L’agricoltura biodinamica rafforza i terreni, li rende più fertili, più resistenti alla siccità e al dissesto idrogeologico. E non solo: il modello agricolo attuato dalla biodinamica crea aziende più forti sul mercato: a cominciare dai prezzi, perché i prodotti biodinamici sono pagati di più rispetto ai convenzionali, garantendo una stabilità complessiva maggiore delle aziende biodinamiche.

E’ quanto emerso durante il 34° Congresso di agricoltura biodinamica, promosso dell'Associazione Biodinamica tenutosi a Napoli e Capua dal 9 al 12 novembre 2016.
 
Secondo l'istituto elvetico Fibl – che da vent'anni studia le aziende biodinamiche – i terreni da queste coltivate diventano naturalmente più fertili e resistenti. Infatti, ospitando una maggiore varietà di piante e animali e di microorganismi che rendono l'ecosistema più robusto, affrontano meglio le situazioni di disturbo e di stress come le variazioni di climatiche. Una qualità non da poco per un tessuto produttivo sempre più colpito dagli effetti del cambiamento climatico.
 
Resistenza alla siccità e fertilità
I terreni coltivati con l'agricoltura biodinamica - secondo Fibl - rispetto a quelli con i metodi tradizionali, sono in grado di trattenere mediamente il 55% di acqua in più. Una straordinaria proprietà che dipende dalla ricchezza di humus (fino al +70%), che li rende anche più fertili.
 
Resistenza all'erosione
I sistemi biologici e più ancora quello biodinamico - secondo Fibl - impediscono che gli elementi preziosi del suolo si perdano, trascinati via dalla pioggia o dal vento. Il metodo biodinamico garantisce molto più degli altri (fino al +60% rispetto all'agricoltura convenzionale) la resistenza nel tempo delle particelle di sostanze aggregate. Queste particelle, se resistono in glomeruli, impediscono la polverizzazione del suolo e la perdita di elementi.
 
Terreni più fertili anche in Italia
I preparati utilizzati in biodinamica, in particolare il preparato 500, più noto come cornoletame, fungono da veri e propri attivatori naturali dei terreni. Come una sorta di lievito il preparato 500 è in grado di stimolare la crescita e la produttività delle specie vegetali.
Tanto afferma uno studio del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi Federico II di Napoli che documenta come il sistema di maturazione del letame secondo il metodo biodinamico, che avviene in ambiente quasi anaerobio, produce il  50% in  più di composti di lignina (principali stimolatori di ferilità) rispetto al compost convenzionale.
 
Carbonio organico
Il sistema biodinamico si è rivelato il migliore per accumulo di carbonio nel suolo. Il metodo dei cumuli biodinamici di humus ha dato il miglior risultato. Non solo il carbonio organico è maggiore nel biodinamico (+15% rispetto all'agricoltura convenzionale), ma sono maggiori le frazioni più pregiate di carbonio per la fertilità (umina per esempio) nelle parcelle trattate coi concimi biodinamici. I suoli biodinamici tendono così a non destrutturarsi nel tempo, contrastano la desertificazione, conservano carbonio organico stabilmente.
 
Biodiversità
Nel metodo biodinamico i microrganismi non solo sono di più – tra il 60 e l'85% in più rispetto al sistema convenzionale, ma sono anche molto più vari. La presenza di una grande biodiversità, rende l'habitat più equilibrato ed efficiente, senza dispersioni di energia, che resta disponibile per le colture.
 
Sul piano economico le relazioni presentate forniscono una fotografia particolarmente interessante di uno dei settori più promettenti per il futuro dell'agricoltura made in Italy, e che registra un incremento del 20% della Plv nell'ultimo anno.

L'Italia è al terzo posto (dopo Germania e Francia) tra i Paesi europei per superficie destinata all'agricoltura biodinamica e conta oltre 4.500 aziende che ne applicano le tecniche. Tra queste alcune grandi realtà: è coltivata con i metodi biodinamici una delle più grandi aziende biologiche europee, così come la più grande azienda agricola in assoluto del Molise è oggi biodinamica. Più del 50% di quanto raccolto e trasformato in Italia viene esportato in Giappone, Usa e Scandinavia.
 
Il modello italiano
E c’è un modello italiano, fatto di relazioni di rete tra aziende agricole biodinamiche, Associazione italiana per l’agricoltura biodinamica ed ente di certificazione Demeter  che rende le aziende agricole competitive e proiettate su un mercato di sbocco favorevole, come quello della Gdo specialistica.

E’ il quadro tracciato da Raffaella Pergamo, ricercatrice al Crea frutticoltura e colture industriali di Caserta, che documenta la forza di questo modello. Sono 300 le aziende biodinamiche italiane, 9000 gli ettari che coltivano, certificate da Demeter e che sono anche iscritte all’Associazione italiana di agricoltura biodinamica.

E solo queste aziende agricole beneficiano di un marchio comune – Demeter - e di una politica di marketing unitaria, coordinata per gli aspetti di controllo e tutela dalla Demeter. Una vera e propria rete che consente una forte penetrazione del mercato in fascia alta e con buone prospettive di reddito anche per le piccole aziende. A mancare ancora una politica ad hoc per questo comparto.