Un patto per i suini

La filiera è reduce da un'impennata dei prezzi di mercato che ha finalmente ridato margini accettabili ai produttori. Ma le industrie della carne lamentano l'aumento dei costi e premono per un ribasso delle quotazioni. Per tutti è tempo di cambiare strategie

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Pur se gli interessi appaiono contrapposti, allevatori e industrie devono cercare un punto di equilibrio
Fonte foto: Gerd Altmann

Il prezzo medio europeo della carne suina ha perso nel volgere di due mesi circa il 6%.
A fine dicembre le quotazioni registrate dalla Commissione europea si collocavano oltre i 196 euro al quintale, mentre oggi si fermano a 185 euro, grazie a un lieve recupero registrato negli ultimi giorni.

Resta comunque alto il divario con i prezzi dell'anno precedente, in quel periodo più bassi del 36%.
Sempre elevate le quotazioni dei suinetti, che invece continuano a crescere, segno che gli allevatori premono per aumentare la produzione, incuranti delle possibili ripercussioni di un eccesso di offerta.
 

Prime flessioni

La spinta sui prezzi di mercato, come più volte ricordato da AgroNotizie, è la conseguenza della forte domanda di carne suina proveniente dalla Cina, alle prese con una difficile lotta contro la peste suina africana, che ha decimato i loro allevamenti.

Ora anche in Italia, come accade negli altri paesi europei, il prezzo mostra i primi segni di cedimento.
Molteplici le possibili cause. Il già citato aumento dell'offerta potrebbe essere fra queste.
Ma non si può trascurare quanto sta accadendo in Cina con l'emergenza da Coronavirus e il conseguente rallentamento dei commerci.

I primi segnali si sono visti nel mondo del latte, ancor prima che per i suini, con un calo del prezzo del latte in polvere sui mercati internazionali.
 

Posizioni contrapposte

In Italia il calo delle quotazioni dei suini, dopo settimane di continui rialzi, ha colto un po' di sorpresa allevatori e acquirenti, i primi intenzionati a non perdere le posizioni acquisite e i secondi, cioè macelli e industrie di trasformazione, pronte a cogliere l'opportunità di spingere i prezzi verso il basso.

Posizioni contrapposte che hanno portato a un nulla di fatto all'ultima riunione per la definizione del prezzo di mercato da parte della Cun, la Commissione unica nazionale, dove le parti si incontrano per fissare un punto di incontro fra domanda e offerta.

Non è la prima volta che accade. In passato, specie quando il prezzo dei suini era talmente basso da mettere in forse la sopravvivenza degli allevamenti, accadeva sovente che la controparte industriale abbandonasse il tavolo al primo accenno di rialzo delle quotazioni.
 

I costi

Lo scenario ora si ripete e Confagricoltura Emilia Romagna, regione che insieme alla Lombardia ha un ruolo chiave in ambito suinicolo, stigmatizza gli ostacoli frapposti a una ripresa dei prezzi, seppure modesta.

Non va dimenticata l'impennata dei prezzi dell'ultimo anno, vissuta dalle industrie di trasformazione delle carni con grande preoccupazione.
L'aumento dei costi, si è detto nelle fasi di crescita, non poteva essere riassorbito da un contemporaneo aumento dei prezzi al dettaglio, pena un calo dei consumi.
Dimenticando però che i prezzi di partenza, quelli di un anno fa, non lasciavano margini sufficienti agli allevatori.
 

Nuovi scenari

Allevamenti e industrie di trasformazione delle carni hanno sul mercato interessi contrapposti, accade da sempre.
Ma ora gli scenari sono cambiati rispetto al passato e non si può continuare senza prenderne coscienza.

I mercati si muovono tenendo conto degli andamenti a livello globale, le informazioni sui flussi di produzione e sui movimenti di import export non mancano e sono alla portata di tutti.
Conoscere come evolve il mercato e fare previsioni non è più cosa per soli "addetti ai lavori".
 

Una strategia per il futuro

Allora occorre cambiare strategia anche nelle conflittualità commerciali.
Partendo però da un presupposto.
Gli allevatori devono avere un margine accettabile dal loro lavoro, è condizione indispensabile a produzioni di qualità, da affidare alle industrie per valorizzarle come meritano.

Non solo prosciutti e insaccati, ma anche carni fresche del circuito Dop, che alla qualità abbinano una perfetta tracciabilità.

Insieme, allevatori e industrie, potrebbero persino accordarsi per allineare la produzione alla domanda, evitando "strappi" di mercato.

La strada è quella tracciata dai grandi formaggi Dop. Se loro ci sono riusciti, perché la filiera del suino dovrebbe essere da meno?

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: carne import/export prezzi mercati suini insaccati e salumi

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