Il disco verde era stato annunciato per lunedì scorso. Ma in realtà, i primi abbattimenti previsti nell'ambito piano regionale di eradicazione della brucellosi bufalina dalla provincia di Caserta, sono stati effettuati solo il giorno successivo, quando sono stati eliminati circa 100 capi sieropositivi.
Ora il calendario approntato dalla struttura commissariale guidata dall'assessore regionale all'agricoltura, Andrea Cozzolino, prevede che nelle prossime dieci settimane finiscano al macello più o meno 250 bufale al giorno. 'Fatti salvi, ovviamente, gli imprevisti', come sottolinea il capo della task force operativa di Cozzolino, nonché direttore dell'Istituto zooprofilattico di Portici, Giuseppe Iovane.
E in realtà, qualche 'imprevisto' si è già verificato: perché dalle indagini promosse sulla diossina è emerso che gran parte delle aziende risultate contaminate erano le stesse nelle quali in precedenza era stata rinvenuta la presenza della brucella. Il che produce non pochi problemi, atteso che quei capi non possono ovviamente finire essere macellati, e gli allevatori non potranno percepire il relativo contributo integrativo per la vendita della carcassa (circa 400 euro a capo), che va ad aggiungersi al risarcimento fornito dal commissariato di governo. Almeno per il momento, quindi, quegli abbattimenti resteranno in stand by, in attesa di trovare una soluzione idonea. Nel frattempo, venerdì scorso, le organizzazioni di categoria avevano concordato con la struttura di Cozzolino anche gli ultimi dettagli relativi al ristoro economico, che sono stati inseriti con un decreto nel piano operativo.
Le associazioni hanno non solo chiesto ed ottenuto certezza sui tempi (gli indennizzi dovranno arrivare al massimo entro 90 giorni), ma hanno anche rivendicato una modifica dei parametri di risarcimento: il valore dei capi, dovrà essere riferito alla tabella Ismea sui prezzi medi nazionali relativi al gennaio 2008 e non al dicembre 2007.
L'assessore ha manifestato una disponibilità di massima, ma ha chiesto di verificare la fattibilità con un parere dell'Avvocatura dello Stato, atteso nei prossimi giorni. Sei le sottoclassi comprese nel nuovo prezzario. Nella prima, i vitelli fino a tre mesi, per i quali è previsto un rimborso massimo di 500 euro, e quelli già svezzati, per i quali si potrà arrivare a 870 euro. Per una manza, invece, l'allevatore potrà essere risarcito con una somma variabile tra i 1.050 ed i 1.550 euro, per gli esemplari dai sei ai quindici mesi; di 1.775, per quelle che hanno già oltrepassato la soglia dei quindici mesi ma non hanno mai partorito. Mentre per le giovenche gravide, la valutazione va da un minimo di 2.200 ad un massimo di 2.600 euro. Per quelle al primo parto l'indennizzo sarà di 2.700 euro; per quelle che abbiano affrontato fino a tre parti il limite massimo scende a 2.400 euro; oltre i cinque parti, a 2.200. Risarcimenti anche per i torelli (fino a 2.800 euro per quelli che abbiano superato un anno di vita) ed i tori (tetto massimo 3.000 euro). Ma alle aziende verranno corrisposti contributi anche per il mancato reddito dovuto al blocco della produzione del latte, per gli obblighi di quarantena e per le difficoltà di ripopolamento.