Vite, nuove varietà dalla Fondazione Mach

I ricercatori della Fondazione Edmund Mach hanno presentato tredici nuove varietà di vite migliorate sotto il profilo qualitativo e di resistenza alla botrite

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Le nuove varietà di vite sono state illustrate a viticoltori e vivaisti
Fonte foto: Fondazione Edmund Mach

Venti anni di lavoro, 25mila semenzali, 234 varietà allo studio. Sono questi i numeri del miglioramento genetico in ambito viticolo della Fondazione Edmund Mach che ha illustrato, durante un evento dedicato a viticoltori e vivaisti, le nuove varietà di vite pronte per l'iscrizione nel Registro nazionale. Sono infatti tredici le varietà su cui i ricercatori pongono maggiormente fiducia, sette a bacca rossa e sei a bacca bianca.

I partecipanti all'evento hanno potuto non solo osservare le tredici varietà di vite nei vigneti sperimentali della Fondazione Mach, ma hanno anche potuto assaggiare il vino prodotto da microvinificazioni. Il miglioramento genetico è andato sì verso una direzione di tolleranza alle malattie fungine, ma anche di un miglioramento del profilo qualitativo delle bacche.

"Le tredici varietà presentate a settembre mirano a migliorare la resistenza alla botrite, ma anche l'intensità del colore, le caratteristiche polifenoliche e i timbri aromatici. Eco Iasma 1, ad esempio, ha una nota tipica di mora di gelso, mentre altri hanno note di malvasia e moscato", spiega ad AgroNotizie Marco Stefanini, responsabile delle attività di miglioramento genetico della Fondazione Edmund Mach.

"Ci siamo poi concentrati sul tema dell'acidità e della maturazione. I cambiamenti climatici sono ormai una realtà e i nostri vini bianchi, famosi per la freschezza, risentono del clima più caldo. Per questo abbiamo cercato di selezionare varietà con un maggiore indice di acidità e un'epoca di vendemmia più tardiva".

Un vigneto

Quando saranno disponibili per la coltivazione questa nuove varietà? Difficile dirlo, perché molto dipende dalla burocrazia. "Nel giro di uno o due anni possiamo mandare a Roma i dossier per la registrazione, ma poi ogni regione richiede una sperimentazione in loco e quindi passano teoricamente altri sei anni", spiega Stefanini.

Nelle serre di Civit, Consorzio creato da Fem e Vivaisti viticoli trentini per trasferire innovazione in viticoltura, si sta anche studiando la resistenza a peronospora e oidio, i due grandi nemici dei viticoltori. "Raccolti i dati di questa vendemmia dovremmo mandare a Roma i dossier per la registrazione di nuove piante", spiega Stefanini. "Si tratta di due varietà a bacca rossa e due a bacca bianca".

Viti selezionate in vigneti non trattati per anni, che quindi hanno dato prova di resistere ai due funghi. Una resistenza totale alle due malattie è però difficile da ottenere, a meno di non ricorrere ad un miglioramento genetico attraverso le biotecnologie. Le nuove varietà tuttavia sono meno suscettibili ai patogeni e quindi richiedono meno trattamenti. Un tema questo che sta diventando sempre più attuale.

Forte l'interesse tra i viticoltori presenti all'evento. "Il problema della qualità dell'uva, anche in relazione ai cambiamenti climatici, è una realtà che dobbiamo affrontare. Come Fondazione abbiamo selezionato e conservato le varietà autoctone del Trentino, che sono un patrimonio di materiale genetico importante, ma dobbiamo continuare a innovare per stare al passo coi tempi".

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