Il Chianti cambia il disciplinare

Prevista la possibilità di un maggiore residuo zuccherino anche nei vini secchi, in linea con le normative europee. Una scelta per venire incontro ai gusti dei mercati emergenti in Asia e Sud America

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Chianti Docg, modificato il disciplinare per andare incontro anche ai nuovi mercati
Fonte foto: Consorzio Vino Chianti

Se ne parlava da tempo di modificare il disciplinare del Chianti Docg, un progetto che riguardava un lavoro di revisione iniziato già anni fa e portato avanti tra i principali obiettivi del consorzio, come aveva dichiarato il presidente Giovanni Busi in una recente intervista rilasciata ad AgroNotizie.

L'obiettivo, come dichiarava Busi, è quello di avere un disciplinare "moderno, in linea con le nuove esigenze di mercato e flessibile, un punto di riferimento per i nostri soci".

E ora è arrivato un primo cambiamento, un cambiamento importante che permetterà alle aziende di adeguarsi alle normative europee e produrre vini di alta qualità e allo stesso tempo in grado di venire maggiormente incontro ai gusti dei mercati stranieri, soprattutto statunitensi, sudamericani e orientali permettendo un maggior residuo zuccherino nei vini secchi.

Una modifica che costituisce un processo di adeguamento alle normative europee che garantisce maggiore competitività e una maggiore capacità del vino Chianti Docg di allinearsi ai gusti dei consumatori che inevitabilmente si modificano nel tempo, come ha dichiarato Busi.

Questo, come afferma il presidente del consorzio, permetterà alle aziende interessate di poter presentare dei vini secchi, sempre di altissima qualità ma più graditi al palato dai mercati prevalentemente orientali e americani, mercati su cui la denominazione toscana sta investendo molto anche con l'apertura delle Chianti Academy in Cina e Sud America per far conoscere questo vino e il suo territorio.

Da un punto di vista tecnico, l'allineamento del valore del residuo massimo zuccherino ai parametri comunitari previsti per i vini secchi consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché l'acidità totale, espressa in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al contenuto di zucchero residuo.

Un passaggio atteso da tante aziende che, se vorranno, potranno adeguarsi a questi nuovi standard e che, secondo il consorzio, fa sperare in un aumento delle vendite su mercati esteri, vendite che già presentano grandi potenzialità e su cui ci sono più ampi margini di sviluppo.

Al momento la modifica è introdotta solo a livello nazionale, a partire dalla campagna vendemmiale 2019-2020 e per i vini atti a diventare Dop Chianti provenienti dalle campagne 2018-2019 e precedenti, a patto che siano in possesso dei requisiti stabiliti nel disciplinare consolidato.

Prima di essere applicabile nel territorio dell'Unione europea e nei paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell'Unione europea. La pubblicazione è prevista entro tre mesi dalla data di trasmissione della domanda da parte del ministero alla Commissione europea avvenuta lo scorso 25 luglio.

Quindi, solo dopo tale passaggio, i vini Chianti Docg con il nuovo limite del residuo zuccherino massimo potranno liberamente circolare anche al di fuori dell'Italia.

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