La formazione e l'addestramento nell'impresa

A cura di Aei, Associazione economisti d'impresa - Riflessioni di Roberto Volpi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Fonte foto: Education Sector

Gli oneri per migliorare le conoscenze professionali di coloro che lavorano, per affinare le capacità nell'organizzare le risorse disponibili, per disporre di migliori strumenti nel governo della impresa e saperli usare correttamente hanno il maggiore impatto sulla crescita, sono investimenti che non presentano alcun rischio e risultano sempre assai redditizi. Questo principio, era valido anche nel passato, ed oggi ha un ancora maggiore rilievo ed importanza per una serie di ragioni.

La concorrenza va crescendo, aumentano le conoscenze tecniche, si ampliano a dismisura le frontiere della tecnica, gli strumenti per produrre e quelli per governare le scelte imprenditoriali si fanno più complessi, il mercato e l'ambiente esterno mutano con maggiore rapidità. Gli imprevisti quindi ed i rischi di impresa sono maggiori e rispondere correttamente ai segnali del mercato diventa ovviamente più complesso e difficile.
Un professionista ed un artigiano che non si aggiornano diventano rapidamente obsoleti, un operatore che non si riqualifica non è in grado poi di dare il massimo rendimento sul lavoro, un capo che non sa rinnovare ed ampliare le sue competenze ed il suo sapere viene emarginato, un imprenditore che non perfeziona o non arricchisce il suo talento non sa cogliere le opportunità che gli si offrono per migliorare la situazione ed i risultati della sua impresa.
Una qualsiasi persona che alla fine della giornata non ha imparato qualche cosa di nuovo o di utile probabilmente ha perso un occasione per essere migliore, o più colto o più preparato ad agire.
Il termine oggi in uso "educazione permanente" è un requisito non solo per procurarsi i mezzi di sussistenza di cui si ha bisogno ma anche per meglio utilizzarli e per rendere migliore in generale la propria esistenza.
Accrescere la sapienza nel produrre ed il sapere in generale è quindi una necessità, una esigenza in tutti gli stadi ed in tutte le situazioni.
Per i curiosi, gli ambiziosi ed i giovani in generale l'apprendere è agevole oltre che divertente, per molti può divenire gravoso se non proprio tormentoso e spesso perché non si possiede l'umiltà di prendere atto della propria abissale ignoranza che è il pre-requisito fondamentale per capire prima ed accettare questo principio ed impegnarsi ad addestrarsi in modo permanente.
Occorre poi essere consci che se fino a poco tempo fa la formazione, l'addestramento, l'aggiornamento erano oltre che gravosi anche costosi, oggi sono alla portata di tutti e questo cancella qualsiasi giustificazione.
Un libro, una rivista, un CD, un DVD, trasmissioni radio e televisive, i viaggi di studio, la partecipazioni a manifestazioni di carattere tecnico sono alcuni dei mezzi che insieme alla navigazione su Internet, all'E-learning possono educare ed aggiornare eliminando molti anche l'obbligo e la fatica di spostarsi.
Alcuni esperti hanno anche studiato il tempo che un lavoratore, un dirigente, un manager, un imprenditore dovrebbero dedicare annualmente per sviluppare al meglio la sua professione e le sue doti, indicando i relativi contenuti.
Tutte le grandi aziende pianificano la formazione del proprio personale per le singole mansioni, stabiliscono il tempo, i contenuti, i metodi didattici ed accantonano i mezzi finanziari necessari alla realizzazione dei corsi, dei seminari, dei viaggi di studio etc.
In Danimarca le associazioni di agricoltori da oltre cento anni hanno una loro istituzione specialistica che svolge la consulenza e l'addestramento ai circa 40.000 agricoltori professionali. Hanno loro centri specializzati di formazione e suggeriscono che due settimane l'anno un imprenditore le dedichi a migliorare la sua professionalità e perfezionare la capacità di governo della azienda. In quel paese ove la produttività del lavoro agricolo raggiunge, con quella degli USA, il valore più alto in assoluto da alcuni anni (circa 5 volte quella italiana), l'agricoltore paga questo servizio ritenendolo ovviamente indispensabile per mantenere efficiente la sua azienda e remunerare in maniera soddisfacente le risorse di cui dispone.
Per capire quanta strada si debba percorrere nel nostro paese affinché si affermi questo principio, riporto un aneddoto raccontatomi da un alto dirigente di una pubblica istituzione.
Al suo interno vi era un gruppo di persone che, per il loro carattere non facile e/o perché addetti a lavori marginali quindi di bassa utilità, noti come "corsisti", venivano allontanati, iscrivendoli ai numerosi corsi interni ed esterni che venivano allora organizzati.

 

Associazione Economisti d'Impresa

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Fonte: AEI - Associazione Economisti d'Impresa

Autore: Associazione Economisti d'Impresa

Tag: economia agraria

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