Marche, fragolicoltura all'avanguardia

Calano le superfici ma la qualità resta alta con nuove tecniche e nuove varietà

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Tecnica
Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Raccolta di fragole a Cesena
Fonte foto: Agronotizie

La coltivazione della fragola, pur non risultando di primaria importanza nell’area del centro Adriatico, in particolare della Regione Marche, è però sempre stata presente in questa zona, anche se con produzioni molto ristrette. 

La coltivazione della fragola nelle Marche ha subito un decremento delle superfici coltivate rispetto agli anni ’80 attestandosi, in termini di superficie, a circa 95 ettari nel 2009 (fonte Istat). Le principali cause di questa contrazione sono riconducibili ad un'organizzazione produttiva e di commercializzazione non sufficientemente competitiva. La coltivazione della fragola nelle Marche si è sviluppata prevalentemente nella zona pedemontana e costiera delle provincie di Ascoli Piceno, Ancona, Pesaro Urbino e in modo minore nella provincia di Macerata. 

La gestione nell'azienda agricola
Le aziende produttrici sono prevalentemente gestite a coltivazione diretta con manodopera aziendale e in alcuni casi avventizia. La coltivazione prevalente è quella protetta (tunnel tipo cesenate) con il 60% della superficie rispetto al pieno campo (il rimanente 40%). Alcune aziende praticano la protezione della coltura solo in raccolta; sporadiche sono le coltivazioni programmate come il fuori suolo e la coltura autunnale. Le superfici medie investite a fragola per azienda sono inferiori a mezzo ettaro; la tecnica colturale tipica della regione prevede l’utilizzo di piante frigo-conservate (Cat. A e A+) per la creazione degli impianti, mentre sono poco utilizzate le piante fresche cime radicate, Tray plant e Waiting Bed plant. 

Sebbene le varietà coltivate subiscano un veloce ricambio, si può dire che per la coltura protetta si coltivano prevalentemente le cultivar Alba, Anita, Tecla, mentre in pieno campo sono comuni le cultivar Alba, Anita, Asia, Tecla, Onda, Antea, Adria e Sveva.

La produzione copre un periodo di quasi due mesi ed inizia da metà aprile con varietà a maturazione precoce in coltura protetta, prosegue con la coltura di pieno campo (prima settimana di maggio) e si conclude nella prima decade di giugno con varietà a maturazione tardiva in pieno campo. 

Per una fragolicoltura d'avanguardia
Nell’ultimo decennio la coltivazione della fragola nelle Marche ha avuto un nuovo sviluppo grazie anche ai risultati dei Progetti Miglioramento Genetico e Liste varietali fragola finanziati dal Mipaaf e sviluppati dal Dipartimento di Scienze ambientali e delle Produzioni vegetali dell’Università Politecnica delle Marche. Questi progetti hanno permesso di valutare sul territorio nuovi genotipi di fragola e di sviluppare nuove varietà ad elevata adattabilità agli ambienti del medio-adriatico.

Grazie a questi progetti è stato infatti possibile fornire utili indicazioni agli agricoltori sulla scelta varietale e proporre due nuove varietà: per il periodo tardivo Adria e per quello molto tardivo Sveva, utili all’ampliamento del calendario di maturazione.

Questa nuova spinta alla coltivazione della fragola è avvenuta anche grazie alla nascita nel 2000 dell’associazione Fragola Adriatica, che ha permesso ad alcuni fragolicoltori marchigiani di promuovere il loro prodotto. Nell’ambito degli scenari che caratterizzano oggi il settore della produzione agricola, questa iniziativa ha una sua originalità nel confronto diretto tra conoscenze della ricerca e esigenze della produzione, con l’obiettivo di elaborare uno sviluppo in senso innovativo e sostenibile.

L’associazione ha come finalità la promozione e la gestione dei seguenti aspetti che riguardano la coltura della fragola:

• La produzione di qualità nel rispetto dell’ambiente che caratterizza la fascia produttiva medio-adriatica, con la definizione delle tecniche colturali di base, gestione del suolo e nutrizione, certificazione e scelta varietale, difesa integrata;

• L’organizzazione di una base comune di commercializzazione;

• Promozione di iniziative di ricerca e sperimentazione riguardanti il miglioramento dell’adattabilità di coltivazione della fragola agli ambienti della dorsale Adriatica. 

Gli agricoltori che hanno aderito all’associazione sono dislocati sul territorio della Regione Marche, in particolare nelle province di Pesaro Urbino, Ancona e Ascoli Piceno e ciò che accomuna questi fragolicoltori è stata la collaborazione iniziata nel 1994 ad opera del professor Pasquale Rosati (allora docente di frutticoltura dell’Università di Ancona) che ha preso diretto contatto con le aziende produttrici di fragola maggiormente sensibili all’innovazione. 

La disponibilità delle aziende fragolicole a provare nuove varietà ed a collaborare nella raccolta dei dati agronomici è stata compensata con un continuo confronto e aggiornamento, grazie anche a numerosi incontri tecnici organizzati. Si è dunque arrivati a un'integrazione delle conoscenze degli agricoltori con i risultati della ricerca e sperimentazione, in modo da garantire l’aggiornamento e il coordinamento necessario per la definizione di questo nuovo sistema produttivo. Adottando un'organizzazione aziendale che permetta gli opportuni avvicendamenti colturali ed una gestione del suolo basata principalmente sulla concimazione organica, è stato possibile realizzare gli impianti su terreni non bromurati, anticipando così le direttive comunitarie che hanno previsto dal 2005 la messa al bando di questa pratica di sterilizzazione del suolo (bromurazione), prima ampiamente diffusa nelle aree di coltivazione intensiva della fragola.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione il prof. Bruno Mezzetti, Dipartimento di Scienze ambientali e delle produzioni vegetali dell'Università Politecnica delle Marche

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Saprov - Politecnico delle Marche

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Tag: frutticoltura colture protette

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