La goccia (di latte) che ha fatto traboccare il vaso

Sono bastati pochi segnali di aumento della produzione per far crollare i prezzi. E ora si pensa ai rimedi. Purché non siano nuove quote

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Un'originale vacca 'multicolor' esposta per le vie di Bruxelles, città teatro delle vivaci proteste degli allevatori durante l’ultimo consiglio dei ministri dell’Agricoltura
Fonte foto: Spigoo

Quella del latte è una battaglia che si combatte su due fronti, a Roma e a Bruxelles. Ma questa volta il motivo del contendere non sono le quote, ma il prezzo, precipitato ovunque così in basso da rendere antieconomico produrre latte. Due numeri per definire la profondità del problema. Mungere un litro di latte in Lombardia o in Veneto costa tra i 47 e i 48 eurocent per litro (dati Crpa riferiti al 2007), mentre il latte entra in Italia a 27,40 eurocent per litro se proveniente dalla Francia e a soli 25,81 eurocent se arriva dalla Germania (Clal, marzo 2009). Le industrie del latte, rappresentate da Assolatte, si adeguano e chiedono di far scendere il prezzo del latte italiano a soli 28 eurocent al litro. Proposta, come intuibile, respinta fermamente dagli allevatori che già oggi si vedono costretti a produrre in perdita vendendo il latte a poco più di 30 eurocent al litro.

 

Le proposte di Bruxelles

Una situazione difficile che coinvolge un po’ tutti i Paesi della Ue e maggiormente quelli a più forte vocazione zootecnica. Tanto che il tema latte è stato al centro delle attenzioni anche durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri agricoli, dove Francia, Germania e Austria hanno chiesto interventi per il sostegno del settore. Fra le richieste avanzate ricordiamo quella di prolungare gli acquisti all’intervento, poi restituzioni più elevate per l’export e reintroduzione degli aiuti per il latte in polvere da incorporare nei mangimi. Il ministro francese Barnier si è anche spinto più avanti, esprimendo parere favorevole al mantenimento delle quote latte oltre la scadenza del 2014/2015. Alcune di queste  proposte non hanno trovato il favore del Commissario Fischer Boel, che però si è detta disponibile ad anticipare il pagamento unico per il 2009 al 16 ottobre anziché alla fine dell’anno. Se non ci saranno vincoli di carattere giuridico potrà inoltre essere esteso il periodo di intervento e gli aiuti all’ammasso privato del burro. Ben poca cosa rispetto alla complessità dei problemi di fondo del mercato lattiero caseario. Per avere da Bruxelles risposte più allineate alla gravità della situazione bisognerà aspettare che si tenga il Consiglio straordinario dei ministri agricoli richiesto a gran voce dal ministro dell’Agricoltura italiano, Luca Zaia. “La situazione è gravissima - ha detto il ministro - e per questo è necessario concertare una politica comune di aiuti al settore. Sono convinto – ha continuato il ministro – che i Paesi maggiormente colpiti, cioè quelli che hanno una tradizione agricola avanzata, non possano e non debbano formulare proposte non condivise, che inevitabilmente si scontrerebbero con le leggi di mercato. E’ invece opportuno cercare insieme soluzioni che raccolgano il più ampio consenso possibile”.

 

La risposta di Roma

Mentre si aspettano le risposte da Bruxelles, a Roma si è riunito il tavolo interprofessionale del latte che ha coinvolto le organizzazioni professionali del settore. A ognuna di esse è stato affidato il compito di formulare osservazioni e proposte sui modi per uscire dalla crisi, proposte che saranno discusse alla prossima  riunione del “tavolo”, poi si passerà alla parte operativa con la nomina di un gruppo di lavoro ristretto per predisporre un piano industriale per il latte. Piano che dovrà essere pronto in tempi rapidi. Fra i punti chiave la programmazione delle produzioni, i possibili aiuti a carattere nazionale e comunitario e infine l’indicizzazione del prezzo del latte. Ma su quest’ultimo punto sono già arrivate le riserve di Assolatte che ne ritengono utopistica l’applicazione.

 

Il latte e la Ue

In attesa che da Bruxelles e Roma giungano risposte (ma se tardano troveranno ben poche stalle in attività…) proviamo a definire meglio i connotati di questa ennesima crisi del latte dando un’occhiata agli andamenti produttivi e ai flussi di import export. Dal Sian (sistema informativo agricolo nazionale) si apprende che le consegne di latte in Italia tra il marzo del 2008 e il marzo 2009 si sono ridotte del 2,24%, ma proprio nello scorso mese di marzo si è avuta un’inversione di tendenza con un aumento della produzione. Anche in Germania si profila una crescita delle consegne in questo periodo, che fa seguito ad una ininterrotta tendenza all'aumento registrata negli ultimi sei mesi del 2008.  Simile la situazione in Francia, dove ci si attende che i dati produttivi di marzo e aprile siano tutti di segno più, dopo che il 2008 si era chiuso con un incremento produttivo del 3,44% (fonte Onilait, riportata da Clal). Incrementi produttivi tutto sommato di non grande rilevanza, ma che si scontrano con la riduzione delle importazioni di prodotti lattiero-caseari da parte di alcuni paesi come ad esempio gli Stati Uniti. Per un mercato sostanzialmente saturo, come nel caso della Ue, il risultato lo si vede nella caduta dei prezzi che sta travolgendo le stalle europee.

 

Purchè non si ripensi alle quote

 Negli anni ’80 per tonificare il mercato si ricorse ai sostegni della comunità europea e arrivarono prima le montagne di burro e di latte in polvere tolte dal mercato e stoccate nei magazzini. Poi arrivarono le quote latte e come è finita è cosa nota. Questa volta bisognerà trovare rimedi più efficaci. Una sfida decisamente difficile.

 

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Fonte: Agronotizie

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