cura delle larve di insetti, crescerle e nutrirle fino allo stadio necessario, per poi restituirli al produttore iniziale che provvederà a trasformarli in mangime.
A livello nutrizionale gli insetti sono frazionabili in tre macronutrienti: proteine, grassi e chitina che possono essere impiegati non solo come fonte di cibo ma anche per la produzione di energia, biodisel e bioplastica; a questi si aggiunge il frass, escrementi di insetto validi come prodotto fertilizzante.

L'insetto può essere utilizzato tal quale, vivo, essiccato, macinato o al contrario frazionato nei suoi componenti, ognuno dei quali può avere applicazioni specifiche. Per quanto riguarda l'alimentazione umana, il frazionamento dei nutrienti permette di incorporare i vari componenti nel cibo in modo tale che l'insetto non sia visibile per il consumatore occidentale, ancora restio ad alimentarsi di insetti. Per quanto riguarda il settore mangimistico, le frazioni permettono di ottenere mangimi più equilibrati da un punto di vista nutrizionale.

Ci sono diversi insetti edibili allevabili. Il primo tra tutti è la mosca soldato (Hermetia illucens o black soldier fly). Le larve di questo dittero sono costituite per il 37% da lipidi, per il 32% da proteine e per il 9% da chitina e si sviluppano in pochissimo tempo (1-2 settimane). Tra gli altri candidati ci sono i vermi gialli della farina (mealworm) Tenebrio molitor, Alphitobius diaperinus e Zophobas morio e i grilli (crickets) Acheta domesticus, Gryllodes sigillatus e Gryllus assimilis e moltissimi altri.


Il panorama europeo: politiche, normative e novel food

Nel 2012 la Fao ha valutato gli insetti come potenziale fonte di cibo per l'uomo e per gli animali. Dal 2015, in Europa, gli insetti edibili e i prodotti che li contengono sono considerati Novel Food (Reg Eu 2015/2283). Un cibo "nuovo" la cui commercializzazione però non è ancora consentita.

Numerosi dossier sono stati quindi presentati alla Commissione europea per richiedere l'autorizzazione alla commercializzazione e proprio lo scorso 13 gennaio l'Efsa ha pubblicato la prima opinione positiva sulla larva della farina, Tenebrio molitor. Un importante riconoscimento che si spera porterà presto all'autorizzazione definitiva.

Per quanto riguarda il settore della mangimistica ci sono altri tipi di restrizioni. Innanzitutto per quanto riguarda i substrati di allevamento, secondo il regolamento Ce n. 767/2009 gli animali allevati nell'Unione europea possono essere alimentati solo con prodotti sicuri. Sono proibiti escrementi e contenuti del tratto digestivo, i rifiuti delle cucine o generi alimentari non più destinati al consumo umano, non processati che contengono carne o pesce.

In secondo luogo, l'uso di proteine derivate da animali d'allevamento è vietato nei mangimi per ruminanti (ad esempio bovini) e animali monogastrici (ad esempio suini e polli). Perciò le proteine derivate dagli insetti non sono ancora consentite per l'uso nei mangimi per suini o pollame, mentre è consentito per animali domestici (ad esempio cani, gatti, uccelli o rettili) e dal 2017 per gli animali acquatici.

Anche in questo ambito l'Unione europea è sempre più vicina ad ampliare l'autorizzazione ai mangimi per polli e suini a base di insetti.

Dall'incontro di Confagricoltura sono quindi emerse una serie di difficoltà con le quali già da tempo le aziende emergenti del settore hanno a che fare. La legislazione a livello europeo infatti non è molto chiara e la sua complessità spinge molta gente a non entrare nel mercato nonostante le prospettive siano molto allettanti per il futuro.

Il libro Bugs in law dell'avvocato Valeria Paganizza, intervenuta all'incontro, fa il punto sulla normativa legata alla produzione di alimenti a base di insetti spiegando come gli imprenditori del settore alimentare e della mangimistica possono sfruttare le varie norme a proprio vantaggio. Una risposta a diverse e comuni domande relative ai substrati di allevamento (quando uno scarto agroalimentare diventa un rifiuto?) o ai vari passaggi che occorre fare per diventare un imprenditore agricolo che alleva insetti.


