Restano in rosso i conti dei suini

L'aumento delle quotazioni eroso dall'aumento dei costi per l’alimentazione degli animali. Ancora in positivo i risultati dei macelli. I prosciutti a marchio di origine non recuperano il gap nei confronti del prodotto generico

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L’aumento più significativo ha riguardato i suinetti, ma le quotazioni restano inferiori a quelle dell’anno precedente
Fonte foto: soybean board

In marzo le quotazioni dei suini da macello sono aumentate, la redditività degli allevamenti invece si è ridotta.
Un paradosso solo apparente, che le analisi del Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica di Piacenza diretto da Gabriele Canali, spiegano con la contemporanea crescita dei costi delle materie prime per l’alimentazione, soia in primo luogo.
Il risultato finale è un calo del 2,8% rispetto al mese precedente dell’indice Crefis sulla redditività degli allevamenti.
Anche a livello tendenziale, ovvero rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, la performance economica resta fortemente negativa: -25,3%.

Analizzando il mercato è possibile riscontrare un andamento congiunturale positivo del prezzo medio mensile dei suini pesanti da macello destinati a prodotti Dop che fa registrare un + 2,1% rispetto al periodo precedente per un valore di 1,409 euro/kg, ma rimanendo al di sotto dei dati dello stesso periodo del 2020, con una variazione tendenziale pari a -8%.
Stessa situazione si rileva per le quotazioni dei suinetti da allevamento di peso 30 Kg che a marzo hanno mostrato una variazione congiunturale positiva (+14%) con una quotazione pari a 3,322 euro/kg, ma molto al di sotto rispetto ai valori registrati nello stesso periodo dell’anno scorso (-14,3%).
 

Macellazione con il segno più

Per quanto riguarda la redditività del comparto della macellazione italiana l’indice Crefis in marzo mostra un dato in ascesa del 2,4% a livello congiunturale e una variazione rispetto al 2020 del +2,8%. Il buon andamento del segmento è dovuto alle quotazioni in salita dei lombi e delle cosce fresche; una circostanza che ha aiutato a contenere l’effetto negativo del costo, in crescita, dei capi da macello.
Sul lato del mercato, le quotazioni dei principali tagli di carne fresca suina in marzo risultano in crescita.
I prezzi delle cosce fresche destinate a produzioni tipiche sono saliti raggiungendo, per la tipologia pesante, un valore di 3,983 euro/kg con una variazione congiunturale del +1,8%, mentre quelle destinate al prodotto non tipico hanno fatto segnare mese su mese +2,1% per un valore di 3,343 euro/kg.

Di contro le variazioni rispetto ai valori registrati lo scorso anno nello stesso periodo di riferimento sono tutte negative: -1,8% per il prodotto Dop e -3,8% per quello generico.
E a marzo anche per i lombi si nota lo stesso andamento: più precisamente, il prezzo del lombo taglio Padova ha raggiunto un valore di 3,550 euro/kg (+10,5% il dato congiunturale), mentre la quotazione del lombo taglio Bologna è aumentata del +7,4% (3,275 euro/kg).
Ma le variazioni tendenziali sono risultate negative per entrambi i prodotti: -9,6% e -13,8%% rispettivamente.
 

Stagionature a due velocità

Sempre a marzo la redditività del comparto della stagionatura ha visto andamenti opposti per il prodotto Dop rispetto a quello generico.
Il Prosciutto di Parma nella tipologia pesante, fa registrare un indice Crefis in salita del 5,7% per quanto concerne la variazione congiunturale; mentre il confronto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso mostra un forte calo: -13,1%.
Al contrario l’andamento mese su mese della redditività della stagionatura dei prodotti generici risulta in calo (-3%) ma si mantiene su livelli positivi se si considera la variazione rispetto al marzo 2020: +21,2%. Tutto ciò fa sì che il differenziale di redditività tra le produzioni Dop e quelle non tipiche rimanga a favore di quest’ultime (-11,1%).

Nel periodo preso in esame vediamo ora come si sono comportati i prezzi delle cosce stagionate pesanti.
Il Prosciutto di Parma ha mostrato un valore medio mensile di 7,850 euro/kg, quotazione che, se confrontata ai prezzi dello stesso periodo del 2020, risulta in calo del 2,5%.
Stabili i valori del prodotto non tipico sempre, nella tipologia pesante: 6,175 euro/kg; ma la variazione tendenziale, anche in questo caso, è deludente (-1,6%).

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