Le stalle e l'ambiente

Gas serra, la zootecnia ha poche responsabilità. Un nuovo piano contro la Xylellla. Si teme uno scippo per l'aceto balsamico. Pomodoro, il prezzo non soddisfa. Primi guai dal dopo brexit. L'etichetta dei salumi fa bene al mercato

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 22 al 28 febbraio

A tutto bio

Un valore complessivo di 4,3 miliardi euro e una crescita nel 2020 del 7%. Sono i numeri del consumo di prodotti biologici elaborati da Nielsen e AssoBio e commentati da Giuseppe Catapano sulle pagine di "QN" del 22 febbraio.
Una conferma che durante il durante il lockdown i consumatori hanno dato la loro preferenza agli acquisti di cibi biologici.

Il canale dove questo segmento è più cresciuto è quello dei supermercati (+6,5%), con vendite che superano gli 847 milioni, poi quello dei discount (+12,5%), con un valore di oltre 194 milioni e i negozi specializzati, che nel corso del 2020 hanno visto un incremento superiore al 10%.
Nel commentare questi dati il presidente di AssoBio, Roberto Zanoni, ricorda che si tratta di una conferma delle tendenze già in atto in precedenza, che vanno nella direzione di una maggiore sostenibilità e innovazione.

I numeri positivi delle produzioni biologiche continuano sul fronte dell'export, che nel 2020 ha superato i 2,6 miliardi di euro, con un +8% rispetto al 2019 e un'incidenza del 6% sul totale dell'export agroalimentare italiano.
L'Italia, prosegue l'articolo, è la seconda nazione al mondo per l'esportazione dei prodotti biologici, dopo gli Stati Uniti, e prima in Europa.
Questa aumentata preferenza per i consumi di alimenti biologici va interpretata come una evoluzione delle abitudini di acquisto e del consumo, che la pandemia ha orientato accentuando le scelte in chiave salutistica.
Meglio se con un richiamo, conclude l'articolo, all'italianità e al territorio, entrambi in grado di coniugare sicurezza, qualità e genuinità.
 

C'è un "piano" per la Xylella

Si torna a parlare di lotta alla Xylella sulle pagine della "Gazzetta del Mezzogiorno" in edicola il 23 febbraio.
L'occasione per riprendere l'argomento arriva dalle novità introdotte nel nuovo "Piano di contenimento e azione di contrasto alla diffusione della Xylella", che prevede il coinvolgimento non solo degli olivicoltori, ma anche delle amministrazioni locali.
Si chiede infatti che Consorzi di bonifica, Ordini professionali legati all'agricoltura e singoli comuni siano responsabilizzati per mettere sotto controllo anche le aree pubbliche.

In base alle nuove norme è stata sancita l'obbligatorietà delle buone pratiche agricole e dei trattamenti fitosanitari.
Al contempo si chiedono misure drastiche nei confronti di quanti non si attengano a questi obblighi, che prevedono entro il 30 aprile arature e trattamenti.
Un appello è stato rivolto ai sindaci, ai quali si chiede di intervenire per mettere sotto controllo aree comunali incolte e al contempo di sanzionare gli agricoltori che non mettono in atto le misure previste dal "Piano anti-xylella".
Il compito di curare le aree pubbliche, ricorda l'articolo, può essere affidato agli agricoltori, in cambio di sgravi fiscali.
Critico il giudizio di Gennaro Sicolo, presidente della OP Oliveti Terre di Bari, che chiede pene severe per gli agricoltori che lasciano i terreni in stato di abbandono.
 

Aceto sotto attacco

Un attacco a tutto il sistema delle Dop. E' questa la denuncia del Consorzio di tutela dell'Aceto balsamico di Modena.
L'allarme, rilanciato dalle pagine del "Il Resto del Carlino" del 24 febbraio, prende le mosse dalla notifica che il Governo sloveno ha inviato alla Commissione europea in materia di produzione e commercializzazione degli aceti.
 Le normative slovene prevedono infatti che si potrà chiamare, e vendere, come "aceto balsamico" qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato.
Una scelta che mina il lavoro dei produttori modenesi e minaccia di annullare gli sforzi fatti per rendere famoso nel mondo l'aceto balsamico.

Per il direttore del Consorzio Aceto balsamico di Modena, Federico Desimoni, siamo di fronte a un attacco al sistema di qualità dell'agroalimentare europeo e si aprono le porte a una concorrenza palesemente sleale.
Ora si chiede un intervento formale e tempestivo che consenta una efficace tutela alle nostre denominazioni di origine. Una partita che si giocherà sia a Roma sia a Bruxelles.
 

