Bolla del pesco, sei consigli per difendere le piante

E' una malattia causata da Taphrina deformans, un fungo che colpisce le piante riducendone la produttività e compromettendo il valore commerciale dei frutti. Per preservare gli impianti è importante pianificare una corretta strategia di difesa

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Danni da bolla su foglie di pesco
Fonte foto: Gianni Ceredi - tecnico sperimentatore di Apofruit

Taphrina deformans è la specie fungina appartenente alla classe degli ascomiceti che attacca le piante di pesco, causando quella che comunemente viene definita bolla. Tale nome deriva dal fatto che le foglie colpite dal micete sviluppano estese deformazioni di colore rossastro, simili a bollosità. Le foglie danneggiate non riescono a sintetizzare i nutrienti e col tempo disseccano e cadono, indebolendo la produttività della pianta.
 

Il ciclo biologico del fungo Taphrina deformans

Il ciclo di T. deformans attraversa due fasi: una prettamente saprofitaria in cui il fungo si moltiplica per gemmazione senza danneggiare l'ospite, ed una parassitaria in cui le ascospore germinano penetrando, attraverso gli stomi, negli spazi intercellulari dei tessuti vegetali.

La prima fase (saprofitaria) predilige temperature più sostenute (fino a 27-28 °C) ed elevata umidità relativa, mentre la seconda (parassitaria) è favorita da condizioni termiche più restrittive (7-8 °C) e bagnatura persistente della vegetazione.
 
Danni da bolla su fiore di pesco
Danni da bolla su fiore di pesco
(Fonte foto: Gianni Ceredi - tecnico sperimentatore di Apofruit)

L'infezione primaria prende avvio quando le spore, svernanti sulla pianta, colpiscono gli apici gemmari e le neo foglioline. Perché l'infezione prenda avvio a fine inverno servono condizioni di bagnatura persistente (almeno quindici ore) e temperature comprese fra 3 e 15 °C.

Il rischio infettivo per i frutticini allegati si concentra invece nei giorni successivi alla caduta dei petali. Le ascopore prodotte sugli organi colpiti, se le condizioni ambientali sono favorevoli, si disperdono andando ad infettare nuovi tessuti, dando quindi avvio ad infezioni secondarie.
 

I danni da bolla del pesco

I danni che questo fungo provoca sono prevalentemente a carico dell'apparato fogliare che può essere ampiamente compromesso dalle infezioni che si sviluppano nella fase fenologica di rottura delle gemme a legno.

I germogli presentano escrescenze carnose e malformazioni e come per le foglie assumono un colore rosso-violaceo. Fortunatamente il pesco è una specie che presenta grandi potenzialità di ripresa vegetativa per cui le foglie colpite, danneggiate e cascolate, vengono sostituite con nuova vegetazione. Il danno sui frutticini infettati dopo la fioritura è invece irreversibile e ne compromette completamente il valore commerciale per le estese deformità e decolorazioni.

Danni da bolla su frutto di pesco
Danni da bolla su frutto di pesco
(
Fonte foto: Gianni Ceredi - tecnico sperimentatore di Apofruit)


Strategia di difesa dalla bolla del pesco

Nonostante Taphrina deformans sia un fungo dalle notevoli potenzialità infettanti, la sua aggressività si esprime in fasi fenologiche ben definite e circoscritte. Per queste ragioni la profilassi non è particolarmente complessa.

Ecco quindi sei consigli per una corretta difesa del pesco.

Trattamenti invernali. Come abbiamo visto il fungo sverna nelle piante sotto forma di micelio e spore. Quando le condizioni ambientali lo rendono possibile il fungo germina e colpisce gli organi suscettibili, ovvero gli apici vegetativi in fase di rottura delle gemme a legno.

Il potenziale di inoculo dipende dall'andamento climatico invernale e può essere parzialmente contenuto attraverso due o tre trattamenti anticrittogamici con funzione abbattente.

Per tali interventi autunno-invernali che accompagnano la fase delle caduta delle foglie si fa spesso ricorso a formulati rameici la cui efficacia è diretta ad altri patogeni quali Xanthomonas arboricola pv pruni, l'agente della maculatura batterica. Esistono numerosi agrofarmaci antifungini a base rameica (scoprili tutti su Fitogest.com) registrati su pesco ed il rischio di incorrere in fenomeni di fitotossicità non sussiste vista l'assenza di vegetazione.

Trattamenti a rottura delle gemme a legno. I danni maggiori prodotti dall'agente della bolla sono quelli arrecati ai germogli, in quanto pregiudicano lo sviluppo della chioma e quindi la capacità della pianta di produrre nutrimento. Per tale ragione la profilassi in questa fase è determinante anche alla luce del fatto che le infezioni di T. deformans possono essere unicamente prevenute e in alcun modo curate. I formulati più performanti e persistenti sono quelli a base di ziram e captano.

Trattamenti a rottura delle gemme a legno
(Fonte foto: Gianni Ceredi - tecnico sperimentatore di Apofruit)

Trattamenti pre e post fioritura. All'intervento preventivo effettuato a rottura gemme, potrebbe seguirne uno in pre-fioritura se le condizioni climatiche si dovessero connotare con un prolungato periodo di piogge. In alternativa è la fase di caduta petali quella che, come già ricordato, segna il periodo di suscettibilità dei frutti appena allegati. La prevenzione in questa fase fenologica può essere affidata all'impiego di fungicidi triazoli (difenoconazolo) che uniscono ad un buon controllo della bolla anche un'azione preventiva alle moniliosi.

Irrigazione. Le spore di Taphrina deformans germinano con tassi di umidità elevati e basse temperature. Per questo è importante controllare l'irrigazione dell'impianto, fornendo acqua alle piante solo quando strettamente necessario in modo da tenere bassi i livelli di umidità in campo.

Fertilizzazione. Una fertilizzazione azotata troppo spinta ha come effetto secondario quello di favorire lo sviluppo del fungo. Una chioma eccessivamente rigogliosa infatti offre una scarsa ventilazione e dunque l'umidità che si accumula all'interno della pianta può creare le condizioni per lo sviluppo del fungo.

Potatura. Una corretta potatura dell'albero deve avere come scopo, oltre la gestione della produttività, anche quello di permettere un ricambio d'aria tra le foglie in modo da evitare il formarsi di sacche di umidità.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci difesa funghi

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