A differenza degli erbai che terminano prima di un anno, i prati avvicendati durano fino a 10 anni e i prati stabili hanno una durata indefinita. I prati, meglio degli erbai, forniscono foraggio di qualità alle aziende zootecniche e offrono anche importanti servizi agroambientali poiché, essendo polifiti e permettendo di lasciare il terreno a riposo per anni, preservano la biodiversità, sequestrano più carbonio organico e aumentano la fertilità.

 

Molto sensibili alla carenza di acqua come tutte le foraggere, diversi prati avvicendati e stabili versano in cattive condizioni a causa della siccità 2022. I foraggicoltori si trovano davanti a una scelta non facile: curare il prato stressato o rifarlo completamente? Abbiamo chiesto un parere a Vincenzo Tabaglio, professore di agronomia e coltivazioni erbacee presso l'Università Cattolica di Piacenza.

 

Siccità, non tutto è perduto

La prima cosa da fare è valutare lo stato di salute del cotico erboso che - spiega Tabaglio - "dipenderà da come si è abbattuta la siccità in ogni singola azienda. La condizione del prato, infatti, dipenderà dalla quantità di pioggia caduta - quest'anno sempre scarsa - dalle possibilità irrigue, ma anche dalla natura del terreno, dalla composizione del prato e dalla gestione del praticoltore".

 

Secondo Tabaglio, "per fare un esempio delle diversità locali, in provincia di Mantova l'irrigazione basata sulle derivazioni dalle riserve lacustri, pur fornendo quantità inferiori al bisogno, ha permesso di mantenere le foraggere in uno stato discreto, mentre nel Cremasco e in altre zone della Pianura Padana il precoce esaurimento delle acque dei fontanili ha portato a danni maggiori". I prati sono a rischio anche nelle zone collinari, spesso caratterizzate dall'impossibilità di irrigare e dalla presenza di terreni con bassa capacità di trattenuta idrica.

 

Prato con aree danneggiate dalla siccità

Prato con aree danneggiate dalla siccità

(Fonte foto: © ZhouEka - Adobe Stock)

 

Recuperare è meglio che ripartire da zero

Quando i prati sono in cattivo stato, occorre intervenire considerando la loro valenza agronomica. Rifare un prato avvicendato significa semplicemente anticipare la sua fine, con conseguenze gestibili dal punto di vista economico e agronomico. "Se si tratta di un medicaio, non è possibile riseminare medica sullo stesso appezzamento e quindi bisogna modificare la rotazione, ma per il resto l'operazione non pone grossi problemi" sottolinea Tabaglio.

 

Il discorso cambia con i prati stabili che, oltre ad essere di grande valore agro ambientale, negli ultimi 40 anni si sono ridotti a ritmi vertiginosi in Italia. "Prima di rifare un prato stabile bisogna pensarci bene e non optare subito per l'aratura e la risemina in toto - sostiene Tabaglio. In primo luogo conviene valutarne la capacità di resilienza residua dopo quest'estate difficile, osservando il ritmo di ripresa del cotico a seguito delle prime precipitazioni e, nel caso, effettuando un'irrigazione apposita insieme a un'opportuna concimazione. Dove è fattibile, per gli interventi 'curativi' è consigliabile l'uso di rotoloni che assicurano un minor spreco di acqua".

 

Trasemina, cruciale per la ripresa

In alcuni casi, per salvare un prato stabile sofferente è necessario infittirlo mediante trasemina di un miscuglio nelle aree più danneggiate o in tutto l'appezzamento. Tabaglio consiglia di "rivolgersi ad esperti per l'acquisto del miscuglio più adatto, la scelta della seminatrice giusta e la sua corretta taratura. Inoltre, in nord Italia, è meglio seminare al più tardi a metà ottobre per permettere alle piantine di raggiungere uno stadio tale da resistere all'inverno".

 

Traseminatrice Pneumaticstar di Einböck

Traseminatrice Pneumaticstar di Einböck

(Fonte foto: Save)

 

Per la trasemina si possono usare seminatrici da sodo o traseminatrici. Le prime disturbano in misura minima il prato già esistente grazie a dischi che tagliano il cotico e il terreno, permettendo la deposizione dei semi minuti a una profondità adeguata, e a ruote chiudi solco che garantiscono una copertura corretta della semente. "Normalmente si semina a 1-1,5 centimetri di profondità, ma in assenza di piogge è preferibile spingersi poco più sotto e soprattutto programmare un'irrigazione, dato che la stagione è già avanzata e la germinazione dovrà essere il più pronta possibile" precisa Tabaglio.

 

Seminatrici da sodo adatte ai prati

Un esempio di macchina adatta alla semina diretta delle foraggere è la seminatrice pneumatica Gigante Pressure di Maschio Gaspardo con telaio pieghevole da 4-5-6 metri, fino a 40 file, tramoggia da 2.840 a 3.400 litri e dosatore ad azionamento elettrico gestito tramite protocollo di comunicazione Isobus.