Chi inquina di più

Ispra, l'Istituto superiore protezione e ricerca ambientale lo ha confermato in questi giorni.
Durante lo stop alle attività produttive nel corso del 2020 si è osservata una consistente riduzione delle emissioni di gas serra, calate del 9,8%.
Durante lo stesso periodo non si sono tuttavia fermate le produzioni agroalimentari e con esse gli allevamenti, che hanno continuato come in passato a produrre carne, latte e uova.

I dati dell'Ispra sembrano così confermare, seppure indirettamente, che l'impatto ambientale degli allevamenti è inferiore a quello di altre attività produttive.
E' questa la riflessione che su questo tema si legge il 25 febbraio sulle pagine dell'"Eco di Bergamo".
Le stalle, si legge ancora, sono al contrario alla base dell'economia "green", grazie anche alla produzione di letame, indispensabile per fertilizzare i terreni in modo naturale.
Solo il 7% delle emissioni di gas serra in Italia, conclude l'articolo, provengono dalle produzioni agricole, come testimoniano peraltro i dati Ispra.
Ben superiore l'impatto delle industrie, dalle quali arriva il 44,7% delle emissioni di gas serra e poi dei trasporti, con il 24,5%.
 

Pomodoro, c'è il prezzo

Accordo fatto per il pomodoro da industria per la campagna 2021. Il prezzo pattuito, 92 euro per tonnellata, esclusi i costi dei servizi, però non soddisfa tutti.
Lo scrive "Il Resto del Carlino" del 26 febbraio ospitando il parere di Giovanni Lambertini, presidente dei produttori di pomodoro per Confagricoltura Emilia Romagna.
Il prezzo, si legge nell'articolo, è al di sotto delle aspettative e non si è tenuto conto dell'aumento dei costi di produzione, ai quali si aggiungono i problemi causati dalle ricorrenti anomalie climatiche.
Eccessivo, a parere di Lambertini, anche l'impegno firmato dalle Organizzazioni dei produttori per fornire 28,5 milioni di quintali.

Critiche analoghe sono state espresse da Coldiretti, tenuto conto dell'aumento dei consumi che avrebbero dovuto favorire un accordo più remunerativo a vantaggio dei produttori.
Ancora una volta, conclude l'articolo, si ripropone il tema della giusta distribuzione del reddito all'interno della filiera.
 

I costi della Brexit

Valgono 3,4 miliardi di euro le esportazioni di prodotti agroalimentari diretti in Gran Bretagna e ora si rischia di veder diminuire drasticamente questo valore dopo la Brexit.
Le prime rilevazioni Istat sull'andamento dell'export, riferite da "Il Tempo" del 27 febbraio, parlano di una caduta del 38% del valore del nostro export.
Colpa degli ostacoli burocratici e amministrativi che frenano gli scambi commerciali.

A soffrirne maggiormente potrebbe essere il Prosecco, molto apprezzato in Gran Bretagna, tanto da figurare al secondo posto fra i prodotti agroalimentari venduti Oltremanica.
Analoga sorte potrebbe toccare al pomodoro e alla pasta, come pure a formaggi e olio italiani diretti verso la Gran Bretagna, che vedranno aumentare i costi di trasporto.
Anche il settore florovivaistico, continua l'articolo, potrebbe essere costretto ad affrontare nuovi ostacoli per via del mancato riconoscimento reciproco dei certificati fitosanitari.
 

L'etichetta fa bene al mercato

Tre su quattro prosciutti venduti in Italia sono prodotti a partire da carni di importazione.
Lo ricorda "Libero" del 28 febbraio per commentare gli effetti della recente introduzione, il 31 gennaio, della obbligatorietà di indicare sull'etichetta di insaccati e salumi la provenienza della materia prima.
In coincidenza con questo nuovo obbligo, i prezzi dei suini, che da tempo erano in profonda crisi, hanno ripreso a salire, con un balzo in poche settimane del 10%.
Facile immaginare sia anche una conseguenza delle nuove norme, sebbene sia ancora possibile trovare sugli scaffali prodotti della salumeria ancora privi di questa indicazione, cosa consentita sino allo smaltimento delle scorte.

L'articolo prosegue indicando quali siano le informazioni da inserire in etichetta e che prevedono: paese di nascita del suino, paese di allevamento e paese di macellazione.
Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell'Unione europea la dichiarazione può apparire nella forma origine Ue, oppure: Ue ed extra Ue qualora la carne provenga anche da paesi terzi.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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