Nella pratica…

Non tutti sanno che a livello internazionale esiste una piattaforma dedicata agli insetti come cibo e mangime: l'Ipiff. Lo scopo è quello di promuovere l'uso degli insetti per l’alimentazione umana e animale e di diffondere cultura, informazioni e best practices supportando sempre il mondo della ricerca. L'Ipiff ha sviluppato una serie di linee guida con l'obiettivo di assistere i produttori di insetti nella preparazione della domanda di autorizzazione richiesta dalla legislazione sui nuovi alimenti dell'Ue (linee guida amministrative e scientifiche).

In Italia, ad aderire ci sono diverse realtà: la startup Alia insect farm, l'azienda Italian cricket farm, l'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, l'università di Parma, l'università di Pisa e l'università della Basilicata.

Gli allevamenti di insetti stanno diventando delle vere e proprie realtà imprenditoriali in Europa in generale ma anche in Italia. Piccole e medie imprese che producono sia per il mercato dei mangimi che per quello alimentare.

In Piemonte si sta sviluppando la realtà Bef Biosystems, nata già nel 2016. L'obiettivo è quello di produrre mangimi a base di larve di Hermetia illucens, compost e biogas, attraverso un modello di business moderno che si basa sul principio del piccolo e diffuso.

L'idea infatti è quella di diffondere sul territorio piccole aziende o "bugs farm" creando un vero e proprio network: Bef mette a disposizione le tecnologie e gestisce la logistica, le attività di recupero e la commercializzazione dei prodotti derivati, le aziende agroalimentari forniranno i propri residui organici che saranno utilizzati come substrati di alimentazione per gli insetti.

Ogni farm sarà composta da una serie di moduli tecnologici detti bioconverter, delle camere di allevamento i cui parametri abiotici sono tenuti sempre sotto controllo, in grado di processare circa 2mila tonnellate di materiali organici all'anno. Un meccanismo moderno che si sviluppa in moduli, particolarmente flessibile e adattabile ma anche autosufficiente dal punto di vista energetico. Quando le larve sono mature vengono congelate, la trasformazione finale avverrà in un impianto di raffinazione autorizzato alla produzione di proteine di animale.

Sempre in Piemonte è nata nel 2017 l'azienda Italian Cricket farm con una produzione di un milione di insetti al giorno. Ha già depositato due brevetti per tecnologie 4.0 per l'allevamento di Acheta domesticus, di Tenebrio domestica, Tenebrio molitor e Zophobas morio.

In particolare, l'idea è quella di commerciallizzate insetti come mangime per le galline ovaiole. Nel corso del 2020, infatti, grazie ad una serie di collaborazioni con altre aziende piemontesi sono stati condotti diversi studi che hanno dimostrato come galline nutrite con insetti producono un maggior numero di uova, più pesanti e con tuorlo più rosso.

Nelle piccole imprese rientrano anche diverse startup innovative. Alia Insect Farm, progetto lombardo nato nel 2020 ha come obiettivo quello di produrre alimenti a base di grilli commestibili italiani. Per il momento i prodotti saranno destinati solo al mercato extra europeo, in attesa che la normativa novel food autorizzi la vendita di questi prodotti in Europa e quindi anche in Italia.

Nel Centro Italia, a Perugia è nata la startup Bugs Life grazie al know how di due giovani umbri e al supporto di associazioni di categoria come Confagricoltura. Ad oggi è stato creato un impianto sperimentale con un laboratorio (ottenuto dalla riconversione di un vecchio forno per tabacco). La squadra di Bugs Life punta al mercato del pet food che solo nel 2020 ha registrato un fatturato di oltre due miliardi di euro e che evidenzia una crescita annuale tra l'1 e il 3% dal 2015.

In particolare però, le allergie e le intolleranze alimentari associate al pet food sono in crescita per la presenza di proteine di bassa qualità, l'eccesso di sottoprodotti animali (antibiotici) e l'eccesso di farine vegetali. A questo problema si aggiunge il fatto che il mercato del pet food assorbe il 20% della produzione globale di carne. Non è sostenibile. Al contrario, la farina prodotta con le larve di Hermetia illucens è ipoallergenica, ha un ottimo profilo nutrizionale, è ricca di aminoacidi ed è una fonte proteica sostenibile e localmente prodotta.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento innovazione ricerca sostenibilità mangimi cibo e alimentazione

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