Il telaio sorregge gli elementi di semina, disposti su due ranghi sfalsati tra loro. Su ogni elemento il coltro a disco da 475 millimetri apre bene il terreno, mentre il falcione in ghisa e il ruotino chiudi solco depongono e ricoprono i semi con precisione. Inoltre, la tramoggia divisa in due parti e pressurizzata consente di distribuire senza problemi anche miscugli. La ruota intercambiabile accoppiata al coltro a disco permette di regolare con facilità la profondità di semina in base alle condizioni.

 

Di Kverneland Group, la seminatrice da sodo Great Plains 3P 1006 NT presenta 3 tramogge per deporre differenti tipi di semente e sistema copriseme con ugello per distribuire anche concime liquido nel solco.

Per seminare e chiudere il solco in modo ottimale, 3P 1006 NT usa dischi Turbo Coulter da 432 millimetri che lavorano il terreno verticalmente, doppi dischi con tubo di trasporto dei semi al centro, premiseme e ruote gommate pressatrici. Queste garantiscono una profondità di semina costante e un flusso di terreno adeguato sul solco, favorendo la germinazione. Disponibile anche il sistema Lift Assist per l'autolivellamento su terreni irregolari.

 

Seminatrice da sodo Great Plains 3P 1006 NT

Seminatrice da sodo Great Plains 3P 1006 NT

(Fonte foto: Kverneland Group)

 

Traseminatrici, tecnologia tedesca

Specifiche per le operazioni di trasemina, la Pneumaticstar dell'austriaca Einböck viene distribuita in Italia da Save. Proposta in diversi modelli, Pneumaticstar ha una tramoggia da 300 litri e un dosatore ad azionamento meccanico o elettrico che regola il flusso di semi, trasportati per via pneumatica a terra mediante tubi. L'apparato di semina è combinato con denti strigliatori che aprono il cotico seguendo il profilo del terreno in modo molto preciso.

Utilizzabile con trattori da 60 a 120 cavalli, Pneumaticstar presenta larghezze da 3 a 9 metri a seconda del numero di sezioni di denti strigliatori.

 

Dell'azienda tedesca Güttler, la GreenMaster permette la trasemina su larghezze da 2,5 a 9,4 metri sfruttando l'erpice a denti HarroFlex per districare il tappeto erboso, una seminatrice pneumatica ed eventualmente un rullo a prismi posteriore per garantire il contatto semi-suolo. Robusta e facile da usare, è proposta in differenti versioni, dalla compatta 300 ideale per trattori di dimensioni contenute alla Alpin 600 concepita per il lavoro in montagna.

GreenMaster è utilizzabile per interventi leggeri di miglioramento del cotico, ma anche per interventi più pesanti di rinnovo del prato

 

Traseminatrice Güttler GreenMaster 300

Traseminatrice Güttler GreenMaster 300

(Fonte foto: Güttler)

 

Irrigazione e concimazione aiutano

I nuovi semi vanno messi nelle condizioni di affrancarsi velocemente, soprattutto per semine tardive, tramite l'apporto di acqua (in assenza di piogge) e nutrienti. Spesso la scelta del metodo irriguo - a scorrimento o per aspersione con rotoloni - dipende dalla sistemazione idraulica della zona.

 

Se già i rotoloni riducono i quantitativi di acqua usati rispetto allo scorrimento, i pivot e i rainger consentono un uso ancora più efficiente della risorsa rendendo possibile l'irrigazione a rateo variabile. Tuttavia, richiedono un importante investimento iniziale e campi conformati in un certo modo. "In ogni caso, la sensibilità degli agricoltori nei confronti dell'uso dell'acqua è cresciuta e - specifica Tabaglio - i consorzi di bonifica cercano di ottimizzare la distribuzione della risorsa usando le immagini satellitari per rilevare i prati con maggiore carenza idrica".

 

Passando alla concimazione, il consiglio del docente è di affidarsi a tecnici in grado di stabilire la dose di fertilizzante effettivamente necessaria al prato e applicare tecniche di precision farming. Infatti, i consulenti possono individuare le zone del campo con maggiori carenze di nutrienti e creare mappe di prescrizione poi utilizzabili per eseguire una fertilizzazione sito-specifica. Per tale operazione, serve uno spandiconcime Isobus con funzioni controllo delle sezioni e controllo del rateo variabile.

 

E se bisogna rifare tutto?

Se dopo aver eseguito le cure colturali ci si accorge che il prato stabile è irrecuperabile, bisogna ripartire da zero e quindi lavorare il terreno tenendo sempre conto delle condizioni pedoclimatiche. "In questo caso è consigliabile eseguire un'aratura, possibilmente poco profonda, oppure optare per la semina su sodo - chiarisce Tabaglio. La minima lavorazione potrebbe essere difficile da impostare e non garantire buoni risultati a causa dell'alta densità di cotico erboso morto che disturberebbe le operazioni di semina".

 

Visto l'andamento climatico degli ultimi anni, in fase di semina di un nuovo prato conviene inserire specie più tolleranti alla siccità e quindi più preparate ad affrontare gli stress futuri.

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