Api sentinelle per monitorare le microplastiche

Uno studio condotto in Danimarca ha rilevato per la prima volta la presenza di microplastiche sulle api da miele e ha utilizzato gli alveari per il biomonitoraggio di questi inquinanti

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un'ape bottinatrice in volo
Fonte foto: Boris Smokrovic - Wikipedia

Le api da miele possono essere dei bioindicatori importanti per monitorare la presenza delle microplastiche nell'ambiente. A dirlo è uno studio condotto da ricercatori spagnoli, olandesi e danesi apparso recentemente sulla rivista scientifica 'Science of the total environment'.

Lo studio è stato condotto in Danimarca su api presenti nel centro di Copenaghen, ma anche in zone periurbane e in campagna, rilevando la presenza di microplastiche in tutti gli ambienti esaminati.

Ma cosa sono le microplastiche? Per definizione sono microparticelle di varie tipologie di plastiche di dimensioni comprese tra 1 μm (cioè 1 millesimo di millimetro) e 5 mm, sia sotto forma di fibre che di piccoli frammenti.

La loro presenza è praticamente ubiquitaria e sta diventando un problema ambientale sempre più esteso e importante, anche se a volte è difficile da monitorare, in particolare è difficile monitorarne la presenza nell'aria.

Da qui l'idea dei ricercatori di usare le api come biorilevatori delle microplastiche sfruttando la loro caratteristica di venire attivamente a contatto con aria, acqua e piante durate la loro attività di bottinamento. E per questo le api sono già state utilizzate per altri tipi di biomonitoraggio, come ad esempio per ricercare metalli pesanti, fitofarmaci e anche radionuclidi.

Vediamo allora cosa hanno fatto. Sono stati scelti 19 siti di osservazione, 9 nel centro urbano di Copenaghen e 10 in zone periferiche o in campagna. Quindi sono stati prelevati campioni di api da tutti gli alveari presi in esame, raccogliendo le api sui favi di covata nel periodo primaverile e ovviamente tenendo conto della direzione e della velocità dei venti.

Il risultato è stato che le microplastiche sono state ritrovate su tutti i campioni analizzati. La maggior parte erano composte da microframmenti e poi da microfibre e chimicamente appartenevano a 13 diverse tipologie di polimeri, rappresentati prima di tutto da poliestere, seguito poi dal polietilene e dal pvc.

La maggior quantità di microplastiche è stata trovata in città, ma la cosa che ha sorpreso i ricercatori è stato che anche in campagna le quantità ritrovate sono state paragonabili a quelle del centro urbano. Un fenomeno che è stato spiegato, almeno parzialmente con la direzione dei venti prevalenti nel periodo del monitoraggio.

Questo è stato il primo studio a rilevare la presenza delle microplastiche sulle api e anche la loro spiccata capacità di bioindicatori per rilevare queste sostanze nell'aria, capacità dovuta sia alla loro attività di bottinamento sia alle loro caratteristiche anatomiche adatte a trattenere microparticelle.

Ma quindi le microplastiche si possono trovare anche nel miele? Purtroppo in alcuni casi sì, come anche in molti altri prodotti alimentari e nell'acqua potabile. Anche se per ora gli studi disponibili sulla presenza delle microplastiche nei prodotti dell'alveare sono pochi e hanno mostrato un basso livello di contaminazione.

La ricerca deve quindi andare avanti e le api, intanto, possono darci una mano per monitorare questa nuova e spesso invisibile forma di inquinamento, specialmente nell'aria.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ricerca api ambiente monitoraggi

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