Ecco come avere produzioni di uva soddisfacenti, nonostante il mal dell'esca

Le viti colpite dal mal dell'esca possono continuare ad avere produzioni di uva soddisfacenti se trattate con una miscela a base di calcio ed estratti d'alga. Lo dimostra uno studio dell'Università di Teramo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La malattia delle foglie striate della vite è facilmente riconoscibile
Fonte foto: Francesco Calzarano

Il mal dell'esca è una malattia che interessa un numero crescente di viti su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una ampelopatia ancora in fase di studio, che si compone di almeno due patologie che possono susseguirsi o coesistere nella pianta. Una è la malattia delle foglie striate della vite (Glsd, Grapevine leaf stripe disease). La seconda è la carie bianca, causata da un fungo che degrada il legno rendendolo spugnoso e friabile.

I danni provocati dalla Glsd consistono in riduzioni della quantità di prodotto vinificabile, decrementi qualitativi e mortalità progressiva delle viti. Quest'ultimo aspetto riveste una minore importanza nei vigneti italiani, in relazione alle caratteristiche di coltivazione e delle forme di allevamento che permettono generalmente una lunga sopravvivenza delle piante e una distribuzione del danno economico su più anni.
 

Gli effetti della malattia delle foglie striate sulla produttività

Viceversa i danni dovuti alla manifestazione dei sintomi sulla chioma risultano onerosi ogni anno. Tali sintomi si manifestano sulle foglie con clorosi e necrosi internervali che disegnano le caratteristiche 'tigrature' e determinano riduzione di superficie fotosintetizzante. Sugli acini invece compaiono tacche violacee e perdita di turgore più o meno accentuata, con le bacche che possono apparire completamente secche. Le viti che esprimono i sintomi descritti presentano anche seccumi diffusi su interi tralci.
 
La progressione dei sintomi causati dalla malattia delle foglie striate della vite
La progressione dei sintomi causati dalla malattia delle foglie striate della vite
(Fonte foto: Francesco Calzarano)

La gravità dei danni alla produzione, quantitativi e qualitativi, risulta direttamente proporzionale alla intensità di manifestazione dei sintomi sulla chioma. Questa è influenzata dal decorso stagionale e dalla capacità della pianta infetta di modulare la risposta ai metaboliti tossici prodotti dai patogeni nel legno e trasportati per via xilematica verso la chioma.

Le piante che riescono a controllare tale reazione esprimono i sintomi in maniera attenuata, non proporzionale alla estensione delle alterazioni provocate dai patogeni nei tessuti legnosi, e possono rimanere totalmente asintomatiche per l'intera stagione senza alcun danno alla produzione.
 

Trattamenti fogliari per attenuare i danni da mal dell'esca

"Studi sul profilo nutrizionale di viti affette dalla malattia hanno messo in luce un maggiore contenuto di calcio nelle foglie di viti malate e asintomatiche, rispetto a foglie di viti sane", spiega ad AgroNotizie Francesco Calzarano, titolare dell'insegnamento Difesa della vite del Corso di laurea in Viticoltura ed enologia della Facoltà di Bioscienze dell'Università di Teramo, impegnato da diversi anni negli studi sulla Glsd.

A partire da questa constatazione il docente ha messo a punto una miscela di fertilizzanti fogliari contenente calcio, magnesio ed estratti algali, questi ultimi utilizzati per veicolare gli elementi all'interno dei tessuti fogliari.
 
Danni causati dalla malattia delle foglie striate della vite sugli acini
Danni causati dalla malattia delle foglie striate della vite sugli acini
(Fonte foto: Francesco Calzarano)

"I risultati delle prime applicazioni effettuate in Abruzzo e in Emilia Romagna sono stati particolarmente incoraggianti", sottolinea Calzarano. "In tutte le prove sperimentali le viti trattate con la miscela durante la stagione vegetativa, dalla fase tralcio 10 centimetri alla pre-chiusura grappolo, diminuivano significativamente la manifestazione dei sintomi sulla chioma, apparendo completamente sane e producendo grappoli in quantità e qualità comparabili a quelli delle viti sane".

"In aggiunta l'azione dei nutrienti ha determinato nelle piante trattate l'ottenimento di maggiori quantità di prodotto e di qualità superiore, rispetto alle piante non trattate", sottolinea Calzarano, che tuttavia precisa: "L'azione della miscela non è rivolta al contrasto dei patogeni responsabili della malattia e non ha effetti curativi o preventivi nei confronti di nuove infezioni. La miscela non è assimilabile ad un fungicida, ma regola le funzioni della pianta che in tal modo modula la risposta di difesa e non esprime i sintomi sulla chioma o li esprime in maniera attenuata".

Nel 2019 è stato sottoscritto un accordo di licenza tra l'Università di Teramo e l'azienda Natural development group che ha avviato la commercializzazione del prodotto come correttivo calcio-magnesio, a partire dalla stagione vegetativa 2019, col nome commerciale di Algescar.

I risultati ottenuti nel 2019 nei vigneti commerciali di differenti zone viticole italiane hanno confermato quelli delle prove sperimentali, con riduzioni significative dei sintomi e dei relativi danni. Resta come sempre in capo ad ogni agricoltore valutare, sulla base delle caratteristiche del proprio vigneto, la convenienza economica dell'utilizzo di tale prodotto.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura difesa alghe vitivinicoltura mal dell'esca

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